Mario Monti. Il tweet delle piccole cose

Discutiamo molto dei tweet di Mario Monti in questi giorni. Con grande festiva soddisfazione.
Twitter, fra le cose belle che ha, ne ha una più bella delle altre: ci costringe ad un nuovo riguardo verso le piccole cose. In soli 140 caratteri tutto diventa enorme, perfino una virgola guadagna il centro della scena. Il gioco dadaista o la semplice invettiva vengono zippati dentro un bustino da madama settecentesca e sono contemporaneamente osservati con la lente di Sherlock Holmes.
Se tutto questo è vero, se questo è il contesto culturale di riferimento, ne dovremmo dedurre che i primi tweet di Mario Monti sono stati scritti da un folle. Io, che sono un ingenuo, prima di venir smentito dai fatti, ho pensato che forse Monti, carico di grande umiltà, avesse deciso di imparare la nuova grammatica dei cinguettii e, come tutti quelli alle prime armi, faticasse un po’.
Ingenuo io ed ingenuini i miei bambini, Mario Monti non è l’autore dei suoi tweet lo ha scritto ieri su La Stampa Jacopo Iacoboni: Gianluca Sgueo, uno dei comunicatori digitali dell’ex Premier, ci ha poi svelato ieri sera su Twitter che, contro ogni evidenza, loro hanno “una strategia”.

Quindi i tweet dell’ex Primo Ministro, con il sì affermativo senza accento, i tre orribili puntini di sospensione, il punto esclamativo come quelli che usa mia figlia in IV elementare e gli slogan di plastica da rappresentante di aspirapolvere, ora sappiamo che non sono gli esperimenti di un neofita ma parte di una strategia comunicativa. Una strategia, vista da qui, degna dei realvisceralisti di Roberto Bolaño.

Ne discutiamo per diletto: come molte cose della comunicazione politica digitale in Italia Twitter è oggi del tutto ininfluente. È buono per i merli. Per Mario Monti (ma anche per molti altri) tutto sommato è una fortuna. Gli accenni a Twitter compaiono quotidianamente nelle cronache sui media, sono una fonte inesauribile di fraintendimenti, retromarce e piccole divagazioni giornalistiche, ma non spostano voti. Sono ancor meno influenti quando il twittator cortese abdica all’unico ruolo interessante che lo strumento offre: quello di un piccolo spaccato di autenticità offerta ai propri follower, punti esclamativi e refusi compresi.

Quando Mario Monti ha uno staff che si occupa di Twitter, quando dietro alle piccole parole c’è una strategia, quando il singolo messaggio viene pesato col bilancino per i diamanti, tutto diventa sostanzialmente inutile, le singole parole si trasformano in uno dei tanti ingredienti del pastone politico confezionato dai media per il giorno dopo.

Pensavo questo ieri quando ad un tratto nella mia timeline è comparsa una foto della partita a Risiko di Matteo Renzi.