C’è una partecipazione inaspettata

L'affluenza era alta già ieri sera, al 46 per cento: tutte le notizie della giornata elettorale, man mano che arrivano

(Marco Ottico/Lapresse)

Dalle 7 di lunedì sono riaperti i seggi per il secondo giorno di votazioni del referendum sulla giustizia: chiuderanno alle 15, e da quel momento inizierà il conteggio dei voti. Si vota per confermare la riforma della magistratura proposta dal governo di Giorgia Meloni e approvata dal parlamento. Il Post seguirà tutte le notizie con questo liveblog.

Liveblog

I post un filo allusivi di Forza Italia su come votare, a seggi aperti

Da domenica mattina Forza Italia sta mobilitando i suoi elettori con diversi post accomunati da un gioco di parole alquanto didascalico, forse per eludere il silenzio elettorale che imporrebbe di non condizionare il voto quando i seggi sono aperti.

È questo:

Tra non molto arriveranno exit, instant e intention poll: ma cosa sono?

I seggi chiuderanno tra circa mezz’ora, alle 15, e a quel punto cominceranno ad arrivare i primi risultati, ma va ricordato che quelli di cui parleremo all’inizio non saranno basati sui voti reali.

I principali istituti statistici pubblicheranno infatti exit poll, instant poll e intention poll, cioè diversi tipi di sondaggi che si differenziano per il metodo con cui vengono realizzati.

Li mostreranno le televisioni che seguiranno lo spoglio e circoleranno un po’ ovunque, quindi conviene capire cosa sono, per sapere come interpretarli.

Gli exit poll sono sondaggi realizzati in alcuni seggi più rappresentativi, in cui viene chiesto alle persone in uscita dai seggi cosa hanno votato. Gli instant poll sono invece sondaggi telefonici realizzati il giorno stesso del voto. Infine gli intention poll sono sondaggi telefonici e dal vivo fatti alcuni giorni prima del voto e, in alcuni casi, il giorno stesso del voto.

Il governo oggi ha invitato le persone ad andare a votare, e forse è un segnale

Questa mattina, poche ore prima della chiusura dei seggi, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Guido Crosetto, ministro della Difesa, e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno invitato sui social le persone ad andare a votare.

È in una certa misura normale che questo succeda, ma tre post di questo genere in così rapida successione stanno a significare che, molto probabilmente, nel governo c’è un po’ di preoccupazione dell’ultimo momento.

Meloni ha ricordato che c’è tempo fino alle 15 e che «partecipare è importante». Crosetto ha scritto che «non ci dovrebbero essere scuse per non recarsi al seggio a votare» e che «chi non va regala ad altri la scelta per il suo futuro».

Tajani, infine, ha scritto: «Partita finisce quando arbitro fischia», parafrasando una celebre citazione attribuita all’allenatore Vujadin Boskov (ma mai davvero pronunciata), che in realtà recita: «Rigore è quando arbitro fischia».

Le responsabilità di una campagna elettorale pessima

Adesso che è finita, possiamo fare un bilancio della campagna elettorale per questo referendum. Lo fa il (peraltro) direttore editoriale del Post Luca Sofri, sul suo blog Wittgenstein.

Quella per questo referendum è stata una campagna elettorale pessima, dicono tutti. Lo dicono così tutti che non si capisce chi sia stato, allora, a renderla pessima. Probabilmente tutti.
Ne dirò tre cose, per aiutare a individuare le maggiori responsabilità.

Le tre cose potete leggerle qui.

Tra circa un’ora ci faremo un’idea, ma va tenuta a mente una cosa

I seggi chiuderanno alle 15 e pochi minuti dopo saranno diffusi i primi exit poll e le prime analisi sui possibili scenari futuri: se dovesse vincere il No saranno scenari politici (cosa succederà al governo?), se vince il Sì ci domanderemo che effetti avrà, alla fine, questa riforma.

Ma anche in quest’ultimo caso non saranno discussioni così concrete: il testo approvato dal parlamento e che deve essere confermato con il voto, infatti, definisce in generale le modifiche da fare alla Costituzione, ma non dice come questi cambiamenti verrebbero realizzati. Saranno il parlamento o il governo a stabilirlo attraverso leggi e decreti detti attuativi, proprio perché attuano la riforma.

Nel caso di questa riforma della magistratura i dettagli e le procedure ancora da stabilire sono particolarmente importanti. Ne avevamo scritto qui:

Inizia la diretta del Post

È iniziata la diretta del Post per seguire insieme ai giornalisti della redazione, sia a Milano che a Roma, le notizie che arrivano sul referendum. Potete guardarla cliccando questo link oppure sul canale YouTube del Post. Nel corso del pomeriggio scopriremo insieme i risultati, capiremo i numeri e il loro significato, conosceremo meglio il funzionamento della giustizia e le conseguenze politiche del referendum.

La diretta è condotta dalle 14 da Francesco Costa e Mariasole Lisciandro, con cui seguiremo lo scrutinio dai primi exit poll fino al risultato; alle 17 arriva Matteo Bordone, per continuare a restare aggiornati sui risultati del referendum, sulle reazioni e sulle conseguenze, e intanto parlare di politica e giustizia senza annoiarsi. Dalle 20 circa, poi, Costa e Lisciandro tornano per una serata in cui fare il punto della situazione, e soprattutto capire cosa è successo e cosa succederà: alla giustizia, alla politica, a chi avrà vinto e a chi avrà perso.

Non fotografate le schede, eh!

Due persone sono state denunciate a Catanzaro per aver fotografato la scheda elettorale. Il presidente di seggio, nella sezione 31 di via Broussard, ha chiamato i Carabinieri quando si è accorto di quello che stava succedendo.

I voti delle due persone denunciate sono stati annullati.

La legge prevede pene da tre a sei mesi di carcere e multe da 300 a 1.000 euro. In alcuni seggi i presidenti di seggio chiedono agli elettori di lasciare il telefono fuori dalla cabina elettorale.

(Ansa/Mourad Balti Touati)

Tre facce note ai seggi

Carlo Calenda, di Azione, ha votato a Roma in un seggio vicino a piazza Navona, scherzando sul fatto di avere la tessera elettorale in regola. A una precedente consultazione era andato al seggio con la scheda piena e non aveva potuto votare.

Il leader di Azione Carlo Calenda, Roma, 22 marzo (Roberto Monaldo/LaPresse)

Anche Matteo Salvini della Lega ha votato a Roma, ed è stato brevemente contestato.

Il segretario della Lega e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, Roma, 22 marzo (Ansa/Giuseppe Lami)

Giuseppe Conte del Movimento 5 Stelle ha votato a Roma e ha detto di averlo fatto in fretta perché aveva le idee chiare su cosa votare.

Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, Roma, 22 marzo (Ansa/Fabio Cimaglia)

Sarà un voto politico

Nelle ultime settimane la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha invitato l’opinione pubblica a concentrarsi sul merito del referendum, nella speranza di slegare l’esito della consultazione dal giudizio politico nei confronti del governo, quale che sia.

I dati provvisori sull’affluenza (domenica avevano votato circa 21 milioni di persone, il 46 per cento) indicano che sta avvenendo il contrario. Una tale mobilitazione è difficilmente spiegabile solamente con un interesse verso il CSM o verso la separazione delle carriere dei magistrati.

È evidente che questo voto si è caricato di un significato politico che va oltre al contenuto della riforma. Ed è una cosa a cui ha contribuito la stessa Meloni, volente o nolente: fino a un paio di settimane fa aveva molto limitato i suoi interventi pubblici sul referendum, affidando il compito di fare campagna ai suoi ministri e alla maggioranza. 

Ma le cose non sono andate come previsto, per vari motivi, tra cui alcune uscite più o meno infelici del ministro della Giustizia Carlo Nordio e l’immobilismo dei suoi alleati.

Da quel momento in poi Meloni è intervenuta sul referendum in modo più diretto, provando a mobilitare il suo elettorato: tra le altre cose ha pubblicato un video di quasi 14 minuti sui suoi canali social e ha partecipato a Pulp Podcast, il seguitissimo podcast di Fedez e Marra.

Si vota anche per qualcos’altro, ma difficilmente fuori dal Veneto ve ne siete accorti

Ieri e oggi in decine di comuni del Veneto, alcuni in provincia di Rovigo e altri in provincia di Padova, si sta votando anche per le elezioni suppletive nei collegi uninominali della Camera lasciati vacanti dai leghisti Alberto Stefani e Massimo Bitonci, diventati presidente e assessore regionale. 

In totale si sono presentati sette candidati, tutti uomini.

A Rovigo il centrosinistra unito, ma senza il Movimento 5 Stelle, ha presentato Giacomo Bovolenta, avvocato di Italia Viva, già consigliere comunale a Porto Tolle. Sempre a Rovigo i candidati sono poi Giuseppe Padoan, indipendente e vicino al movimento no vax, e Alberto Di Rubba, vicino a Matteo Salvini e ex tesoriere del partito. È sostenuto dalla coalizione di centrodestra formata da Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Noi Moderati e UdC.

A Padova il centrosinistra ha invece candidato Antonino Stivanello, consigliere comunale di Vigonza. Ci sono poi Andrea Paccagnella del movimento liberale «Ora!», il leader del Popolo della Famiglia Mario Adinolfi e per la Lega Giulio Centenaro, che è stato consigliere regionale nella lista “Zaia Presidente” e che alle ultime regionali è arrivato primo tra i non eletti.

Alle 23 di ieri l’affluenza per i due seggi della Camera era più alta di quella per il referendum, con uno scarto medio di oltre sei punti percentuali.

🤢

Ieri sera Matteo Salvini è andato al seggio di via Trionfale a Roma per votare, insieme alla compagna Francesca Verdini. Ha posato per le foto e all’uscita ha parlato brevemente con i giornalisti, commentando l’alta affluenza. Mentre si allontanava ha incrociato una donna che, vedendolo, ha simulato un conato di vomito. «Buon appetito anche a te, cara», le ha detto lui.

Meloni ha votato

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e molti altri leader politici hanno scelto di votare oggi.

(Ansa/Fabio Frustaci)

Qui Meloni al suo seggio, la scuola dell’infanzia in piazza Beata Vergine del Carmelo, al Torrino, quartiere nella periferia sud di Roma.

(Ansa/Fabio Frustaci)

Quanto ci vorrà per sapere i risultati

Alle 15 chiuderanno tutti i seggi e a quel punto comincerà lo scrutinio delle schede. Ci aspettiamo che pochi minuti dopo cominceranno a circolare i primi exit poll, instant poll e intention poll, cioè sondaggi realizzati i giorni prima del voto o il giorno stesso ai seggi, che si basano su quello che le persone hanno detto di aver votato o che avrebbero votato (qui un ripasso veloce sulle loro differenze).

Se dagli exit poll emergerà subito un grande distacco tra il Sì e il No (almeno di una decina di punti) potremo considerare quel dato già abbastanza vicino a quello reale. Se invece le due percentuali saranno più vicine bisognerà aspettare le prime proiezioni basate sui dati reali, che cominceranno ad arrivare già dopo le 15. La velocità con cui avremo i risultati, quindi, dipenderà anche dalla velocità con cui avvengono gli scrutini: nel caso dei referendum lo spoglio è molto facile (ci sono solo due caselle da controllare), quindi è probabile che già entro un paio d’ore avremo un’idea del risultato definitivo.

Eccoci

Buongiorno, è il giorno in cui sapremo i risultati del referendum sulla riforma della magistratura, l’evento elettorale e politico più importante dell’anno, e uno dei più importanti dell’intera legislatura fin qui. Ci saranno diverse cose da dire e da spiegare a prescindere dall’esito, e noi vi accompagneremo durante questa giornata con questo liveblog e con una diretta video che si potrà seguire gratuitamente sul canale YouTube del Post.