Katerina Mathas si difende su Facebook

Quando Katerina Mathas è uscita di galera, è tornata su Facebook. Katerina è stata in una cella del carcere di Genova per una di quelle accuse che fanno star male solo a pensarci: aver ucciso suo figlio Alessandro, otto mesi. Era successo il 17 marzo, in venti metri quadrati di un residence di Nervi. In ospedale era arrivato d’urgenza questo bambino: già morto. Lo avevano riempito di botte e morsi, lo avevano sbattuto contro il muro. Fu arrestata la mamma, Katerina, e l’uomo che era con lei quella notte, Giovanni Antonio Rasero. Erano strafatti di cocaina. Dopo dieci giorni Katerina è stata liberata, lui è ancora in carcere. Il dna sul segno di un morso del bambino è suo. Poi ci sono testimoni che l’avevano già visto essere violento con Alessandro. Sembra che i giudici per ora credano alla ragazza: era uscita a cercare altra cocaina quando il bambino è morto. I giudici l’hanno rimandata a casa.

È a quel punto che Katerina è tornata su Facebook. Ha iniziato ad accettare amicizie da decine di persone. Gente che le scrive “Non sei sola”, “Sorridi”, “Siamo con te”, cose così. Ma anche gente che le scrive “Ti ammazziamo bastarda assassina”, che la minaccia, che l’accusa e la insulta. Lei non cancella nessuno, risponde. Litiga, si espone, insulta a sua volta, minaccia pure lei. Ribatte a tutto, punto per punto. Come se fosse in mezzo a una strada a rispondere urlando a chi le grida che dovrebbe essere giustiziata, o stare all’ergastolo. Il 7 maggio ha scritto che suo figlio avrebbe avuto dieci mesi e che voleva farlo rinascere, il 9 maggio molti le hanno fatto gli auguri per la festa della mamma. Tanti le chiedono come si sente, lei posta quasi regolarmente foto del suo bambino. È sparita per qualche giorno solo quando c’è stato l’incidente probatorio. Adesso litiga con un gruppo che si definisce più normale di quelli anormali che hanno fatto amicizia con lei.

jjj

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