Il Post
— Cultura

Un paese in cerca di guru

di alessandro trocino

Le storie dei successi di di Saviano, Petrini, Camillleri, Mauro Corona, Allevi e Grillo nel libro di Alessandro Trocino

"Un paese che sente il bisogno di inserire Allevi nel comitato dei garanti dell’Unità d’Italia"

1 febbraio 2011

I primi gruppi di visione collettiva della televisione, allora scatola magica e misteriosa, nascono ai tempi di Mike Bongiorno, come testimonia lo sfortunato professor Palumbo, alias Stefano Satta Flores in C’eravamo tanto amati. Da quel lontano 1955, il piccolo schermo è diventato un oggetto consueto e individuale, da godersi tra le quattro mura di casa, nella quiete solitaria o familiare. Negli ultimi anni soltanto due eccezioni hanno rotto questo isolazionismo televisivo: X Factor e Vieni via con me. Improvvisamente si riscopre il piacere antico e démodé dello stare insieme. Ci si ritrova in compagnia a guardare il giurato Morgan e la discografica Mara Maionchi. Ma se per X Factor il motore è il divertimento, per Vieni via con me si crea un clima diverso, incoraggiato dal format della trasmissione e dai conduttori. Ci sono il volto e la parola di Roberto Saviano, l’emblema della voglia di riscatto di una parte d’Italia.

E c’è Fabio Fazio, gran sacerdote della bontà di sinistra. Di fronte al vuoto e all’orrore di un ventennio berlusconiano, di fronte al dilagare di una società becera, volgare, retriva, il popolo della sinistra è scosso, ha bisogno di vedere volti amici, di sentire parole incoraggianti. Ha bisogno di riscattarsi da una minorità politica e culturale frustrante. E se i partiti non hanno gli strumenti per raccogliere il grido di dolore di quella parte del paese che vuole cambiare la realtà, il compito tocca ai nuovi intellettuali pop. Fazio e Saviano, con un blitz, invadono le frequenze normalizzate della RAI e recitano il nuovo vangelo dell’Italia indignata, indecisa tra la fuga all’estero, verso lidi più democratici e moderni, e la resistenza in patria. Di fronte al clamoroso successo della trasmissione si avverte una reazione di sollievo. Una nuova Italia è possibile, un nuovo modello di cultura e di informazione è possibile. C’è un nuovo paradigma, si dice, che sostituisce l’incultura reazionaria e pubblicitaria del centrodestra. Eppure c’è qualcosa che non quadra. Sfilano sulla passerella televisiva gli eroi dell’antiberlusconismo, gli aedi dell’intellighenzia di sinistra. È confortante rivedere Dario Fo, Roberto Benigni, Paolo Rossi fondersi insieme in un abbraccio collettivo con Corrado Guzzanti e Milena Gabanelli. In fondo, è una preghiera laica quella che per quattro lunedì consecutivi si recita sugli schermi di Raitre. Il format prevede l’elenco, recitato come un rosario. Qualcuno comincia a instillare un dubbio. Che sia davvero una specie di messa, come scrive Aldo Grasso sul «Corriere della Sera»: «Vieni via con me è il calco di una cerimonia religiosa, di una messa, di una funzione liturgica. La proposta degli elenchi, di ogni tipo, su ogni argomento, assomiglia molto alle litanie: più che alla vertigine della lista, lo spettatore cede volentieri al fascino della supplica accorata, alla de-vozione popolare, alla lamentazione come unica fonte di speranza e di conforto, al mantra».

Grasso coglie nel segno. La funzione consolatoria del rito è evidente. Come tutti i riti, prevede una massa di fedeli, un insieme di atti codificati, qualche figura santificata, un’aria penitenziale, ravvivata in questo caso dall’orgoglio degli autoproclamati giusti. Che la definizione non sia solo una perfidia del critico lo chiarisce lo stesso Fazio: «Con gli autori abbiamo pensato a una cerimonia. Una cosa certo poco televisiva, semmai teatrale. Fondata sul valore della parola nuda. Un format post o preberlusconiano, va’ a sapere. L’unico precedente linguistico era Celentano, i suoi silenzi, la rottura del rito attraverso un altro rito».

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  • winniepooh

    Ecco, l`articolo, la cultura di un paese, l´Italia si riassume in questa semplice, bella frase: “Un paese che compra i libri-feticcio di Saviano per combattere la camorra e poi pippa la cocaina dei camorristi nei cessi dell’Hollywood a Milano.” Attenzione alla finezza: compra, mica c`è scritto “legge”.

  • geka

    Quoto tutto..ma veramente tutto!!
    Il populismo e il qualunquismo di sinistra mi fa più rabbia di quello di destra.

  • http://raffaele-birlini.blogspot.com/ Raffaele Birlini

    Che legnate tira, questo Trocino. Però dice cose interessanti, certo riassumibili e semplificabili, ma poi non ne verrebbe fuori un libro e non sembrerebbe scritto da uno che ha studiato. Un po’ tuffo doppio carpiato con avvitamento tentare il superamento dialettico mediante una critica alla critica della critica, con tanto di elenco di proscrizione che inevitabilmente offende qualcuno e tralascia di citare qualcun altro, ma di cose interessanti ne dice, questo Trocino, nonostante il brodo venga allungato dalla retorica e dagli sfoggi di vocabolario (anacoretismo!) che rimangono, a quanto pare, l’esibizione di quella carta d’identità intellettuale da casta mandarina che viene richiesta a garanzia dal lettore prevenuto per esprimere eventuale consenso, oggi più che mai, qui da noi più che altrove, in tempi di contenuti sempre più fuori portata per la comprensione del cittadino medio imbarbarito (alla Scalfari, non alla Baricco). Ovvero: cade lui stesso nella propria casistica? Totale: buoni i contenuti, sufficiente la forma. Aggettivo consigliato: ex-trinariciuto.

  • http://raffaele-birlini.blogspot.com/ Raffaele Birlini

    Riporto la definizione di trinariciuto, a beneficio di qualche bimi di passaggio, così come la propose ai tempi l’autore: “Perché nel mio concetto base, la terza narice ha una sua funzione completamente indipendente dalle altre due: serve di scarico in modo da tener sgombro il cervello dalla materia grigia e permette nello stesso tempo l’accesso al cervello delle direttive di partito che, appunto, debbono sostituire il cervello che appartiene ormai a un altro secolo. Non dico a un’altra era perché la terza narice esisteva anche nell’altra era, ma era proibito mostrarla, e tutti dovevano portarla abilmente mascherata. Non ho niente altro da dirLe. Naturalmente la terza narice non è una strettissima prerogativa delle sinistre: io credo ce ne siano molte altre, distribuite un po’ in ogni dove: quanta gente ha la terza narice e non lo sa ancora? Le confesso che anch’ io alle volte, rileggendo quello che ho scritto e che purtroppo è già stampato mi guardo perplesso nello specchio. Attenti dunque alla terza narice”

  • splarz

    l’analisi era inizialmente interessante, poi ha mischiato intellettuali con beppe grillo, poi ha dimostrato di non capire niente di grillo e di dire balle (ai VDay hanno fatto proposte un sacco di gente per bene, e il vaffanculo era diretto a chi, per primo, ti prende per il deretano. Poi quelle giornate erano dedicate ad una proposta di legge e ad un referendum, tanto per ricordarlo).
    è tanto difficile capire che gli elenchi erano il modo più sintetico per ribadire un milione di concetti che si dava per scontati e non lo sono più? e cos’hanno di terribile i monologhi di Saviano? Certo che sembrano molto distanti dal paese reale: quello è già a puttane – nel vero senso della parola.

  • totoro

    Ottimo. Ci si può ragionare su.
    Se tutti gli articoli del post fossero così, potreste anche farvi pagare dei bei soldini, anche da un genovese come me.

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  • massimo55

    Ma questo è un grande.

  • doccio

    Analisi lucida della nostra tragicomica società. Sottoscrivo tutto astenendomi dal commentare alcuni passaggi su “Vieni via con me” di cui ho solo visto alcuni stralci su youtube.
    Belle le stoccate su Grillo, sui compraSavianoleggicchialodimenticaloesvuotalacoscienza, sulla classe politica antiberlusconiana prima incapace di costruire un sistema paese inviolabile dagli hackers-berlusconiani poi sterile nelle proposte e infine reinventatasi pop-partito-pigliatutto.

    Complimenti.

  • lazarus

    Bravo Trocino, complimenti w grazie. “Fabio Fazio gran sacerdote della bontà di sinistra” è da antologia. Vorrei più spazio ad articoli come questo e meno alle solite trite e ritrite cose che troviamo ovunque ripetute su tutti i media, sempre le stesse, sempre uguali e con in fondo sempre gli stessi identici commenti.

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  • pifo

    L’articolo e’ affascinante ed interessante per il vigore che con il quale e’ stato scritto. Sul piano propriamente sociologico pero’ sorge qualche perplessita’.
    Trocino, e’ evidente, sostiene tutto il suo discorso con un ricorso ad una specificita’ tutta italiana.
    Solo cosi’ riesce a sfruttare di sponda gli effetti dirompenti del Berlusconismo e a rifletterli sulla deriva che e’ in atto nella nuova cultura massificata della sinistra.
    Ma il fatto e’ che fenomeni di conformismo culturale come quelli che Trocino descrive sono comuni a gran parte dei paesi super-occidentali, di certo immuni dal vulnus del Nano e soprattutto non legati ad una fortissima cultura identitaria di sinistra come la nostra e comunque assai meno divisi storicamente.
    Ogni societa’ occidentale ha il suo bel mazzo di intellettuali pop.
    E allora?
    E allora mi viene il dubbio che la matrice di certi processi antropologici assolutamenti veri, come quelli descritti da Trocino, non sia affatto italiota. E’ la nuova dimensione industriale della cultura che induce certi comportamenti, non il nostro specifico.

    PS … comunque la storia dell’individualismo televisivo che sarebbe entrato in crisi negli ultimi anni mi sembra un po’ “azzardata”. Negli anni 70, 80 e 90 esistevano tutta una serie di trasmissioni di buon livello che favorivano la nascita dei gruppi di ascolto. Parlo ad esempio della TV di Arbore, di Guglielmi e piu’ recentemente dei Freccero e Dandini.

  • brandavide

    Un articolo veramente interessante e ben scritto… naturalmente la Mancuso lo aveva già adocchiato: http://www.ilfoglio.it/soloqui/7451 ;)

    Mi allineo a lazarus nella richiesta e auspicio che nel Post trovino più spazio mini saggi di questa qualità, discutibili, urticanti ma che meritano qualche riflessione in più rispetto a tutti quegli articoli già masticati e predigeriti.
    Se Trocino nel blog ci mette anche solo la metà dell’acume di questo articolo, da oggi si è guadagnato un nuovo lettore, grazie.

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  • ortelius

    Non prendetemi per ingenuo ma temo che gioverebbe rileggere il manifesto di Croce.
    “(…) E, veramente, gl’ intellettuali, ossia i cultori della scienza e dell’ arte, se come
    cittadini, esercitano il loro diritto e adempiono il loro dovere con l’ ascriversi a un
    partito e fedelmente servirlo, come intellettuali hanno solo il dovere di attendere, con l’opera dell’indagine e della critica, e con le creazioni dell’ arte, a innalzare parimenti tutti gli uomini e tutti i partiti a più alta sfera spirituale…
    Varcare questi limiti dell’ ufficio a loro assegnato, contaminare politica, letteratura e scienza, è un errore (…)
    Noi non ci sentiamo, dunque, di abbandonare la nostra vecchia fede … quella fede che si compose di amore alla verità, di aspirazione alla giustizia, di generoso senso umano e civile, di zelo per l’educazione intellettuale e morale, di sollecitudine per la libertà, forza e garanzia di ogni avanzamento. Noi rivolgiamo gli occhi alle immagini degli uomini del Risorgimento, di coloro che per l’ Italia patirono e morirono, e ci sembra di vederli offesi e turbati in volto alle parole che si pronunziano e agli atti che si compiono dai nostri italiani avversari, e gravi e ammonitori a noi perché teniamo salda in pugno la loro bandiera. La nostra fede non è un’ escogitazione artificiosa e astratta o un invasamento di cervello,
    cagionato da mal certe o mal comprese teorie; ma è il possesso di una tradizione,
    diventata disposizione del sentimento, conformazione mentale e morale (…)
    Quel che importa, è che si sappia ciò che si vuole e che si voglia cosa d’ intrinseca bontà. La presente lotta politica in Italia varrà, per ragione di contrasto, a ravvivare e a fare intendere in modo più profondo e più concreto al nostro popolo il pregio degli ordinamenti e dei metodi liberali, e a farli amare con più consapevole affetto. E forse un giorno, guardando serenamente al passato, si giudicherà che la prova che ora sosteniamo, aspra e dolorosa a noi, era uno stadio che l’ Italia doveva percorrere per rinvigorire la sua vita nazionale, per compiere la sua educazione politica, per sentire in modo più severo i suoi doveri di popolo civile”.

  • piti

    La summa dei luoghi comuni sulla sinistra, eccetto le vacanze in crociera, del tutto privo di approfondimento e di onestà, ad uso del cieco astio aprioristico dei soi disant terzisti.

  • andreab

    davvero un bel pezzo
    un po’ un peccato per la chiusa, in cui Trocino usa proprio il facile espediente dell’elenco che critica poco prima.

    e non credo che chi pippa all’hoollywood legga gomorra: piuttosto chi compra erba dal nordafricano al parco. il significato è chiaro, ma mi sembra un’indebita generalizzazione (un altro dei peccati capitali delle discussioni – tutte – in italia).

  • http://www.meiaweb.com alexmeia

    sarebbe un articolo decente, se venissero tolte tutte le frasi in cui compare la parola sinistra. se si vuol provare a dire qualcosa di sensato, in italia nel 2011, prima di tutto si devono evitare le parole sinistra, destra e paese.

  • fpontani

    Il pensiero critico dev’essere sempre salutato con gioia: dunque, sia ben chiaro, sono contento che Trocino si sia espresso, soprattutto in termini così efficaci. Del resto, anche senza Trocino, molti dei limiti delle popstar che vengono fatte segno alle bordate di questo pezzo sono fin troppo evidenti, e senz’altro in larga parte (fatti salvi forse gli slanci mistici di Allevi) ben presenti agli stessi soggetti in questione, per quanto narcisi e manichei. Ma le accuse di corrività, di deteriore fama mediatica sono sempre un po’ sospette quando vengono da parte di chi (momentaneamente) ne è escluso, soprattutto quando non è minimamente chiaro che cosa l’escluso voglia proporre in cambio. La “pars destruens” è chiara, presenta vari elementi più o meno condivisibili, senz’altro meritevoli di essere sottolineati. La risposta fin troppo ovvia è: e allora?
    Fazio è un buonista, Saviano fa i monologhi, Allevi è un qualunque pianista, Vendola ha la mania delle narrazioni… Questo è un po’ un bignami dei luoghi comuni di chi bandisce il “midcult” perché lui solo (con pochi altri) conosce la vera “cultura”, che per definizione è roba per eletti, perché appena giunge a più persone si contamina, diventa sintomo di populismo mediatico e peggio. Un vero, consolidato élitarismo che in fin dei conti predica l’abbandono della comunicazione di massa in quanto palesemente inadeguata ai messaggi (troppo complessi, troppo lacerati, troppo contraddittori) che si dovrebbero convogliare: poco da fare, la gente non capisce Pagliarani, la gente non è capace di seguire un pensiero complesso, la gente è manichea; dunque meglio tacere tout court. Ah, gli intellettuali di una volta (quali, per inciso?). La società dello spettacolo ha vinto (peraltro, come osservava qualcuno, non solo in Italia), dunque in fin dei conti Vieni via con me vale il Grande Fratello, Allevi vale FabriFibra, e la Gabanelli vale Signorini (non credo Panarari intendesse precisamente questo), perché tutti quanti semplificano: il Vero, il Progresso Morale e Civile dell’individuo, sta altrove.
    Poi, che Fazio venga insultato dai ministri e faccia parlare a milioni di persone delle menti forse non troppo mainstream come Adriano Sofri o Alberto Arbasino, che Saviano sia (a meno che non sia anche questa un’operazione di marketing) da anni condannato a morte e nel contempo dia notorietà a indagini molto meno semplificatorie (come quelle di Lirio Abbate o di Enzo Ciconte), che Petrini con tutti i suoi toni da santone abbia nel concreto a che fare con ministri dell’agricoltura come Galan e Zaia, che Allevi suoni in un Paese dove il pianoforte solo è roba d’élite, e abbia indotto indirettamente molta gente a conoscere Philip Glass o Steve Reich (roba mid-cult per eccellenza, per carità), che Vendola – tra mille difficoltà ed errori – abbia tentato di bonificare il sistema sanitario pugliese e dica ormai alcune cose chiare che il PD non sa più dire, sono fatti che per queste analisi non contano, sono autostrade che portano dritte al culto della personalità, e dunque delende. Perché è un delitto anche solo provare a fornire un fulcro di riconoscimento identitario a un volgo disperso e disanimato – un fulcro da criticare, ovviamente, sta lì apposta (e dunque, di nuovo, grazie a Trocino), ma faccio notare che un tempo, quando (se ben capisco) c’erano gli intellettuali di una volta, questo fulcro era copiosamente finanziato da Mosca.
    Rinserrarsi nella ridotta televisiva: sarebbe bello che Trocino ci dicesse come si fa secondo lui a “contaminarsi con l’altro”. La cultura militarizzata: davvero? Si potrebbe sostenere che tale cultura (che va da don Ciotti all’estrema) ha trovato un momento di aggregazione politica nei governi Prodi, e da com’è andata mi pare si sia visto che tanto militarizzata poi non era (per Grillo, mi risulta, vota non più dell’1-2 per cento dell’elettorato). Ci sono poi i dettagli umoristici: sentire parlare, nel nostro Paese, di indignazione fine a se stessa, mentre tutto il mondo reclama da noi un qualsivoglia sussulto di dignità dinanzi alla disgregazione della nostra vita civile. Piangere sull’oblio di Ambrosoli quando suo figlio magari lo candidano a sindaco di Milano. O citare Umberto Eco (!) che si erge a censore del mid-cult e della popolarità mediatica.

  • piti

    Pontani, ti ringrazio.

    La mia pigrizia, i miei limiti espressivi, la mia rassegnazione di fronte al ghigno sciocco, sordo, ostinato e in malafede di chi ha sempre da ridire verso sinistra quando ce n’è ben di più verso destra, nonché l’impegno che ho preso soprattutto verso di me, di non perdere tanto tempo commentando nei blog- almeno per un po’-, mi hanno frenato dal dire quello che andava detto, e hai detto tu.

  • simondedalus

    Nel complesso lo ritengo un gran bel pezzo, complimenti.
    Purtroppo l’affondo su Grillo proviene in modo evidente dalla terza narice.

  • giangianni

    Quindi se ho capito bene, parlando con un lessico sinistro, se la massa arriva alla cultura alta, questa si svaluta immediatamente e quindi non esiste?
    Comunque quando sento demonizzare la semplificazione e penso al nostro impianto legislativo ed a Hemingway, mi viene da mettere la mano sulla falce… o è populista anche quella?

  • trecool

    Gran penna.

    Ma di contenuto ce n’è poco, e non mi convince fino in fondo.

    Tutto quanto mi sa di “se è di massa allora non è cultura” che è anche “il loro primo disco ce l’ho e poi si sono svenduti”.

    Non mi hai convinto, Trocino, ma aspetto di vederti seduto su quella poltrona alle 8 di domenica su Rai 3 per essere davvero cattivo con te.

  • http://nononoeno.splinder.com/ akiro

    un po’ ripetitivo e fine a se stesso. Se la prende con gli elenchi e con i “finti profeti” che portano un po’ di cultura ma qual’è l’alternativa? E poi è proprio vero che fanno male? a me sembra una conclusione forzata.
    Mi sembra una critica poco critica e utile.

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  • mariaj

    Anch’io vorrei ringraziare Pontani, SOPRATTUTTO per la pazienza con cui ha voluto spiegarsi. Pazienza che io ho perso da un po’.

    Btw, se ho capito bene, alla sinistra si rimprovera contemporaneamente di essere troppo ” elitaria”, troppo distante dal pppppopppolo, anzi dallla ggggente ( come direbbe qualcuno ), e troppo radical chic, e non deve criticare chi va in televisione, nè chi la fa, perchè così distanzia sè stessa dalla gggente, etc, etc. E, però, poi se putacaso ( la gente di sinistra )va in televisione, oppure scrivi libri di successo, oppure acquista grande seguito ecco che pure sbaglia.
    E tra l’altro, chi scrive e stigmatizza la ” banalizzazione, e il populismo, e lo ” svendersi in tv” si becca pure l’applauso frenetico e gnignante degli stessi che prima si accodavano alle critiche di elitarismo, radicalchicchismo, etc, etc? Caspita, ma qui si toccano vertici di perversione masochista ( da parte di quelli di sinistra che stanno appresso più di tanto a stè scemenze )che farebbero invidia a Masoch.

    P.S.Fare prima a dire come dovrebbe comportarsi una sinistra al passo dei tempi, engagè in modo politicamente accettabile, col giusto cotè, così ci risparmiamo fatica e tempo, ecco, no?

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  • giamurgia

    Non conosco il background di Trocino, ma quando ho letto questa frase “Dove la forma iterativa, la successione di frasi e slogan non svolge una funzione informativa, critica, ma soprattutto emotiva.” mi è venuto un brivido!

    Possibile che Trocino non riconosca il ruolo prevalente dell’emozione nella comunicazione, e specialmente in quella politica?

    Se è così, gli consiglio di leggersi “La mente politica” di Drew Westen, un neuropsicologo democratico che nel libro spiega bene le ragioni per cui i democratici americani hanno perso tante elezioni, pur avendo programmi molto più vicini agli interessi dell’elettore medio!

    Detto ciò, la sinistra può scegliere se fare una comunicazione efficace ricorrendo, in maniera etica, all’emozione, oppure se continuare a puntare su discorsi troppo raziocinanti, che in pochi vogliono ascoltare, e capiscono pienamente!

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