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  • mercoledì 24 marzo 2010

Ancora brutta aria tra Usa e Israele

Crisi diplomatica ancora irrisolta, teso incontro tra Obama e Netanyahu

La Gran Bretagna espelle un agente del Mossad: "Hanno falsificato i nostri passaporti"

Non trova soluzione la crisi diplomatica tra Stati Uniti e Israele scoppiata lo scorso 9 marzo, quando il governo israeliano annunciò  la costruzione di nuovi insediamenti nella zona est di Gerusalemme durante una visita ufficiale del vicepresidente americano Joe Biden.

Ieri a Washington il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente Barack Obama hanno avuto il primo faccia a faccia dall’inizio della crisi, e a giudicare dal clima alla Casa Bianca l’incontro non sembra essere stato risolutivo. Come racconta il New York Times, i due capi di governo non si sono nemmeno prestati alle tradizionali fotografie fianco a fianco che vengono scattate in occasioni ufficiali di questo tipo. Nei giorni immediatamente successivi alla crisi, il presidente statunitense sarebbe stato infuriato al punto da aver preferito non parlare al telefono con Netanyahu, e lasciare che fosse il segretario di stato Hillary Clinton a manifestare al primo ministro israeliano tutto il disappunto dell’amministrazione.

Israele non trova solidarietà nemmeno nel suo altro storico alleato, la Gran Bretagna, che proprio ieri ha espulso un agente del Mossad. La decisione si deve all’accusa mossa al governo israeliano di aver fabbricato dei falsi passaporti britannici durante la discussa operazione dello scorso febbraio, che ha portato all’assassinio di un leader di Hamas all’aeroporto di Dubai. Il servizio segreto israeliano ha sempre negato il proprio coinvolgimento nell’operazione ma la polizia di Dubai – riferisce il Guardian – è “certa al 99 per cento” che l’omicidio sia opera del Mossad, e le dichiarazioni del ministro degli esteri britannico David Miliband rappresentano “il primo segnale ufficiale a sostegno di questa tesi da parte di un governo occidentale”.

Su una cosa però Israele e Stati Uniti continuano a essere d’accordo: la necessità di fermare il programma nucleare iraniano. “In breve”, racconta Stephen Walt su Foreign Policy, “sta emergendo un consenso generale riguardo il fatto che l’Iran sia il vero problema, e che sia quindi necessario risolvere la questione palestinese anche per permettere a tutti i soggetti coinvolti di dedicare la necessaria attenzione al problema”.

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