Domanda ai candidati

Con la legge elettorale alla quale ci avviamo e usando il sondaggio più favorevole che ci sia, l’attuale coalizione di centrosinistra (chiamiamo così Pd più lista Vendola e i compagni di Nencini) può aspirare a raggiungere il 47 per cento dei seggi alla camera. Premio di maggioranza compreso, a patto che nessun’altra coalizione la superi a una quota intorno al 35 per cento.

Domanda ai candidati delle primarie: in queste condizioni su cosa poggia la rivendicazione di governo a guida centrosinistra? Una risposta possibile (Vendola): sul rientro di Di Pietro, col suo ipotetico 6 per cento. Non se ne vedono le condizioni politiche e poi forse i voti, oltre che arrivare, se ne andrebbero anche via. Altra risposta: sull’accordo post-elettorale col centro. Possibile, se riteniamo Vendola e Casini bugiardi matricolati. Certo però in questo caso non sarebbe un democratico il premier, contrariamente a ciò che Bersani e Renzi promettono agli elettori delle primarie.

Ma il problema vero è che mancano all’appello dei sondaggisti dieci milioni di voti, quasi nella totalità di centrodestra: quando questi voti si esprimeranno (a occhio non verso un’alleanza spostata a sinistra), le percentuali citate andranno riviste al ribasso. Oltre alla scommessa fideistica sul fatto che in cinque mesi centro e destra non si riprendano dallo sbando, non trovino il modo di riunirsi «contro la sinistra» e quindi non superino l’attuale quota intorno al 30 per cento (senza la Lega), fino magari ad arrivare primi, abbiamo altri piani più razionali che non contemplino al proprio interno la parola Monti?