La Cinquecento di La Russa

Oggi qui non si parla di cronaca, niente morti ammazzati o roba del genere. Sarà che è Ferragosto. Si parla di storie passate, di 30 anni fa.

Persone che conosco da tanto, tanto tempo. Conosco per modo di dire, nei volti, nelle parole, nei gesti. Come Ignazio La Russa, per esempio. Io Ignazio La Russa lo stimavo per davvero. Me lo ricordo in piazza De Angeli, a Milano, credo che fosse il maggio del 1980. Ho questa immagine di lui su un piccolo palco con intorno una cinquantina di ragazzi del Fronte della Gioventù e tutt’attorno un sacco di polizia. Più attorno ancora c’erano tutti i gruppi della sinistra, tanta gente, altro che 50. Gridavano cose molto minacciose e volevano raggiungerlo. Lui parlava, non so cosa dicesse e forse non contava nulla e io che ero al di là pensavo che avesse coraggio, che ce lo avesse sul serio.

Poi l’ho visto un’altra volta, in via Paolo Sarpi, l’impianto audio montato sulla sua Fiat 500: si fermava e parlava con quell’accento che si ritrova. Poi montava sulla 500 e andava via, una specie di mordi e fuggi. Mi ricordo Riccardo De Corato. Oggi di lavoro fa il vicesindaco di Milano. Un tempo si dannava l’anima e denunciare irregolarità e illegalità, si dava da fare come un matto, lavorando senza sosta. Lo stimavano tutti, non guardava in faccia a nessuno, non c‘era appalto che sfuggisse ai suoi controlli. E denunciava. Ora parla solo dei campi nomadi.

Avevo amici in quegli anni che si battevano nel Fronte della Gioventù. Mi parlavano di Campo Hobbit e delle loro discussioni. Cantavano quelle canzoni orribili degli Amici del Vento ma avevano un senso enorme dell’amicizia, della solidarietà e della fratellanza. Mi ricordo il loro entusiasmo quasi infantile quando andammo a vedere Excalibur. Però sfogliavo il giornale che li appassionava, “La voce della fogna”, e dentro c’era un’autoironia che era difficile trovare a sinistra. Nei campi Hobbit, in qualche posto in Abruzzo, credo, parlavano di ecologia e sfruttamento. Parlavano di cose serie con una visone del mondo che rispettavo.

Capitai a Roma nel 1980 e Almirante aveva lanciato questa grande campagna per il ripristino della pena di morte. L’Msi metteva banchetti dappertutto, la gente firmava, firmavano in tanti. Poi c’era un ragazzo, uno del Fronte della Gioventù, che si era messo contro tutto il partito perché diceva che a lui la pena di morte faceva schifo e quelli non erano certo i suoi ideali. Affrontò da solo tutti i senatori del suo partito, non ci pensava nemmeno lui a raccogliere le firme per mettere a morte qualcuno. Fa il sindaco a Roma, si è schierato con il capo del governo.

Leggendo i giornali in questi giorni, leggendo di quelli che chiamano i colonnelli ex An mi chiedo cosa possano pensare i miei amici-avversari di allora. Mi immagino una scena tipo il finale di “C’era una volta in America” con Ignazio La Russa-James Woods che racconta una storia e un militante del Fronte della Gioventù, uno di quelli della “Voce della Fogna” che risponde come Robert De Niro: “Vede signor senatore, anch’io ho una mia storia, un po’ più semplice della sua…”. Chissà quanto avrebbero riso nei Campi Hobbit (a proposito, Almirante li volle abolire perché diceva che lì si parlava come quelli di sinistra, che c’era del deviazionismo) immaginando che alcuni di loro, 30 anni dopo, sarebbero stati seduti alla destra di Silvio Berlusconi, con Bondi e Verdini.