• Mondo
  • domenica 4 Aprile 2010

La stampa americana incalza il Vaticano: oggi tocca a Newsweek

Per i giornali americani lo scandalo è tutt'altro che sopito e il Papa ne deve rendere conto

"I vescovi e i cardinali che gestiscono le istituzioni ecclesiastiche vivono dentro mura protette in un mondo preilluminista"

“La causa degli abusi sessuali da parte del clero cattolico non è un mistero: i gruppi chiusi di maschi spesso fanno cose cattive”

È il sommario dell’articolo di copertina di Newsweek di questa settimana, che chiede a gran voce una maggiore apertura della Chiesa di Roma nei confronti delle donne, e sostiene che sia questa la strada – piuttosto che l’abbandono del celibato per il clero – per un contenimento degli abusi: oltre che una richiesta sacrosanta, storia e vangeli alla mano. Sulla copertina del settimanale, un’immagine della Madonna e il titolo “Cosa avrebbe fatto Maria?”

Anche se c’è una madre, Maria, al centro della storia cristiana, le donne nella chiesa odierna si trovano emarginate ed escluse in mezzo all’interminabile serie di rivelazioni e scandali sessuali. Le loro preghiere alla Vergine, protettrice dell’umanità, sembrano inascoltate.

La stampa americana si sta occupando degli scandali che riguardano la Chiesa cattolica con un’insistenza e un’indignazione non paragonabili al modo in cui se ne è parlato in Italia, dove le vicende sono già uscite dalle prime pagine e spesso anche dalle seconde e dalle terze, tra una grande indulgenza e il timore di offendere qualcuno. Molti tra i maggiori quotidiani e riviste sono stati severissimi sulle prudenze vaticane e dello stesso papa Ratzinger. Adesso Newsweek offre alle gerarchie cattoliche non solo le sue proteste, ma anche una richiesta e una proposta: aprire alle donne.

Il problema non è, come sostengono molti progressisti, quello del celibato. Nè sono i costumi e i cerimoniali, benchè queste vanità ci ricordano la grande distanza tra gli uomini di potere e gli uomini senza. Il problema, detto brutalmente, è che i vescovi e i cardinali che gestiscono le istituzioni ecclesiastiche vivono dentro mura protette in un mondo preilluminista. Nelle loro enclave sono rimasti del tutto alieni dalle rivoluzioni democratiche francese e americana. Sulle questioni morali privilegiano la conservazione della comunità – in questo caso la Chiesa – rispetto ai diritti individuali e vedono una minaccia nella modernità. Noi occidentali democratici che critichiamo le gerarchie per la loro spaventosa indifferenza riteniamo indiscutibile la priorità dei diritti individuali. Loro che stanno in Vaticano e che accusano i mezzi di informazione di pregiudizio antipapale privilegiano la compattezza della Chiesa su tutto. C’è una distanza sensibile. Noi non capiamo loro, loro non capiscono noi.
Ma tenendo alla larga il progresso, gli uomini che governano la Chiesa cattolica hanno deliberatamente ignorato unadelle grandi conqueiste della nostra epoca: l’integrazione delle donne nella vita pubblica e nel lavoro.

L’articolo di Newsweek è firmato da Lisa Miller, responsabile del giornale per i temi sociali ed esperta di cose di religione: ne scriveva già sul Wall Street Journal, dove ha lavorato a lungo prima di arrivare a Newsweek. Fu lei l’autrice di un altro aggressivo articolo di copertina dal titolo “Il sesso, la vergogna e la Chiesa cattolica”, pubblicato esattamente otto anni fa in occasione dei primi scandali sessuali intorno all’arcidiocesi di Boston. E alla stessa Miller Newsweek aveva affidato il pezzo della settimana scorsa dedicato a papa Ratzinger, intitolato significativamente “Il cattivo pastore”. Sul nuovo numero di Newsweek, il ruolo delle donne è ripreso anche in un secondo articolo, in cui lo studioso cattolico George Weigel- autore di una popolare biografia di Giovanni Paolo II – è più indulgente nei confronti delle azioni intraprese in questi anni dalla Chiesa, e sostiene che essa debba ritrovare i suoi valori e ricominciare a essere “più cattolica, non meno”. Nel suo pezzo, invece, Miller ascolta le perplessità di diverse donne legate alla Chiesa o coinvolte nelle indagini. Tra di loro l’ex agente dell’FBI Kathleen Chesney, incaricata dal 2002 di studiare e porre rimedio agli abusi nelle diocesi americane, che spiega che ancora otto anni dopo “ci sono solo uomini che ascoltano altri uomini: non mi risulta ci sia in Vaticano una sola donna coinvolta nella discussione sulle violenze sessuali”.
Eppure, spiega Miller, è alle donne che le vittime delle violenze si sono rivolte per confessare quel che era loro successo, per chiedere aiuto.

Per decenni, preti in America, Europa, Irlanda, Brasile (e Dio sa dove ancora) hanno abusato – violentato o molestato – di bambini e ragazzi non nelle sale affrescate del Vaticano ma nei loro ripostigli: durante i campeggi o nelle automobili, nei dormitori e nei confessionali. Quei pochi ragazzi e ragazze coraggiosi abbastanza da raccontare il loro segreto, lo hanno raccontato alle donne di cui si fidavano: madri, zie, nonne. Quelle poche donne coraggiose abbastanza da mettere in discussione l’autorità o chiedere giustizia alla chiesa sono state allontanate e messe a tacere. Gesù ha avuto torto: gli umili non hanno ereditato la terra. Hanno ricevuto prediche pie e interessate”

Ricostruendo il ruolo delle donne nella storia della cristianità, Newsweek spiega che “Gesù, ovviamente, non disse nulla sul ruolo che le donne avrebbero dovuto avere nella futura chiesa. Come guida di un movimento piccolo e radicale aprì al coinvolgimento di tutti, comprese le donne sposate, quelle nubili e le prostitute”.

“Maria, madre di Gesù, era una donna. Una ragazza semplice che diede il meglio in una situazione straordinaria e seppe stoicamente assistere al martirio di suo figlio. È una storia universale. Se le storie bibliche delle donne non verranno raccontate, le madri e le figlie smetteranno di considerarsi parte del Corpo di Cristo. Se ne andranno. E porteranno con sé i loro bambini”

Ascoltata da qui, l’America sembra lontana, e le richieste di Newsweek implausibili. Sembra più facile che un cammello passi dalla cruna di un ago che la Chiesa ribalti i suoi rigori anacronistici. Ma in qualche modo, questa volta, niente è già più come prima.