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  • sabato 27 febbraio 2016

In Siria c’è una tregua per davvero

È iniziata nella notte tra venerdì e sabato, è la prima a entrare in vigore in tutto il paese e per il momento sembra reggere: ne sono stati esclusi l'ISIS e il Fronte al Nusra

Un ribelle siriano ad Arbin, nella periferia di Damasco (AMER_ALMOHIBANY,AMER ALMOHIBANY/AFP/Getty Images)

Alla mezzanotte di venerdì è cominciata in Siria la prima tregua ufficiale in quasi cinque anni di guerra. Stando alle notizie che arrivano dalla Siria, i combattimenti principali si sono interrotti su quasi tutti i fronti, anche se si sono verificati diversi incidenti minori – che nei prossimi giorni saranno valutati da una commissione presieduta da funzionari americani e russi. Se la tregua dovesse reggere, scrive il New York Times, sarà un momento storico perché «per la prima volta la diplomazia avrà avuto successo nel fermare le uccisioni e le sofferenze che hanno portato alla morte di più di 250 mila persone e alla fuga di milioni di rifugiati». La tregua non include lo Stato Islamico (o ISIS), il Fronte al Nusra (il gruppo affiliato ad al Qaida in Siria) e altri gruppi considerati terroristi da Stati Uniti o Russia.

La tregua, che è stata accettata da oltre 100 gruppi ribelli di opposizione, è entrata in vigore a mezzanotte ora locale (in Italia erano le 23) ed è stata negoziata da diplomatici russi e americani e dall’inviato speciale dell’ONU Staffan de Mistura. Uno degli obiettivi è quello di permettere la consegna di aiuti alla popolazione di diverse zone della Siria dove la situazione umanitaria è molto grave. L’ONU ha detto che le aree dove la situazione è disperata sono trenta: tra le altre c’è la periferia occidentale di Aleppo – controllata dai ribelli e assediata dal regime siriano di Bashar al Assad, appoggiato dai bombardamenti russi – e la parte orientale di Deir Ezzor, controllata dal regime e assediata dallo Stato Islamico.

Non è chiaro quanto potrà durare la tregua: molti temono che la Russia o il regime di Assad possano violarla attaccando uno dei gruppi che hanno sottoscritto l’accordo con la scusa di colpire lo Stato Islamico o il Fronte al Nusra. Charles Lister, uno dei principali analisti della guerra in Siria, ha pubblicato una cartina che mostra come i russi considerino in mano a terroristi quasi tutto il territorio controllato dall’opposizione siriana.

Per il momento l’accordo sembra reggere e l’inviato dell’ONU de Mistura ha detto che se la situazione dovesse mantenersi calma il 7 marzo sarà possibile riprendere i colloqui di pace che erano falliti a Ginevra all’inizio dello scorso febbraio. La maggior parte dei gruppi ribelli chiede che Assad accetti di lasciare immediatamente il potere, mentre Assad non intende partecipare a negoziati che abbiano come presupposto le sue dimissioni. Anche il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha ripetuto in questi giorni che Assad «non ha posto nel futuro della Siria».

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