La Corte Suprema: pubblicare video violenti online non è reato

Abrogata una legge che puniva la pubblicazione di video con violenze sugli animali: "Viola la libertà d'espressione".

"Non possiamo sostenere una legge incostituzionale solo perché il governo ha promesso di utilizzarla in modo responsabile"

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha abrogato una legge federale che proibiva la pubblicazione di video che mostravano violenze sugli animali. Il ricorso era stato presentato da Robert Stevens, un cittadino americano condannato a tre anni di reclusione. Stevens filmava combattimenti tra animali – soprattutto pitbull – e aveva messo in piedi un sito internet attraverso il quale vendeva i video: un vero e proprio business. La legge era entrata in vigore nel 1999 e da quel momento la presenza di simili materiali su internet si era drasticamente ridotta. La Corte però ha sostenuto – con la maggioranza schiacciante di otto contro uno – che la misura in questione viola la libertà di espressione, anche perché esiste già una legge che proibisce i combattimenti tra gli animali. Lo racconta il Washington Post:

Il giudice Roberts ha detto che la legge in questione potrebbe portare a perseguire i registi e i produttori di un semplice video sulla caccia. E le relative rassicurazioni dell’amministrazione – che ha affermato di fare ricorso alla legge solo nei casi di estrema crudeltà – non sono sufficienti: “Il Primo Emendamento protegge i cittadini dal governo”, ha detto Roberts. “Non possiamo sostenere una legge incostituzionale solo perché il governo ha promesso di utilizzarla in modo responsabile”.

Un approccio completamente diverso da quello utilizzato dai giudici di altre nazioni – pensiamo per esempio all’Italia e al caso Google-Vividown – riguardo la pubblicazione di video violenti su internet e quanto la legge debba perseguire i suoi autori (se non addirittura i provider che hanno fornito i server a quegli autori).

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