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  • martedì 8 agosto 2017

Cosa non torna della storia della modella rapita a Milano

I giornali britannici sono molto scettici su tutta la vicenda e anche tra gli investigatori italiani c'è più di un dubbio su come sono andate veramente le cose

(Ufficio stampa Polizia di Stato)

I giornali e i tabloid britannici hanno iniziato a occuparsi molto del caso di Chloe Ayling, la modella britannica che ha denunciato di essere stata rapita a Milano per essere venduta sul web da una misteriosa e probabilmente inesistente organizzazione criminale – qui avevamo raccontato tutta la storia e i primi dubbi su come siano andate veramente le cose. Il Guardian, ad esempio, sta trattando la storia con molta prudenza, mentre i tabloid, come il Sun e il Daily Mail, sono apertamente scettici e scrivono dell’intera questione come fosse uno scherzo o una trovata pubblicitaria.

La versione di Ayling e Herba
Chloe Ayling e il suo rapitore, il cittadino polacco residente nel Regno Unito Lukasz Pawel Herba, hanno dato una versione simile – ma non identica – di come si sarebbe svolto il rapimento. Ayling è stata attirata in un negozio di Milano sud con la scusa di un servizio fotografico. Una volta arrivata sul posto è stata legata, drogata, caricata su un’auto e trasportata in una baita isolata in provincia di Torino dove è rimasta per alcuni giorni. Il suo sequestratore le ha detto di appartenere a un’organizzazione di rapitori internazionali che vende giovani ragazze in Medio Oriente. Ayling è stata liberata dopo una settimana dal rapimento, sembra per un rimorso di coscienza dei rapitori.

C’era già stato un tentativo di incontro
Herba e Ayling si erano già incontrati lo scorso aprile a Parigi, dove Herba aveva organizzato un altro “shooting fotografico”. Il servizio non si fece, ma non è chiaro il motivo. Per una strana coincidenza, quello stesso giorno ci fu un attentato sugli Champ Elysees in cui un poliziotto venne ucciso. Il manager di Ayling le procurò un’intervista con un giornale scandalistico – che aveva già pubblicato alcune sue foto come “ragazza della terza pagina” – in cui Ayling descrisse l’attentato dal suo punto di vista

Gli investigatori hanno confermato i dettagli essenziali della storia
Secondo le prove raccolte dagli investigatori italiani, la parte essenziale della storia sarebbe vera. Ayling ha veramente visitato un negozio a Milano sud, dove gli investigatori hanno trovato i suoi effetti personali, tra cui il suo cellulare. È davvero salita a bordo dell’automobile di Herba ed è stata trasportata fino in provincia di Torino. Nella baita, gli agenti hanno trovato tracce della sua presenza, così come nel suo sangue hanno trovato tracce di chetamina, la droga che Herba avrebbe usato per narcotizzarla. Dal computer di Herba sono stati effettivamente messi degli annunci di vendita della ragazza sul “deep web”, una serie di siti internet che non sono normalmente accessibili dai browser più comuni o dai motori di ricerca. Sempre dal suo computer sono partite richieste di riscatto ricevute dall’agente della ragazza.

I dettagli più fantasiosi della storia sono effettivamente frutto di fantasia
Non esistono tracce di un’organizzazione criminale chiamata “Black death”, quella a cui Herba diceva di appartenere, né di un circuito di vendita internazionale di ragazze rapite che vengono successivamente “date in pasto alle tigri”. Nessuno ha risposto agli annunci di Herba sul “deep web”. Per giustificare le sue azioni alla polizia italiana, Herba ha detto di essere malato di leucemia e di essere stato costretto a rapire la ragazza da un gruppo di rumeni di Birmingham in cambio del denaro necessario alle cure. Non ci sono prove né della sua malattia, né del coinvolgimento di un gruppo di rumeni.

Herba è probabilmente un mitomane
Le strampalate storie raccontate da Herba hanno fatto venire alla polizia italiana più di un sospetto sulla sua sanità mentale. Herba è stato descritto come un “pericoloso mitomane”, mentre un agente di cui non è stato riportato il nome ha detto a Repubblica che «Questo forse è cretino». I giornali britannici hanno intervistato alcuni dei suoi vicini di casa, che lo hanno tutti descritto come una persona strana. Uno di loro ha detto che quando usciva per lavorare era sempre elegante, ma indossava abiti dozzinali, da pochi soldi. Un altro ha detto che una volta uscito per andare a lavorare tornava a casa ogni mezz’ora e che era possibile vederlo entrare e uscire da casa più volte al giorno. Un altro ha descritto la sua abitudine di uscire a passeggiare con un topo sulla spalla.

Cosa non torna
Sappiamo che Ayling e Herba sono stati effettivamente nei posti dove dicono di essere stati, ma alcuni dettagli della dinamica sono ancora poco chiari o ambigui.
• Ayling ha detto di essere stata drogata con un’iniezione di chetamina su un braccio mentre indossava un giubbotto di pelle. Sembra difficile, però, che l’ago sia riuscito a bucare il giubbetto di pelle. Inoltre non è facile dosare correttamente la droga in modo da provocare una rapida perdita di conoscenza, senza nel contempo rischiare di uccidere la persona che si vuole stordire.
• Ayling ha detto di essere stata rapita da due persone e che in tutto cinque uomini hanno partecipato al suo sequestro. Oltre ad Herba, però, nessuno è stato fermato né risulta indagato.
• Le modalità del sequestro sono molto insolite. In un primo momento, Herba avrebbe chiesto all’agente di Ayling 300 mila dollari, poi avrebbe ridotto la richiesta a 50 mila, suggerendo all’agente tre ricchi conoscenti della ragazza che avrebbero potuto contribuire a pagare parte del riscatto.
• Poco prima di raggiungere il consolato britannico dove la ragazza sarebbe stata liberata, Ayling ed Herba sono stati visti fare acquisti in un negozio di scarpe. L’avvocato della ragazza ha spiegato l’episodio dicendo che Ayling si trovava in un momento di sudditanza psicologica.
• Anche se l’operazione non sembra molto professionale, Herba sembra comunque averci investito molte risorse: da quelle necessarie a procurarsi l’automobile, a quelle per affittare i locali dove sarebbe avvenuto il sequestro e per la baita in provincia di Torino. Questo fa pensare che ci fosse comunque un certo livello di pianificazione.
• L’unica figura della storia a non essere ancora stata identificata è il manager della ragazza che ha preferito restare anonimo. Si tratta comunque di una persona importante nell’indagine. È con lui che Herba si era accordato per organizzare i due “servizi fotografici” ed è sempre con lui che ha trattato i riscatti.

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