• Cultura
  • mercoledì 21 aprile 2010

Wikipedia spiegata dal signor Wikipedia

La prefazione di Jimmy Wales a "La rivoluzione di Wikipedia"

Se avete intenzione di servire bistecche, avrete bisogno di coltelli da bistecca

Jimmy Wales, fondatore e guru di Wikipedia, ha scritto la prefazione al libro di Andrew Lih – La rivoluzione di Wikipedia –  dedicato alla sua impresa e pubblicato in Italia da Codice.

“Immaginate un mondo in cui chiunque può avere libero accesso a tutto il patrimonio della conoscenza umana. Questo è il nostro scopo. Ormai è difficile navigare e fare ricerche su Internet senza imbattersi prima o poi nelle pagine di Wikipedia, che è diventata una risorsa straordinariamente utile e disponibile in molte lingue. Eppure, quando usate Wikipedia, potreste non comprendere appieno la filosofia su cui si basa.

Cos’è Wikipedia? Si tratta di un’enciclopedia multilingue, redatta da autori volontari e, cosa ancor più importante, sottoposta a libera licenza.

Cosa intendo per “libera”? Mi riferisco a un concetto di libertà in senso lato, piuttosto che a una gratuità economica. Significa che offriamo alla gente quattro gradi di libertà: libertà di copiare il nostro lavoro, libertà di modificarlo, libertà di ridistribuirlo, libertà di ridistribuirne versioni modificate. Tutto ciò può essere fatto con o senza fini commerciali. Quando si parla di Wikipedia come di un’enciclopedia libera, non ci si riferisce al prezzo da pagare per avere accesso alle informazioni, bensì alla libertà di acquisirle, adattarle e utilizzarle a proprio piacimento. Questi concetti sono alla base della nostra missione e di quella visione di Wikipedia che spinge la gente a lavorarci con così tanto impegno.

Quali sono le dimensioni di Wikipedia? Attualmente è molto grande. Contiene ben più di un miliardo di parole e risulta, quindi, diverse volte più vasta delle enciclopedie Britannica ed Encarta messe insieme.

Quali sono le dimensioni di Wikipedia in termini globali? Si contano più di tre milioni di voci in lingua inglese, ma queste rappresentano meno di un terzo del totale dell’opera. Il progetto è davvero globale e fa riferimento a molte altre lingue. Esistono più di 800 000 voci in lingua tedesca e più di 500 000 in ognuna delle edizioni francese, polacca, giapponese, italiana. Complessivamente, ci sono 25 edizioni in lingue diverse che contano almeno 100 000 voci. Circa 200 lingue raccolgono 10 milioni di voci. Più di 70 diverse edizioni di Wikipedia superano la soglia delle 10 000 voci, e più di 150 ne contengono almeno 1000: non si tratta esattamente di un’enciclopedia, ma è senz’altro un buon inizio.

Un migliaio di voci costituisce comunque un dato interessante, poiché indica la presenza di una comunità. Verosimilmente, ci sono cinque o sei persone che compiono i primi passi, iniziano a costruire qualcosa, si forma un gruppo di visitatori abituali: tutto questo accade quando le cose cominciano davvero a prendere piede.

Quanto è popolare Wikipedia? Ha raggiunto le dimensioni di un vero fenomeno della rete, specie negli ultimi due anni. Oggi è annoverata fra i 10 siti più visitati al mondo, secondo tutte le metriche di Internet. La portata di Wikipedia è attualmente più ampia di quella del “The New York Times”. Per “portata” intendo il numero di indirizzi ip distinti che si collegano al sito nell’arco di una giornata. Raggiungiamo più persone – o siamo da loro raggiunti – rispetto al “The New York Times”, al “Los Angeles Times”, al “The Wall Street Journal”, a msnbc.com, al “Chicago Tribune”. Il bello è che il numero dei nostri visitatori quotidiani supera quello di tutti i precedenti giornali on-line messi insieme.

Cosa c’è di stupefacente alla base di Wikipedia? Essenzialmente si tratta di una tecnologia molto semplice. Sono necessari un database, un web server, un browser e il concetto di redazione “wiki”, secondo il quale chiunque può contribuire a un sito web. Tale concetto è stato formulato nel 1995 da Ward Cunningham, anche se il lancio di Wikipedia non è avvenuto prima del 2001. Se Wikipedia va intesa come innovazione tecnologica e se si considera che tutta la tecnologia necessaria, compresa l’idea di wiki, era disponibile già da diversi anni, come mai il progetto non ha visto la luce prima? La risposta è che Wikipedia non è affatto un’innovazione tecnologica: è un’innovazione sociale. Ciò che abbiamo immaginato tra il 1995 e il 2001 non è stata una nuova tecnologia. Il web esisteva già, ma noi abbiamo scoperto le basi sulle quali organizzare una comunità.

Quali sono le regole sociali, i valori, le prassi di cui si ha bisogno all’interno di una comunità? Una delle caratteristiche essenziali che fa funzionare Wikipedia è la sua licenza libera: essa conferisce davvero pieni poteri a tutta la gente che lavora al sito. Quando ci si sofferma a leggere le condizioni di utilizzo relative alla maggior parte dei siti web, si nota che esse appaiono davvero come una sorta di abuso. Sostanzialmente vi si afferma: “Spiacenti, ma tutto ciò che inserite nel sito web ricade sotto il nostro possesso”. Questa situazione è stata tollerata per lungo tempo, ma di certo non ha incoraggiato gli utenti ad assumere il controllo di un sito web e a prendersene cura. D’altra parte, è facile rendersi conto che, sotto un regime di licenza libera, la comunità può cessare il rapporto con un’organizzazione o una società che gestisce malamente un sito web. Gli utenti possono andarsene portando con sé i contenuti, poiché questi appartengono davvero alla comunità. Se si spendono ore e ore del proprio tempo a fornire conoscenze al mondo, ritengo che sia molto importante avere l’impressione che queste saranno sempre disponibili.

Molte cose vanno e vengono, ma, fintanto che qualcosa è posto sotto i termini di una licenza libera e c’è collaborazione con altra gente, quel qualcosa sarà sempre lì a disposizione di qualcun altro, come punto di partenza per andare avanti – e tutto questo è davvero importante.

In effetti all’interno della comunità di Wikipedia si discutono certi tipi di indicazioni di vecchio stampo: scrivere bene, essere neutrali, utilizzare fonti attendibili, fornire informazioni verificabili. Si discute del comportamento delle persone in una comunità e non di qualche strano processo magico. La qualità conta molto, e intorno a questo ideale si è formata una comunità seria.

Ho una mia filosofia per quel che riguarda la progettazione di un software sociale. Immaginate di accingervi a progettare un ristorante e pensate ai problemi connessi a questo tipo di lavoro. Se avete intenzione di servire bistecche, avrete bisogno di coltelli da bistecca. La presenza di questi coltelli potrebbe far sì che la gente si pugnali a vicenda: come risolvere questo problema? Si potrebbero costruire gabbie nelle quali rinchiudere le persone, per scongiurare l’eventualità di accoltellamenti.

Bene, tutto questo asseconda l’idea di una società malvagia. Nella progettazione di un ristorante rifiutiamo questo modo di pensare, che tuttavia rappresenta il paradigma prevalente nella progettazione di un software sociale. Per consuetudine, quando si comincia a progettare un sito web si pensa a tutte le azioni dannose che gli utenti potranno commettere e ci si assicura di disporre di controlli, permessi e ogni altro strumento utile a prevenire comportamenti negativi.

Questo produce due risultati. In primo luogo, la prevenzione delle azioni dannose porta con sé l’ovvio e immediato effetto secondario di impedire anche le azioni utili. Se leggendo una pagina web mi accorgo di un piccolo errore ortografico, non potrò correggerlo in mancanza dei permessi necessari a modificare la pagina. Quindi l’adozione di complicati modelli per la concessione dei permessi rende difficile l’intervento spontaneo da parte di un utente che voglia rendersi utile.

Il secondo risultato riguarda l’organizzazione delle interazioni umane. Come fanno le persone a instaurare rapporti di fiducia fra loro? Cosa provano nei confronti della società? Raccontando le loro esperienze nell’utilizzo di mailing list on-line o strumenti simili, moltissime persone affermano di aver provato – eccome – ostilità. Esistono numerose comunità ostili su Internet. Ciò dipende anche da quell’atteggiamento per cui, cercando di assicurarsi che nessuno possa arrecare danni ad altri, di fatto si eliminano tutte le opportunità per creare rapporti di fiducia. Tali considerazioni ci portano al nocciolo della questione relativa a come effettivamente funziona il software. Tutti i buoni propositi del mondo che si limitano ad affermare l’amore per chiunque non servono a molto se non sono supportati da adeguati strumenti software.

È di fondamentale importanza capire che tutte le regole sono sociali. Il software non determina le regole di Wikipedia. Quasi ogni cosa è completamente modificabile se la si considera nei termini di ciò che fa il software. C’è davvero poco in esso che possa servire come imposizione delle regole. Tutto si basa sul dialogo, sulla conversazione, sul modo in cui gli uomini prendono le loro decisioni. Questo è estremamente importante.

Prendiamo gli ideali di Wikipedia e facciamoli conoscere a più gente possibile in più ambiti possibili, andando ben oltre le semplici enciclopedie. Penso che le autentiche comunità, come quella di Wikipedia, saranno costruite sull’amore e sul rispetto. È davvero importante ricordare, per tutto quanto detto in precedenza, che Wikipedia non si basa sulla tecnologia, ma sulle persone. Si basa sul lasciare che le cose siano modificabili, sui rapporti di fiducia fra la gente, sull’incoraggiare le persone a rendersi utili. Confido nel fatto che su Internet queste comunità diventeranno la regola.

La gente si è accorta che alcuni dei vecchi modelli sono difettosi. Wikipedia rappresenta un mezzo davvero potente per spingere tante persone a lavorare in modo collaborativo per il bene comune.

Questo libro narra la storia di come Wikipedia sia nata e si sia sviluppata lungo questa direzione, dagli inizi in cui la mia società ha avviato il progetto di un’enciclopedia tradizionale, fino all’emergere di questa complessa comunità che oggi è al lavoro”

(la traduzione italiana del volume, da cui sono tratte le citazioni a testo, è di Ciro Castiello)

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