Uno sbadiglio ci seppellirà

Luca Sofri

Giornalista e direttore del Post. Ha scritto per Vanity Fair, Wired, La Gazzetta dello Sport, Internazionale. Ha condotto Otto e mezzo su La7 e Condor su Radio Due. Per Rizzoli ha pubblicato Playlist (2008), Un grande paese (2011) e Notizie che non lo erano (2016).

Ogni volta che torno nella mia città ho dei pensieri e dei sentimenti tanto emozionanti quanto banali, buoni e cattivi. Mi viene sempre voglia di scriverli o comunicarli a chi mi sta vicino, e un po’ lo faccio un po’ mi trattiene la loro prevedibilità e ripetitività.

Poi, nella mia città, però, noto ogni volta anche una cosa peculiare: ovvero il perpetuarsi di una pigra cultura di ingenuo ribellismo adolescenziale che si manifesta essenzialmente con un tasso elevatissimo di infantili scritte sui muri. Pisa è appestata di scarabocchi e scemenze su tutta la sua bellissima superficie, sintomi di una antica tradizione di “antagonismo” giovanile allevato dall’università e che ha avuto manifestazioni sia nobili che pessime, nei decenni, ma ora si è raggrinzito in innocue ubriacature serali nei tanti bar cittadini dove io stesso ho passato un tempo esagerato, e meno innocue stupidaggini scritte sulle pareti con presunzioni rivoluzionarie e creatività inesistente. Tutto già visto, tutto già letto, cliché di cliché di cliché, con l’unico risultato di dare della popolazione studentesca pisana un’immagine di gente che impiastra il posto di cui dovrebbe essere fiera. Su qualunque bellezza e grandezza cittadina si giri lo sguardo – con l’eccezione grazialcielo di piazza dei Miracoli – è passato prima qualcuno il cui percorso di conformismo giovanile gli ha suggerito di rovinarla con una scritta mediocre, e un’ingenua illusione di vivere in una scena di “V for Vendetta”. Tra un ponce e l’altro.


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