Il boxino morboso della politica

La gran parte della discussione politica di questi ultimi giorni riguarda il nulla.
È del tutto irrilevante e parecchio infantile la questione interna al PD fra “chi vota come Verdini” e “chi vota come CasaPound”. È totalmente priva di senso la rilevanza sui media della frase di Alfio Marchini sulla sua ipotetica opposizione alle Unioni gay nel caso (remotissimo) in cui dovesse diventare sindaco, così come è del tutto superflua la specificazione di Monica Cirinnà sul fatto che se mai Marchini diventasse sindaco sarebbe obbligato a rispettare la legge dello Stato. È ridicolo che si discuta del linguaggio da osteria utilizzato dal sindaco di Napoli De Magistris durante un comizio (invece che seppellirlo in un silenzio imbarazzato e tombale come meriterebbe) ma lo è altrettanto che il Presidente del Consiglio senta la necessità di replicare.

Abbiamo di fronte una discussione politica nella quale la politica è stata di fatto espulsa, nella quale il boxino morboso è l’unico criterio da tutti accettato e anzi da tutti vigorosamente conteso. Nessuno informa su niente. Tutti replicano in continuazione alle esagerazioni verbali altrui. Il pubblico stesso di questo modesto spettacolo si schiera e si confronta ogni giorno sui social network a partire da simili irrilevanti stupidaggini. Stupidaggini sempre più urlate che ne richiamano altre ed altre ancora.

Se almeno alla fine politici, giornalisti e commentatori si trovassero tutti assieme a prendersi a cazzotti dentro una piscina di fango, in un rito liberatorio e finale, poi si potrebbe ricominciare ad essere un Paese meno incivile. Certo servirebbe una piscina grande.