News that were not

Nella quarta puntata di The Newsroom (è andata in onda la quinta, intanto) c’erano due cose notevolissime per noi quattro gatti – o per me da solo, come sostiene Matteo Bordone – che ci appassioniamo ai discorsi sul fare le cose bene con il giornalismo. Aspettavo a scriverne per vedere se le trovavo tutte e due, ma su YouTube la prima non è apparsa. Era di fatto la versione televisiva di una puntata di “Notizie che non lo erano”, con l’esposizione di come una falsa notizia sui costi di un viaggio di Obama in India era circolata, era stata adottata, era diventata parte di una campagna; e la spiegazione di come quella notizia fosse falsa, e false tutte le costruzioni conseguenti. Nell’episodio si chiedeva che i promotori di tali palesi falsità dovessero portare un’etichetta come quelle delle sigarette, che indichi il rischio di bugie e pericolo per la corretta informazione dei cittadini.

Ma la scena mozzafiato (ma a me piace molto anche l’autoironica formula “I’m on a mission to civilize” con cui il protagonista cerca di redimere giornalisti e lettori che si appassionano al gossip e alle demolizioni giornalistiche di personaggi pubblici) è lunga i sette minuti finali, in cui potete trovare di tutto: la potenza della breaking news in una redazione, la commozione di una storia drammatica, e la lucidità – nella realtà quasi introvabile – di non fidarsi di una notizia che stanno dando tutti. La storia di quel guaio giornalistico la raccontammo qui sul Post, dove quel dilemma capita una volta al mese.


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