Quella foto non è una foto

Un giovane grafico di Brisbane, Anthony Hearsey, ha pubblicato un’immagine che sta facendo il giro di Internet. Un numero molto elevato dei miei contatti sui social network la sta condividendo in queste ore. Quasi tutti cliccano “share” molto velocemente, come facciamo tutti sempre, molto prima del necessario. I più curiosi poi verranno colti dal dubbio e aggiungeranno nei commenti una spiegazione di cosa quell’immagine effettivamente sia: la maggioranza di loro invece non ci penserà più e si dedicherà ad altro.

Il risultato concreto di una simile avventatezza da social network – alzi la mano chi non ci è mai cascato – è che milioni di persone in tutto il mondo stanno osservando un’immagine pensando che si tratti di una foto satellitare notturna e in tempo reale degli incendi in Australia. Cosa che ovviamente non è. Del resto basterebbe poco: avete mai visto il rossore delle fiamme di un incendio in una foto satellitare scattata dalla ISS?

Come molti si affretteranno a spiegare, sempre nell’illusione consolante che serva davvero a qualcosa provare ad opporsi ai fenomeni virali in rete, quella foto non è una foto. È, tecnicamente parlando, una visualizzazione tridimensionale, prodotta dal suo autore, aggiungerei con un sufficiente grado di leggerezza, utilizzando dati liberamente disponibili in rete. Ad un’immagine della Nasa dell’Oceania sono stati aggiunti, in un formato grafico accattivante e con vistose esagerazioni di rendering, i dati degli incendi occorsi da quelle parti nel periodo 5 dicembre 2019 – 5 gennaio 2020.

Se vi interessa un’immagine meno scientificamente avventata e meno carica di potentissimi significati da fine del mondo, potete guardare questa di Firms che prova a rappresentare fenomeni simili:

La foto di Hearsey, insomma, non è una foto. Praticamente nessuna delle informazioni che ci suggerisce ad una primissima analisi sono vere. L’immagine però, come sovente accade in questi casi, è costruita in maniera da sembrarlo: a partire dal colore utilizzato per indicare la località interessate dagli incendi. Sarebbe bastato cambiare colore per non indurre migliaia di persone in errore.

Quella foto è, inoltre, un piccolo rovello filosofico. Perché contiene dati veri ma suggerisce informazioni sbagliate. Perché, nella migliore delle ipotesi, presume una cultura da parte dell’osservatore che quasi mai questi potrà avere e, nella peggiore delle ipotesi, è stata costruita appositamente per far leva su quella mancanza.

Quella foto che non è una foto suggerisce anche altri pensieri sbagliati che però molto spesso troveremo plausibili e consolanti. Molti, commentando, scriveranno: ok la foto sarà anche falsa ma il problema degli incendi in Australia è vero e gigantesco. Quindi quella foto alla fine è utile.

Si tratta di un punto di vista apparentemente incontestabile che abbiamo ascoltato molte volte, ma che faremmo invece bene a rigettare completamente. Il ruolo etico delle false informazioni esiste solo nella testa di quelli che, suggerendoci qualcosa all’orecchio, intenderanno decidere per noi cosa è vero e rilevante e cosa invece non lo è.