Parole matematiche: mantissa

Quella di oggi è un’eccezione, perché “mantissa” non viene usata in italiano se non per il suo significato matematico: la parte decimale di un logaritmo in base dieci, quella insomma che si andava a cercare nelle tavole dei logaritmi. Tra l’altro l’uso attestato in italiano è piuttosto recente: il DELI indica come fonte la Treccani (nel volume pubblicato per la prima volta nel 1934). A voler essere molto buoni, potremmo forse considerare il significato arcaico di “aggiunta”, attestato nel dizionario del Petrocchi del 1891. D’accordo, questo mostra che i linguisti non sono poi così interessati alla matematica e che oggi si possono fare ricerche più accurate standosene seduti alla scrivania: per esempio si può notare come nelle Tavole de’ logaritmi dei numeri naturali da 1 a 101000 di Giovanni Santini, pubblicate nel 1820 e che potete comodamente consultare su Google Books il termine è già usato nella nostra lingua. Però la storia della parola è divertente, e quindi merita due parole.

Il termine deriva dal latino mantissa, -ae, a volte scritto come “mantisa”, ma la sua origine è addirittura etrusca, almeno secondo Sesto Pompeo Festo, anche se alcuni immaginano che arrivi dal gallico. Il suo significato era quello di “aggiunta”, ma nel senso di “riempitivo”: il peso che si aggiunge a un lato della bilancia per fare cifra tonda, insomma. Da lì il termine prese il significato di “cosa di poca importanza” che passò direttamente all’inglese; il sito A word a day riporta un esempio pubblicato nel 1982 sul Ney York Times (“Are we supposed to think that most criticism of Mr. John Fowles is a mantissa?”) che probabilmente non sarà stato compreso dalla maggior parte dei lettori ma dove il termine ha quel significato. Ma è molto più importante notare come Henty Briggs, colui che prese i logaritmi neperiani e li trasformò in qualcosa di utilizzabile in pratica, prese il termine e lo applicò appunto ai logaritmi: la mantissa divenne il nome dell’aggiunta da fare alla parte intera del logaritmo in base dieci – che era facile da calcolare: si prendevano le cifre del numero e si toglieva uno se il numero era maggiore di 1, oppure si contavano gli zeri prima di una cifra significativa e gli si metteva uno zero davanti – per ottenere il valore preciso. Il termine matematico nacque dunque nel 1624.

Per completezza bisogna aggiungere che nei primi decenni dei calcolatori, quando fu sviluppata la notazione in virgola mobile per rappresentare i numeri non interi, i bit che contenevano le cifre significative (contrapposti a quelli con l’esponente) vennero definiti mantissa sia in inglese che in italiano. Ora gli anglofoni vogliono usare il termine “significand”: non so proprio che facciano gli italiani. Detto tutto questo, bisogna riconoscere che la parola ha la sua bella storia!