Carminati e l’omicidio di Fausto e Iaio

La storia di Massimo Carminati è una brutta storia nera. È finito in mille indagini e in tanti processi. A Milano il suo nome, come quello del suo camerata Mario Corsi che compare nelle intercettazioni dell’indagine “Mafia Capitale” (Marione, oggi è molto famoso a Roma come conduttore di una popolarissima trasmissione radiofonica del tifo romanista) emerse in un’indagine condotta dai giornalisti di Radio Polare Umberto Gay e Fabio Poletti dopo l’uccisione, il 18 marzo 1978, dei due studenti di sinistra Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci. Gay e Poletti avevano fatto un lavoro minuzioso e lungo, insieme ad altri giornlisti. La conclusione era che Fausto e Iaio erano stati assassinati da elementi della destra eversiva romana. Gay quei nomi ha continuato a farli.

Sul delitto di Fausto e Iaio hanno indagato tanti magistrati. L’ultimo fu Guido Salvini, il giudice che svelò molti misteri della strage di piazza Fontana. Ecco che cosa concluse sule delitto del 18 marzo 1978. Vale forse la pena rileggere queste carte (riprese dai libri di Daniele Biacchessi, autore di Fausto e Iaio. La speranza muore a 18 anni). Ci si trovano nomi e storie che circolano sui giornali in questi giorni. Scriveva il giudice Salvini:

«Il delitto (di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci ndr.) fu rivendicato da un volantino a firma “Esercito Nazionale Rivoluzionario, Brigata Combattente Franco Anselmi” e numerosi pentiti già aderenti a gruppi di estrema destra hanno indicato nell’ambiente romano dei Nar il contesto in cui fu preparato l’attentato. Il comportamento degli sparatori riporta inequivocabilmente a una matrice eversiva di destra: esecuzione a sangue freddo delle due vittime mentre esse si trovavano nei pressi di un centro sociale di sinistra, giovane età degli sparatori, abbigliamento, utilizzo di un sacchetto di plastica per raccogliere i bossoli e non consentire una perizia comparativa con altri episodi analoghi».

«Gli elementi a carico di Mario Corsi possono così sintetizzarsi: Sequestro nella sua abitazione, nel 1978 a seguito di un arresto avvenuto a Roma per un’altra aggressione, di fotografie di Fausto e Iaio e dei funerali degli stessi acquisite presso l’archivio di uno zio giornalista a Cremona. La disponibilità di tali fotografie appare assolutamente ingiustificata trattandosi non di fotografie di camerati, ma di avversari politici caduti in un’altra città. Presenza di Mario Corsi, unitamente ad altri camerati romani, secondo la testimonianza di Mario Spotti sostanzialmente non smentita dallo stesso Corsi, a Cremona nei giorni circostanti l’omicidio. In tale città, in quel periodo prestava servizio militare un altro esponente del F.U.A.N., Guido Zappavigna, mentre Mario Spotti si era poco tempo prima recato a Roma per acquistare una pistola da Franco Anselmi. Mario Spotti ha inoltre ammesso di avere distrutto la propria agenda del 1978 che poteva fornire ulteriori dettagli dei legami logistici fra Roma e la Lombardia. Lo stesso, coinvolto in altre vicende di armi a Bolzano, si è suicidato nel 1995. Indicazioni, sia pur generiche, in ordine alla responsabilità del gruppo Corsi nel duplice omicidio, provenienti dai pentiti dell’area di estrema destra Cristiano Fioravanti, Walter Sordi, Stefano Soderini, Paolo Bianchi, Patrizio Trochei e Angelo Izzo, mentre le indicazioni di Sergio Calore e Paolo Aleardi riguardano genericamente la destra romana. In particolare Paolo Bianchi avrebbe ricevuto dal Corsi una sorta di confessione diretta e caratterizzata da qualche particolare in occasione di una successiva azione di autofinanziamento commessa in comune con il gruppo di Corsi. Soprattutto Angelo Izzo ha parlato di un episodio avvenuto a Milano nel 1978 riconducibile, quale modus operandi, al duplice omicidio di Fausto e Iaio in quanto rivolto contro un altro esponente del Leoncavallo (seppure a livello più alto) e commesso da elementi dell’estrema destra romana in trasferta.

Angelo Izzo ha infatti dichiarato di avere appreso da Valerio Fioravanti e Mario Corsi che costoro si erano recati a Milano, nel 1979, insieme a Guido Zappavigna con l’intenzione di uccidere Andrea Bellini, esponente prima del gruppo Casoretto e poi del circolo Leoncavallo, che allora era sospettato di avere partecipato all’uccisione dello studente missino Sergio Ramelli. In tale occasione Guido Zappavigna aveva preso alloggio presso un albergo, portando con sé le armi necessarie per l’azione, e Valerio Fioravanti gli aveva addirittura chiesto di provare uno dei silenziatori sparando un colpo all’interno della camera. Il gruppo, appoggiato da una struttura logistica milanese conosciuta da Fioravanti, aveva avuto a disposizione un furgone con targhe false ma, dopo alcuni appostamenti, non avendo potuto vedere Bellini, aveva rinunciato all’operazione. In tale occasione Mario Corsi si era lamentato con Fioravanti in quanto per l’azione dell’anno precedente egli non aveva potuto usufruire degli appoggi logistici di cui Fioravanti disponeva a Milano.

L’episodio raccontato da Izzo ha trovato significativi elementi di riscontro. Infatti Guido Zappavigna ha preso alloggio presso l’Hotel Cristallo di Milano dal 12 al 18 aprile 1979, circostanza neutra e generica che Izzo non avrebbe potuto conoscere se non gli fosse stata raccontata in relazione a qualche episodio significativo per il gruppo; Valerio Fioravanti ha confessato tale episodio in termini abbastanza analoghi a quelli riferiti da Izzo pur rifiutandosi di indicare il nome dei complici; Andrea Bellini ha fornito una descrizione dei suoi movimenti in tale periodo compatibile con gli altri elementi acquisiti».

«Per quanto concerne Massimo Carminati e Claudio Bracci, facenti parte del gruppo dell’Eur, gli elementi indiziari nei loro confronti possono essere così sintetizzati: Massimo Carminati è attualmente imputato, quale esecutore materiale, dell’omicidio di Mino Pecorelli nonché della collocazione di un M.A.B. proveniente dall’arsenale del Ministero della Sanità e di materiale esplosivo, nel gennaio del 1981, sul treno Taranto-Bologna (a fini di “depistaggio” delle indagini sulla strage di Bologna) e di vari reati connessi al ruolo di alto livello ricoperto nella banda della Magliana dopo la fine della sua esperienza politica nell’area dei Nar; Stefano Soderini, Angelo Izzo e Cristiano Fioravanti hanno sottolineato l’estrema pericolosità di Carminati e del suo gruppo, caratterizzato da un anticomunismo viscerale, molto compartimentato e probabilmente responsabile di altre azioni di “killeraggio” quali l’omicidio a Roma dell’esponente dell’Autonomia Operaia Valerio Verbano. Walter Sordi e Cristiano Fioravanti, sulla base di voci e di valutazioni di ambiente, hanno quindi indicato il gruppo di Carminati quale possibile responsabile del duplice omicidio di Milano, indicazione che correva nell’area dell’estrema destra romana in parallelo a quella del gruppo di Mario Corsi.

Massimo Carminati era assai legato a Franco Anselmi (a nome del quale era stato intestato il volantino di rivendicazione), tanto da compiere insieme a Claudio Bracci un attentato dinamitardo in danno dell’Armeria Centofanti dove era stato ucciso Anselmi, precedendo così l’azione anche più grave, contro il titolare dell’Armeria, progettata dal gruppo di Valerio Fioravanti. L’attentato all’Armeria Centofanti è stato individuato in quello commesso deponendo una latta con circa un chilogrammo di esplosivo, nella notte fra il 17 e il 18 maggio 1978. Maurizio Abbatino, esponente di spicco della banda della Magliana e divenuto collaboratore di giustizia, ha d’altronde raccontato che Massimo Carminati era molto esperto nel fabbricare ordigni esplosivi artigianali utilizzando soprattutto barattoli come contenitori. Nel deposito di armi ed esplosivi rinvenuto alla fine del 1981 in uno scantinato del Ministero della Sanità e gestito in comune dal gruppo di Abbatino e dal gruppo di Carminati, sono stati inoltre sequestrati barattoli con esplosivo del tutto analoghi a quello usato per l’attentato all’Armeria Centofanti e vari sacchetti di esplosivo sciolto (tritolo con nitrato di ammonio) del tutto identico a quello utilizzato per l’attentato.

All’epoca, il gruppo di Massimo Carminati (nato del resto a Milano) frequentava con una certa assiduità la nostra città. Le caratteristiche somatiche e di abbigliamento quantomeno di uno degli assassini di Fausto e Iaio (molto giovane, magro, con un impermeabile chiaro) sono decisamente compatibili con la persona di Massimo Carminati. L’impermeabile chiaro, indossato probabilmente da due degli aggressori, era del resto quasi una ‘divisa’ per gli esponenti della destra romana».

Nelle carte di Guido Salvini ci sono dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia della destra eversiva. Paolo Bianchi, uno dei più importanti esponenti di Ordine Nuovo, dice davanti al giudice istruttore il 15 maggio 1982:
«Prima dell’arresto, Mario Corsi mi aveva fatto capire che lui e gente del suo gruppo, i Nar, a Milano, avevano ucciso due ragazzi di sinistra, Fausto e Iaio (…) da quello che avevo capito erano certamente degli avversari politici che andavano eliminati. Avevo capito che gli autori del fatto erano partiti da Roma per Milano, trovando poi altre persone sul posto».

Ancora Paolo Bianchi al giudice istruttore l’11 gennaio 1983:
«Corsi non approvava per esempio la scelta di commettere rapine e sequestri per motivi di autofinanziamento, mentre era più propenso a partecipare ad azioni di aggressione di natura esclusivamente politica. Fu in quell’occasione che mi disse di avere partecipato all’uccisione di Fausto e Iaio. Ricordo anche che, quando egli me ne parlò, io neppure ricordavo di chi si trattasse, e solo in seguito collegai le confidenze fattemi dal Corsi, che mi parlò dell’uccisione di due ragazzi che a Milano facevano attività politica, a Fausto e Iaio (…) Ricordo che il Corsi mi disse che a Milano c’era una parente dove si era rifugiato, anzi dove si era appoggiato».

Di nuovo Paolo Bianchi davanti al giudice istruttore il 23 ottobre 1985:
«Corsi (…) mi disse che lui e il suo gruppo avevano ucciso due ragazzi a Milano, accennando a due ragazzi di natura genericamente di sinistra o che secondo loro dovevano essere di sinistra (…) Corsi mi accennò a una cabina telefonica in relazione a quel fatto. Sforzandomi di ricordare tali frammenti di discorsi, questa cabina era connessa al fatto che in quella circostanza era passata una volante dei carabinieri o della polizia e loro se l’erano cavata per un pelo».

Dichiarazione di Cristiano Fioravanti davanti all’autorità giudiziaria il 27 giugno 1990:
«(…) l’episodio di Fausto e Iaio era attribuito con insistenza, nel nostro ambiente, al gruppo dei Prati (…) e in particolare al gruppo di Corsi (…) mi risulta che Corsi andasse spesso da una zia a Milano o comunque da suoi parenti».
Ancora Cristiano Fioravanti: «(…) in un periodo sia precedente sia seguente la morte di Franco Anselmi, Massimo Carminati e Claudio Bracci (…) andavano con una certa regolarità a Milano (…) la morte di Franco Anselmi provocò un grosso coinvolgimento fra noi perché gli eravamo tutti molto affezionati. Pensavamo di uccidere Danilo Centofanti, l’armiere che era stato responsabile della morte di Anselmi e avevamo già studiato il modo di agire; tuttavia Carminati e Bracci, agendo da soli, prima dell’attuazione del nostro piano, lo resero in un certo senso impossibile perché misero una bomba all’Armeria Centofanti, provocando l’allontanamento della famiglia dell’armiere (…) Per quanto concerne la responsabilità dell’omicidio di Fausto e Iaio a Milano (…) posso dire che nel nostro ambiente era dato per probabile che fosse un’azione della destra romana (…) si ipotizzava la responsabilità o di Mario Corsi o della coppia Massimo Carminati-Claudio Bracci, perché si trattava delle uniche persone che, a quanto ci risultava, avessero dei contatti con Milano».

Un altro collaboratore di giustizia, Paolo Aleandri davanti ai magistrati il 15 maggio 1982:
«Sull’episodio dell’uccisione di Fausto e Iaio posso dire che in tutti gli ambienti della destra romana si era sicuri del fatto che fosse opera della destra (…) non ricordo specificamente chi ne parlava nell’ambiente, ma era un fatto noto che fosse opera di romani che forse si erano avvalsi di qualche basista per l’individuazione degli obiettivi».

Altro pentito, Walter Sordi:
«Nel gennaio 1980 sono stato per otto giorni in carcere con Mario Corsi e Dario Pedretti; gli stessi si scambiavano battute in relazione al duplice omicidio dei due ragazzi di Milano, come a dire che erano stati loro. Parlando con Gilberto Cavallini ricordo che questi diceva che era certamente cosa attribuibile alla destra, escludeva Milano attribuendo il fatto a quello di Roma».

Ancora Sordi durante un altro interrogatorio: «(…) sentii fare delle allusioni a tale omicidio da Corsi Mario, Dario Pedretti e Marco Di Vittorio. Ricordo che proprio in quel periodo mi parlarono delle comunicazioni giudiziarie ricevute in relazione all’uccisione di Fausto e Iaio; facevano dell’ironia su tale fatto lasciandomi intendere che ne sapessero qualcosa, o meglio che in qualche modo c’entrassero. Non mi fornirono indicazioni precise (…) però mi pare che tra loro si scambiassero frasi del tipo “ti hanno cioccato” e altre analoghe».

Anche Angelo Izzo, uno degli assassini del Circeo, parla alla Digos dell’omicidio di Fausto e Iaio. La sua dichiarazione è riportata nella sentenza ordinaria del 1994 sul depistaggio del treno Taranto-Milano, avvenuto il 13 gennaio 1981 e successivo alla strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980:
«Massimo Carminati nasce nell’ambiente dell’estremismo di destra come amico e compagno di scuola di Valerio Fioravanti, al quale si lega in modo forte, e di Franco Anselmi. In breve diviene un personaggio carismatico di uno dei gruppi fondanti dei Nar: quello cosiddetto dell’Eur. Pur partecipando solo marginalmente a scontri, sparatorie ed episodi della miniguerra che ha insanguinato la capitale intorno al 1977 fra estremisti di destra e di sinistra, Carminati gode di grandissimo prestigio. Probabilmente perché è la persona dell’ambiente di destra maggiormente legata già allora alla malavita romana, alla nascente banda della Magliana. Un altro motivo di prestigio naturalmente potrebbe essere legato all’omicidio milanese di Fausto e Iaio, a cui potrebbe aver partecipato. In questo caso il movente vero di tale omicidio sarebbe da ricollegare non tanto alla faida tra rossi e neri, ma considerata la personalità di Carminati e i rapporti che deteneva con ambienti strani, l’omicidio del Casoretto sarebbe da addebitarsi a manovre di spezzoni deviati dei servizi segreti controllati all’epoca dalla P2. Carminati nel 1977 partecipa al sequestro Iacorossi e a rapine in banca correo di quelli della Magliana. Forse ha mano nell’omicidio del dirigente missino Pistoleri ed è già un personaggio con molti legami che vanno dall’ambiente di Avanguardia Nazionale di Stefano Delle Chiaie, a Franco Giuseppucci detto il Negro, a Danilo Abbruciati, a Flavio Carboni. Questo gli permette di tenere un rapporto di superiorità con i sorgenti terroristi neri, ai quali è in grado di fornire appoggi e aiuti di ogni genere».

Queste erano le conclusioni a cui era giunto il giudice Guido Salvini. La posizione di Mario Corsi, Massimo Carminati, Claudio Bracci verrà archiviata il 6 dicembre 2000 dal giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Milano, Clementina Forleo. Che concluse:
«(…) Le possibili ulteriori indagini prospettate sul punto dalla consulenza tecnico-documentale effettuata dal professor Aldo Giannuli sul materiale presente negli archivi del DCPP e della GdF non consentirebbero, per pur parziale ammissione dello stesso consulente, di pervenire a risultati in questa sede utili. Ciò, quanto in particolare all’esame degli archivi del Sismi e del Sisde e alle eventuali note in essi presenti, per l’accertata frequente inattendibilità, in sedi parallele, di fonti di tal tipo (…) Pure infruttuose appaiono in prospettiva le indagini proposte dalla memoria, peraltro non configurante rituale opposizione, di recente presentata dall’avvocato Mariani, difensore della famiglia Tinelli, dal momento che le stesse (confronto dei proiettili con cui furono uccisi i due ragazzi e il bossolo rinvenuto successivamente in via Mancinelli da Mauro Brutto; esame delle cartine topografiche rinvenute nell’abitazione dello Spotti; ulteriore audizione dell’Izzo; acquisizione di atti di altri procedimenti) evidentemente non consentirebbero, qualunque ne fosse l’esito, di superare gli esiti delle indagini finora svolte (…) Pur in presenza dei significativi elementi indiziari a carico della destra eversiva e in particolare degli attuali indagati (Massimo Carminati, Mario Corsi e Claudio Bracci), appare evidente allo stato la non superabilità in giudizio del limite appunto indiziario di questi elementi, e ciò soprattutto per la natura de relato delle pur rilevanti dichiarazioni».

Pur in presenza dei significativi elementi indiziari.

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