Due nuovi poli

Lo smottamento del Pdl – dovremmo già parlare dei diversi Pdl – lascia in piedi un nuovo tipo di bipolarismo. Viene fondato in Sicilia, ne avevamo avuto segnali nelle precedenti amministrative. È il bipolarismo fra i partiti della ricostruzione e della responsabilità da una parte, e dall’altra il partito tanto forte quanto informe della rabbia e del rifiuto.

Il dato obiettivamente storico di un governatore siciliano ex comunista, avversato dalla mafia e omosessuale va enfatizzato, e non trascurato, ma rischia di essere già superato dai problemi che solleva. Forse più di quelli che risolve. Sì è vero, è evidente: il successo dell’alleanza Pd-Udc accelera una analoga dinamica nazionale; offre argomenti a tutti coloro che vogliono fermare lo schiacciamento del Pd a sinistra; incoraggia il frammentato schieramento di ispirazione montiana.

Nello stesso tempo diventa eclatante quale sia il rischio mortale della transizione. E cioè che il polo della ricostruzione e della responsabilità, nella fatica di costruire una proposta di governo debba fare tali acrobazie da consegnarsi al dileggio dell’antipolitica. È lo scenario inquietante che si prospetta in Sicilia, visto che mancano i numeri certi per governare: quanto potrà ulteriormente crescere Grillo, se Pd e Udc devono tornare a mercanteggiare con Raffaele Lombardo? Proiettato su scala nazionale il problema si amplifica. Le dimensioni virtuali di M5S sono già superiori al 20 per cento: la proposta alternativa nascerebbe già sconfitta se dovesse seguire travagli politicisti.

Gli antidoti sono nella cronaca politica. Primarie del Pd vere, forti e in grado di mettere sul mercato elettorale un partito più aperto di quello di prima. E poi l’esclusione, fatale ma inevitabile, di ogni pezzo di berlusconismo: neanche oggi, neanche dopo la follia di villa Gernetto, c’è stato qualcuno capace di rompere il legame col padrone del partito. Come in Sicilia, così in Italia, dopo gli anni del dominio la destra torna alla marginalità.