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«Una milizia ben organizzata»

di Giovanni Zagni – @giovannizagni

Tutto quello che c'è da sapere sulle armi negli Stati Uniti, dalle 27 parole della Costituzione alla storia, non così vera, dei "fucili venduti al supermercato"

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«Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una milizia ben organizzata, non si potrà violare il diritto dei cittadini di possedere e portare armi», ovvero, nell’originale:

«A well regulated Militia, being necessary to the security of a free State, the right of the people to keep and bear Arms, shall not be infringed»

Il secondo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America, insieme agli altri primi nove emendamenti (il cosiddetto Bill of Rights), entrò in vigore il 15 dicembre 1791.

Era ispirato alla Dichiarazione dei diritti inglese di oltre cento anni prima, che ristabiliva, per i protestanti, il diritto ad avere armi che era stato loro tolto dal filocattolico Giacomo II. E chiaramente prendeva atto e regolamentava una situazione che c’era già: molti americani, per passione o per necessità, avevano un fucile.

Il “padre della Costituzione” James Madison, quarto presidente degli Stati Uniti, avrebbe voluto una formulazione ancora più chiara nel permettere ai cittadini il diritto individuale a possedere armi. Le preoccupazioni del partito antifederalista, che si opponeva a un forte governo centrale, erano soprattutto quelle che si creasse un esercito federale troppo forte, che avesse il monopolio dell’azione militare.

Alla fine del Settecento, negli Stati Uniti che stavano nascendo, gli eserciti stabili erano visti come una cosa da europei oppressori, mentre in aree in cui gli attacchi degli Indiani o dei banditi o perfino di altri stati succedevano con discreta frequenza non si poteva stare ad aspettare l’esercito federale (che venne creato proprio in quel periodo).

Ci volevano milizie locali, gestite dai singoli stati. Molto spesso i soldati delle milizie dovevano comprarsi i fucili da soli: ma nella maggior parte dei casi li avevano già, mentre le pistole non si diffusero fino a dopo che Samuel Colt depositò il brevetto che lo avrebbe reso ricco, nel 1836. Ancora oggi, ogni stato americano ha la sua Guardia nazionale, che discende da quelle milizie.

Pochi giorni fa si è celebrato ufficialmente il 221esimo anniversario del Bill of Rights, secondo emendamento compreso. Negli Stati Uniti ci sono circa 300 milioni di armi da fuoco detenute da privati, per una popolazione di più o meno 315 milioni di abitanti: quasi una a testa, bambini compresi (ma se contiamo anche le armi dell’esercito, il rapporto 1:1 si supera abbondantemente). Circa 106 milioni sono pistole, poco meno sono fucili, 83 milioni sono fucili a canna liscia, di quelli che sono pensati per essere caricati a pallini o a pallettoni e che sono particolarmente diffusi, per esempio, tra i cacciatori.

Si dice spesso che il diritto di portare armi è fissato in modo chiaro e sicuro dalla Costituzione americana: ma è davvero così? Una frase di ventisette parole costituisce realmente il fondamento giuridico indiscutibile perché negli Stati Uniti non sia illegale, in teoria, neppure comprare un mitragliatore?

La risposta a questa domanda è probabilmente no. Ma il perché è complicato, molto più del cartone animato di Michael Moore in Bowling at Columbine. Per cominciare a capirci qualcosa, è venuto il momento di cedere la parola a un certo David Keene: «Se nel 1968 qualcuno avesse chiesto se nel 2012 avremmo avuto il diritto di fare con le armi quello che possiamo fare oggi, nessuno, da una parte e dall’altra [del dibattito di allora sulle armi] ci avrebbe creduto». David Keene, 67 anni, è stato per ventisette anni (fino al 2011) il presidente della National Rifle Association, la lobby americana delle armi.

Sparatoria all’OK Corral
Che cos’è successo tra il 1791 e il 1968, allora? Dal punto di vista delle armi, in un certo senso, è una storia noiosa. La necessità di milizie armate e pronte all’azione cominciò a diventare meno sentita; l’esercito degli Stati Uniti prese lentamente il monopolio della forza e per circa duecento anni del Secondo emendamento, semplicemente, non si parlò, non si litigò e non si discusse per niente.

In parecchi stati si cominciò a vietare di portare con sé armi da fuoco in pubblico, se nascoste. Saltiamo per un momento in avanti: oggi solo l’Illinois vieta il cosiddetto concealed carry (portare armi “di nascosto”, appunto), mentre in tutti gli altri è possibile, con vari permessi, e in quattro senza nessun permesso. Ma ai primi dell’Ottocento lo si cominciò a vietare, perfino nelle città e nei paesini del selvaggio West.

La più celebre sparatoria della storia americana, quella all’OK Corral, cominciò nel primo pomeriggio del 26 ottobre 1881 perché Tom McLaury non aveva depositato la pistola nell’ufficio dello sceriffo di Tombstone, in Arizona, e i fratelli Earp, che avevano già motivo di antipatia con lui e i suoi, ebbero così una buona occasione per sparare. I regolamenti del tempo dicevano quasi dappertutto che all’arrivo in città bisognasse lasciare le armi alle autorità, in cambio di regolare ricevuta. E quindi, lo spirito dei pionieri? Pionieri sì, ma disarmati, o almeno meno armati di oggi.

Qui entra in gioco il cattivo della nostra storia, la National Rifle Association, forse la più famosa lobby del mondo. La NRA fu fondata nel 1871 a New York da un avvocato e da un ex giornalista del New York Times. Anche in questo caso, la nostra storia rischia di restare impigliata nella noia: per gran parte della sua esistenza, la NRA non fu altro che un’associazione sportiva e venatoria. Sosteneva qualche battaglia politica, ma un ottimo articolo di Jill Lepore sul New Yorker di qualche mese fa – a cui la parte storica di questo pezzo è molto debitrice – elenca una lunga serie di dichiarazioni di responsabili dell’NRA che sono di straordinario buon senso, fino agli anni Sessanta.

L’NRA appoggiò il National Firearms Act del 1934, uno dei provvedimenti più importanti nella storia del controllo delle armi negli Stati Uniti, e poi anche il Federal Firearms Act del 1938, che imponevano una serie di licenze necessarie per i venditori di armi e di tasse molto costose per i possessori. Quella principale richiedeva il pagamento di 200 dollari (l’equivalente di qualche migliaia di dollari oggi) per molti tipi di arma, tra cui mitragliatori e fucili a canne mozze. La morte di sette persone nel massacro di San Valentino, quando la banda di Al Capone si scontrò contro i rivali irlandesi di Bugs Moran a Chicago, aveva fatto molta impressione. Secondo alcuni, ebbe il suo peso anche la fine del Proibizionismo nel 1933 e la necessità di dar da lavorare agli agenti dell’agenzia investigativa federale di J. Edgar Hoover, che da lì a poco sarebbe diventata l’FBI.

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