Il predellino di Alessandra Moretti

C’è una politica nuova e un po’ superficiale che condiziona le nostre vite. È facile riconoscerla, perché dietro alle usuali espressioni retoriche (i cittadini ci chiedono, la gente è stufa, ecc. ecc.) si occupa molto di se stessa. Non è tanto interessata ai risultati tangibili della propria azione quanto piuttosto alle reazioni immediate che è in grado di provocare. È la politica dell’annuncio e dello slogan a sensazione, molto basata su dinamiche di personale esposizione, un portato di indubbio successo del berlusconismo. Questo predominio delle parole sui fatti oggi è scivolato ovunque ed è stato adottato da molti.

Forse in quest’ottica può essere inquadrata la lettera che l’On Alessandra Moretti ha indirizzato al Corriere della Sera. Cosa ci dice di importante questa breve missiva? Molte cose e tutte in qualche misura collegate. La prima, forse la meno rilevante, è legata alla sua scarsa accuratezza.

Scrive Moretti:

“Guardiamo quello che accade negli USA, dove la scalata delle leadership femminili nelle multinazionali dell’online si è tramutata in una vera e propria “onda rosa” che guida la conquista della Silicon Valley: dalla top manager Susan Wojcicki alla guida di Youtube a Sheryl Sandberg numero uno di Facebook, da Marissa Mayer per Google a Carol Bratz per Yahoo.”

E allora guardiamolo un po’ meglio quello che accade in USA: Sandberg non è il numero uno di Facebook, Mayer non lavora più a Google da tempo, Carol Bartz (non Bratz ok un refuso capita a tutti) è stata licenziata (con una telefonata, questo sarebbe stato interessante sottolineare) da Yahoo nel 2011.

Al di là delle vaste imprecisioni dubito assai che allargando lo sguardo sui capi azienda delle società Internet USA si possa parlare di “onda rosa” ma in ogni caso la frase è comunque utile a sottolineare che gli esempi portati sono variamente inesatti. Tuttavia noi rifiutiamo di pensare che Moretti stia parlando di cose che non conosce.

Proseguiamo oltre. Cosa sta provando a dirci Moretti con questa lettera? Io credo che la parlamentare PD stia tentando di intestarsi una battaglia. Intendiamoci, si tratta di una battaglia giusta e sacrosanta: il problema in questi casi non è tanto quello di combatterla – per combatterla ci saranno tempi e modi – ma di accreditarsi come capo dei combattenti, di raccontarsi all’opinione pubblica come politico che per primo si è attivato. È lo stesso percorso comunicativo seguito da Francesco Boccia (altro parlamentare PD) nel cavalcare la famosa vicenda web-tax. Si individua un tema di ampia convergenza, in quel caso l’elusione fiscale in Italia dei giganti del web, e si dichiara la propria ferma volontà di risolverlo rapidamente in nome dell’interesse comune. È importante che simili iniziative siano spesso superficiali ed inattuabili? Non tanto, non abbastanza da rinunciarvi. È importante subire ampie critiche e censure dal ristretto universo degli esperti in materia? Nemmeno: la cosa importante è scendere ogni possibile gradino di semplificazione per essere compreso dal proprio elettore, per essere assunto da una platea vasta come esempio di buon governo. Anche se nei fatti è vero l’esatto contrario.

La battaglia per l’hate speech sulla rete italiana, che è questione articolata e complessa come e più di quello della web tax, ha già – purtroppo per Moretti – un precedente intestatario nella persona del Presidente della Camera Boldrini, molto attiva da mesi ed anche in questi giorni nel suo non invidiabile ruolo di incompetente guerreggiante. Chi si aggiudichi la partita in fondo non è così importante.

Più importante sarà capire – esattamente come con Boccia e con Boldrini nei mesi scorsi – quali siano gli effetti possibili e collaterali di un simile politicare di superficie. Al riguardo le prime anticipazioni che Moretti lascia intendere nella sua lettera al Corriere contengono un giusto mix di sacrosante preoccupazioni e pacifiche sciocchezze. O così almeno sembrano.

L’onorevole Moretti annuncia al quotidiano milanese un disegno di legge sull’odio in rete presentato a suo nome, appoggiato da “un sostanzioso numero di deputati PD under 35”, a garanzia – immagino io – di una certa contemporaneità. Per evidenti ragioni di spazio la lettera non può scendere nei particolari. E se qualcuno decidesse di andare sul sito di Montecitorio troverebbe il progetto di legge effettivamente assegnato ma per ora senza testo. Insomma, l’onorevole spiega a grandissime linee sui giornali un disegno di legge che ancora i cittadini ai quali è dedicato non possono leggere ed è come se l’investitura del “tranquilli, ci metto io la faccia” sia declinata nella più vasta fra le opzioni possibili. Siccome un simile beneficio di inventario mi sembrava eccessivo ho domandato gentilmente all’Onorevole su Twitter se c’era una bozza del progetto (così da poter almeno capire cosa significhi la frase ”pubblicare i volti di chi pensa di insultare impunemente sul web”) ma l’onorevole per ora non mi ha risposto.

Volevo soprattutto comprendere meglio se dietro ai fasti della comunicazione che porta il tuo cognome al centro di mille discussioni c’era, per una volta, un minimo di raziocinio e approfondimento al posto delle solite quattro banalità populiste e superficiali alle quali la politica ad effetto applicata al contesto tecnologico ci ha abituato. Per ora toccherà aspettare, prendendo comunque atto fin da ora che in una certa nuova idea della politica le grandi battaglie prima le si annuncia ai giornali e poi le si porta, eventualmente, in Parlamento.

update: l’On Moretti mi ha appena risposto su Twitter che il testo sarà presentato “in settimana”.

riupdate: In un altro tweet Moretti dice che “mostriamo i volti di chi ci insulta” è una provocazione.