Cosa c’entra Cogne con Forza Italia?

Annamaria Franzoni è nel carcere della Dozza, a Bologna, da due anni. In tanti dicevano «Ma figurati, quella ha ucciso il figlio ma non andrà mai in galera». C’è andata eccome, fin dalla sera del 21 maggio 2008, poche ore dopo che la corte di Cassazione aveva confermato la condanna a 16 anni (in primo grado erano trenta) per l’omicidio del figlio, Samuele Lorenzi.

Lei è in carcere, la famiglia vive in collina, sopra Bologna, la storia va avanti. Perché da qualche mese è in scena a Torino il cosiddetto Cogne bis. Si tratta della causa per diffamazione intentata contro la Franzoni da Ulisse Guizchard, un signore di Cogne che a un certo punto venne indicato dall’avvocato Carlo Taormina, che allora difendeva la donna, come vero colpevole dell’omicidio di Samuele Lorenzi. A un certo punto pare (è molto più che “pare”, in realtà) che vennero anche fabbricate prove false per fare un po’ di caos e accreditare la pista Guizchard.

Ieri al Cogne bis ha testimoniato il parroco di Annamaria Franzoni, don Marco Baroncini. Ha raccontato che quando, guardando il Tg2, seppe della condanna a 30 anni, Annamaria scagliò il telecomando contro il muro. Poi chiamò Taormina urlandogli di fare qualcosa. Non è certo strano che una persona condannata a 30 anni di carcere reagisca così. Lo strano accadde dopo. Don Baroncini dice di aver incontrato Taormina il giorno seguente alla condanna. L’avvocato, secondo il parroco, gli avrebbe rivelato di aver ricevuto un fax dal suo partito, Forza Italia, che gli chiedeva di accelerare la denuncia contro il vicino di casa della Franzoni, Ulisse Guizchard. Forza Italia? E che c’entra? C’entra, c’entra, dice il parroco. Perché i colleghi di Taormina sarebbero stati preoccupati dal fatto che difendere la Franzoni, giudicata colpevole, portasse discredito al partito. Si era nel 2004, Taormina era allora sottosegretario agli Interni, mica niente.

Il parroco ammette di non aver visto il fax in questione ma giura di ricordarsi alla perfezione del dialogo con Taormina. Il quale nega. Dice: «Ma cosa volete che importasse a Forza Italia di Annamaria Franzoni?».
Il fatto è, comunque, che pochi giorni dopo quella condanna partì l’accusa contro Ulisse Guizchard. E poi c’è un altro fatto: dopo tutto il casino dell’accusa al vicino di casa e delle prove false (e parecchio raffazzonate), Annamaria Franzoni decise di cambiare avvocato e si affidò a una sconosciuta, giovane, legale tornese, Paola Savio. Senza Taormina, in appello la pena fu ridotta da 30 a 16 anni di carcere.