Spari a Milano: i magistrati sono lasciati soli?

Milano. Un uomo entra in tribunale e uccide tre persone.

«I fatti accaduti hanno un valore simbolico della solitudine in cui è lasciata la giustizia e i magistrati». Dice Rodolfo Sabelli, Presidente dell’Anm.

Parole che destano non poche perplessità. Giustizia e magistrati sono lasciati soli?
La risposta sta nella cruda realtà e nella qualità offerta dal servizio giustizia. Basta fare due passi all’interno di uno dei tribunali d’Italia per rendersi conto che sono gli stessi magistrati che si sono isolati. E il motivo è semplice: la magistratura ha perso ogni credibilità a causa di un esercizio della giurisdizione che ogni giorno si arricchisce di errori. Innocenti condannati, colpevoli assolti o persone che non dovevano neanche essere processate. Persone che, come diceva Calamandrei, per il solo fatto di subire un processo, patiscono una pena.
Errori che tra l’altro si maturano in un processo penale che ha mutato forma. Un processo dove è diventato più importante il Pm che il Giudice e dove è diventato più determinante un avviso di garanzia, un’intercettazione o una misura cautelare rispetto alla sentenza definitiva.

Insisto: i magistrati sono stati isolati, screditati o sono loro che non sono più autorevoli? Il rancore, la rabbia contro la magistratura è giustificata oppure no?
Queste dovevano essere le questioni da porre al centro del Plenum straordinario del Csm convocato in tutta fretta dopo i fattacci di Milano. Non le solite lamentele, non le solite litanie, ma un approccio critico.
Ed ancora. La strage di Milano ha spinto più d’uno, forse a corto di argomenti o di coraggio, a parlare di “sicurezza”. Eppure, basta riflettere per capire che non serve a nulla invocare la tanto declamata “sicurezza” dei tribunali.
Tutti i luoghi pubblici come gli ospedali, le scuole e i tribunali devono restare luoghi facilmente accessibili. Diversamente, se si controllano tutti gli utenti, quel luogo pubblico si bloccherà e smetterà di funzionare. Esattamente come è avvenuto l’altro giorno nel tribunale di Napoli.

Infine, un suggerimento. Che si spengano i riflettori sulla giustizia. Basta con gli spot fatti da intercettazioni illegalmente pubblicate o da affermazioni corporative. Questa nostra giustizia, facciamola funzionare prima di pubblicizzarla.