Dàmose da fa’

Qualche breve considerazione sui tre lunghi giorni della beatificazione, più che altro per riordinare qualche impressione già più o meno espressa nella lunga e disordinata diretta su Twitter.

C’era un piano, questa è la prima sensazione, e anche la buona notizia. In realtà c’è sempre un piano, ma questo si notava ci fosse, e sulla carta era notevole (ci sarebbe un’altra espressione, ma dato il contesto forse è poco adatta).

Sabato notte c’è stata una sottovalutazione delle persone presenti*, perlomeno di quelle che avrebbero dormito lì. Questo si è scontrato con la chiusura ermetica di un’ampia area attorno al Vaticano. Chiusura non avvisata per tempo e che ha costretto a una specie di lentissima evacuazione quando era ora di liberare la zona.

Non credo poi fosse previsto che rimanesse bloccato totalmente il passaggio a largo Giovanni XXIII (sottopassetto, dove c’è l’isola pedonale continuamente violata di Castel S. Angelo), e lo era anche per i pedoni, figuriamoci per i mezzi. E la gente scavalcava pericolosamente muretti o dormiva altrettanto a rischio ovunque, anche incastrata tra alcune impalcature.

Poi domenica è filato tutto un po’ più liscio, a parte il riemergere di qualche punta di ancien régime nel non poter dire di no a certe categorie. C’è sì stato qualche assembramento di troppo, ma in questo caso anche giustificabile con la infelice conformazione topografica dell’area. Da segnalare, ma non è una novità, anche il solito tappeto di rifiuti post-manifestazione.

In definitiva, il piano perfetto deve scontrarsi con tutti i livelli di chi lo va ad eseguire. Anche la metro ce l’ha, ma poi ci sono i cartelli A4 scritti a mano, per capirci. Siamo in tanti, ma se fai un piano perfetto anche l’ultimo scout deve impararlo come l’Ave Maria, fuor di metafora.

La buona notizia è però, come si diceva, che il piano ci fosse. È un po’ come il divieto di sosta (toh!): c’è una teoria, ma una pratica che non viene del tutto fatta rispettare (contiene eufemismo). Per il momento ci aggrappiamo con forza alla teoria, è un punto di partenza notevole se si deciderà anche di appicarla davvero. Poi serviranno anni di errori su errori per imparare (non siamo in Finlandia), ma qui ci mettiamo la solita buona dote di ottimismo.


* Più in generale: come-possono-entrare-un-milione-di-persone in via della Conciliazione? E, per inciso, giù ad andare non entrano neanche nel Circo Massimo, a San Giovanni, a piazza del Popolo o in qualunque altro posto colpito da milionismo negli ultimi anni. Basta un banale calcolo per determinare che ci vorrebbero 50 via della Conciliazione per contenerle tutte, e che dovrebbero in quel caso occupare più o meno 15 chilometri.