Nichi, i vulcani poi si spengono

Per esprimere la forza e l’esuberanza dell’iniziativa, Nichi Vendola ha dato all’iniziativa di lancio della propria candidatura nazionale il nome del celeberrimo vulcano islandese Eyjafjallajökull. Bella scelta, per un uomo tanto attento ai simboli e ai concetti evocativi. Un po’ provinciale, però, non se ne offendano in Puglia.
Rimanendo al significato del simbolo, infatti ci sono quattro cose da notare.
La prima è che, per quanto fuoco e quante fiamme possa aver fatto l’eruzione di aprile, a maggio era già finita. E tutto è tornato come prima, a ricordarci che non sempre chi fa più rumore ha anche maggiore tenuta nel tempo. La seconda cosa da notare è che in Islanda, cioè nella patria del vulcano, di tutto quel trambusto si sono accorti a stento, rimanendo concentrati su problemi nazionali molto più gravi: succede, quando pare di essere al centro del mondo ma i vicini di casa a stento si accorgono che esisti.
La terza annotazione è che in realtà il nome corretto del vulcano sarebbe Eyjafjalla: jökull è infatti solo il suffisso che indica il ghiacciaio che lo sovrasta, un mare bianco e freddo molto più esteso della parte calda sottostante. Infine, e ci fermiamo: per gli europei Eyjafjalla è ormai sinonimo di vulcano esplosivo, esattamente ciò che Vendola ambisce a essere per la politica italiana. Ma rimane pur sempre il più piccolo fra i molti crateri islandesi, e tale resterà per la geografia e la storia anche se dovesse tornare a eruttare per un altro mesetto.
Insomma, dalle immagini ai fatti: Vendola è un maestro a far parlare di sé, e sa governare la sua regione. Ma deve stare attento a non sopravvalutarsi (la sua ultima prova elettorale nazionale è stata davvero scarsa) scambiando la fiammata di un momento per un movimento d’opinione ampio e duraturo.
Se fa sul serio, a Nichi converrà scegliere un’altra metafora geologica per la leadership del centrosinistra. Con attenzione. Per esempio, di frane ne abbiamo già avute abbastanza.