Opposizioni, la prova si avvicina

L’annuncio era infondato, diciamo quanto meno prematuro, anticipato di qualche ora o giorno. Ma ieri mattina per un po’ abbiamo vissuto in una nuova dimensione, come se fossimo davvero nel dopo-Berlusconi. In quel lasso di tempo, prima della smentita delle dimissioni del governo, non ci sono stati solo acquisti di spumante, momenti di gloria per twitters brillanti e rapidi guadagni di Borsa per brokers svegli (o preavvertiti). C’è stata anche, improvvisa come se non dovessimo essere preparati da tempo, la domanda: e adesso? Analisti e cronisti possono strologare sulla differenza fra Berlusconi che cade per un voto di sfiducia, per un inciampo su una legge ordinaria o perché si dimette prima di queste bocciature.

In realtà la sostanza non cambia: dal momento stesso in cui Berlusconi lascia palazzo Chigi, smette di controllare il gioco. Lui lo sa ed è per questo che rimane aggrappato alla poltrona, contro ogni logica e ragionevolezza. Ci sono anche i suoi processi che si avviano a sentenza: noi qualche volta per fortuna li dimentichiamo, lui non li dimentica mai.
Nel respingere le pressioni interne e quelle leghiste, Berlusconi ha anche ragione: s’è visto che si illudeva chi puntava a cambi all’interno dell’attuale (ormai ex) maggioranza. Coerentemente con quanto ha sempre detto, il Pd è disponibile a qualsiasi soluzione ma respinge il continuismo. E fra le notizie delle ultime ore, la più significativa è venuta dal totale appoggio del Terzo polo a questa linea democratica, che implica il no a Gianni Letta e lascia solo uno spiraglio al presidente del senato come figura istituzionale.

Il lungo incontro tra i leader Pd e i terzopolisti garantisce su un’unità d’azione che non era scontata: ben scavato. Vedremo se tutti i passaggi da qui in avanti saranno altrettanto condivisi: il primo test viene subito. L’operazione 14 dicembre fallì per l’incapacità di offrire al parlamento (e ai singoli parlamentari dubbiosi) un paracadute anti-elezioni. Oggi il problema si ripropone, aggravato dall’urgenza economica e dalla necessità di cambiare la legge elettorale prima del voto. Se davvero Berlusconi cadrà, potremo valutare subito la sincerità dell’impegno delle attuali opposizioni per una transizione morbida al voto: dipenderà dalle rinunce che saranno disposte a fare.