Tezuka e il dividendo culturale di Kickstarter

Un editore USA ha sfruttato Kickstarter per finanziare la pubblicazione di un manga ‘minore’ di Osamu Tezuka, Unico. Ma nelle nicchie il successo può debordare. E in un mese alcuni sostenitori di quel progetto si sono trovati nel pacchetto del proprio ‘pegno’ (pledge) altri due manga, Atomcat e Triton.

La piattaforma di crowdfunding di progetti creativi Kickstarter è ormai in cima all’agenda di molti settori. Ma in nessun campo sembra si stia compiendo una rivoluzione silente come nell’editoria di fumetto. Il dato numerico, eclatante, lo ha raccontato Publisher Weekly di recente: nel segmento del graphic novel, nel periodo febbraio/aprile 2012, Kickstarter ha generato vendite (circa 2 milioni di dollari) paragonabili a quelle del secondo editore di fumetti negli USA, DC Comics. Un newcomer del genere, nel fumetto statunitense, non si era mai visto.

In questo contesto l’editore Digital Manga si era già affacciato con due progetti, tra fine 2011 e inizio 2012, chiedendo agli utenti di finanziare la traduzione di due manga di Tezuka, Swallowing the Earth e Barbara. Un’operazione che aveva suscitato non poche perplessità. Secondo alcuni, infatti, per un’azienda già sul mercato, attingere al crowdfunding è una strategia di business quantomeno discutibile. E una giornalista aveva posto la domanda in modo secco e schietto: “I veri editori ricorrono a Kickstarter?”
Le ragioni di una simile scelta, per questo come per altri casi, sono composite: un po’ la crisi dell’editoria; un po’ il tentativo di aggirare la distribuzione tradizionale di manga dopo il fallimento delle librerie Borders; un po’ una trovata per dare sfogo ai progetti più di nicchia.

Sta di fatto che, in un mese – dal 21 giugno all’altroieri – Digital Manga è riuscita a finanziare in cinque giorni la pubblicazione di Unico, e ad allargare le maglie della sfida con due nuovi stretch goals legati a (eventuali) soglie da 26.000 e poi 47.000 dollari. Per chi avesse investito le somme più consistenti (oltre 50 dollari, e a seconda dei pacchetti), al raggiungimento della terza soglia si sarebbero aggiunti altri gadget e/o gli stessi ‘nuovi’ manga. E così è stato.

All’editore è andata bene, e subito ha deciso di reinvestire il (potenziale) surplus economico in nuovi sub-progetti. Un modo per allargare a nuovi lettori la finestra di 25 giorni rimasta ‘aperta’; e un rilancio a sorpresa, con cui gratificare la fiducia dei sostenitori più generosi.
Naturalmente le perplessità ‘etiche’ sull’uso del crowfunding da parte di operatori mainstream rimangono. Ma ciò che questa operazione dimostra è comunque qualcosa di interessante: la flessibilità delle forme di crowdfuning, e le loro ricadute sulla percezione del significato di “investire in cultura” (online).

Perché per chi sceglie, diversamente dall’acquisto di un prodotto finito, di partecipare come backer su Kickstarer, la sensazione – in caso di successo – può somigliare a ricevere un dividendo sopra le attese. Finanziare progetti crowd non è, infatti, solo scommettere su un ROI (return of investment) in forma di merce. È anche garantire attenzione a qualcosa che ancora non è, contribuendo in modo personale alla sua – eventuale – esistenza sul mercato.

E il dividendo che matura quando un progetto crowdfunded – tipo Tezuka – prende vita, può rivelarsi qualcosa di più del solito. Un dividendo insieme economico e culturale: il riconoscimento per avere finanziato una piccola impresa culturale. Ovvero, un piccolo premio alla lungimiranza del proprio investimento, online, in cultura.

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