Il mondiale è degli australi

La verità mi appare ora evidente, e non capisco come non sia stata notata fino ad adesso (o forse sì, ma non in Italia). Con le uniche differenze di Sudafrica e Australia in negativo e di Olanda e Messico in positivo, questi sono palesemente i Mondiali dell’Emisfero australe. Cioè della parte del mondo dove, com’è noto, l’acqua scende giù nello scarico del lavandino in senso inverso. Una particolarità idrica che, insieme ad avere il Natale d’estate, accomuna Argentina, Brasile, Uruguay, Paraguay, Cile e Nuova Zelanda, tutti guarda caso bene in corsa per la qualificazione agli ottavi.

Ditelo a Marcello Lippi, che ieri ha confessato di «non sapersi spiegare» perché l’Italia giochi così male. Sulle prime la sua mi è sembrata un’affermazione perfino offensiva (insomma, sei pagato proprio per darti queste spiegazioni, no? Anche perché se non le dai tu poi non puoi lamentarti delle spiegazioni date dai pennivendoli). Adesso mi rendo conto che il povero Lippi davvero non può capire (come non possono capire Capello, Domenech, Loew, Del Bosque…): pensava bastasse avere un fisico integro, invece gli ci voleva un fisico (e basta) che analizzasse e prevenisse gli effetti non solo idrici del vivere e del giocare al di sotto all’Equatore. Comunque, per non rimanere nel vago su come la vedo io: Maradona col vestito della festa che alza la Coppa, tutto il resto è noia.