• Live
  • Mondo
  • Lunedì 16 marzo 2026

In Libano gli sfollati sono più di un milione

A causa dei continui bombardamenti israeliani, intanto il piano di Trump per lo stretto di Hormuz è stato accolto con ben poco entusiasmo

Una tenda di persone sfollate a Beirut, in Libano, il 16 marzo
Una tenda di persone sfollate a Beirut, in Libano, il 16 marzo (Daniel Carde/ZUMA Press Wire)

È finito il diciassettesimo giorno della guerra in Medio Oriente. Trump ha confermato di voler formare una coalizione per scortare le navi nello stretto di Hormuz e di averlo chiesto ad almeno sette paesi: per ora nessuno ha accettato. In Libano le persone uccise dall’inizio della guerra sono più di 800, gli sfollati oltre un milione. Sono proseguiti i bombardamenti statunitensi e israeliani sull’Iran, così come gli attacchi iraniani contro Israele e i paesi del Golfo, e quelli delle milizie sciite filoiraniane contro obiettivi in Iraq. Il Post segue le notizie con questo liveblog.

Liveblog

Il ministro degli Esteri iraniano ha smentito di avere avuto nuovi contatti con Steve Witkoff, l’inviato di Trump

Il ministro Abbas Araghchi ha detto che non parla con l’inviato statunitense Steve Witkoff da prima della guerra: ha smentito un articolo di Axios che sosteneva invece che i contatti tra i due fossero ripresi in questi giorni, con uno scambio di messaggi. L’articolo è scritto dall’ormai noto giornalista Barak Ravid, ed è basato su due fonti rimaste anonime.

Araghchi ha scritto che sostenere una ripresa dei contatti, e dunque dei negoziati, serva «solo a sviare i commercianti di petrolio e l’opinione pubblica», sostenendo dunque fosse una tattica per far calare il prezzo del petrolio. 

Dopo la smentita, una delle due anonime ha sostenuto che Araghchi stesse mentendo e che era stato proprio lui ad avviare i contatti. 

Com’è che tutti questi giornalisti chiamano Trump, e com’è che lui risponde

Un articolo del giornale online Semafor ricostruisce un processo mediatico peculiare di questa guerra: Trump ha fatto almeno una trentina interviste telefoniche con giornalisti di media disparati, che lo hanno chiamato direttamente al suo cellulare. Per esempio è riuscita a parlarci anche la corrispondente del Corriere della Sera, Viviana Mazza.

Prima di Trump riuscire a raggiungere con questa facilità il presidente degli Stati Uniti era una cosa impensabile, ma al suo staff non dispiace. Semafor fa notare che queste interviste sono accomunate da due cose: sono molto brevi, solitamente di pochi minuti, e quasi mai Trump dice qualcosa di eccezionale.

Cioè: quasi mai ne esce una notizia, e spesso la “notizia” è la chiamata in sé. 

Donald Trump parla al telefono a bordo della sua limousine, il 6 marzo (AP Photo/Luis M. Alvarez)

Donald Trump parla al telefono a bordo della sua limousine, il 6 marzo (AP Photo/Luis M. Alvarez)

Semafor spiega che ottenere il numero di Trump non è particolarmente difficile: ce l’hanno tutte le redazioni dei principali media statunitensi. Partendo da zero, il giornalista che ha scritto l’articolo, Max Tani, è riuscito a ottenere in 5 minuti, chiedendo a colleghi di altre testate.

Nel settore si sono diffuse anche delle tattiche specifiche per questo genere di interviste. Chi chiama Trump lo fa o la sera tardi, perché è noto che il presidente dorma poco, o subito dopo che ha postato su Truth, perché magari gli va di parlare. Di solito, quando gioca a golf è di buonumore e dunque più disposto a stare al telefono.

La disinvoltura nell’accettare chiamate porta Trump a metterle in viva voce, chiacchierando coi giornalisti mentre è in presenza di altre persone, oppure a interrompere le interviste dal vivo, per rispondere alle telefonate di altri giornalisti. 

Semafor conclude che per Trump ha senso prestarsi a queste “esclusive”. Diventano un modo per far passare la sua visione senza un vero contraddittorio, in modo simile a quanto avveniva con i tweet, spesso ripresi acriticamente dai media, durante il suo primo mandato. 

Un timido comunicato di Canada, Francia, Germania, Italia e Regno Unito contro la guerra in Libano

Hanno diffuso un comunicato congiunto in cui si dicono «gravemente preoccupati» e chiedono ai governi di Libano e Israele di negoziare per mettere fine alla guerra.

Per prima cosa i paesi chiedono a Hezbollah, il gruppo politico e militare sciita attivo in Libano e alleato dell’Iran, di mettere fine agli attacchi verso Israele. Poi scrivono che un’eventuale invasione di terra in Libano da parte di Israele, ipotesi che sembra sempre più probabile, avrebbe «conseguenze umanitarie devastanti» e potrebbe portare a «un conflitto prolungato». 

Tende per sfollati a Beirut, la capitale del Libano, il 15 marzo 2026 (AP Photo/Hassan Ammar)

Dallo scorso 2 marzo Israele ha ripreso a bombardare varie zone del Libano con l’obiettivo di eliminare Hezbollah: gli attacchi hanno ucciso quasi 900 persone e causato oltre un milione di sfollati. A sua volta Hezbollah lancia razzi contro Israele, per la maggior parte intercettati dagli avanzati sistemi israeliani di difesa aerea. 

Lunedì Israele ha avviato nuove operazioni di terra nel sud del Libano: non è ancora in corso un’invasione, ma è una possibilità da non escludere

Anche Meloni è in disaccordo con Trump

La presidente del Consiglio ha escluso che l’Italia possa intervenire nello stretto di Hormuz, dicendo che «vorrebbe dire fare un passo avanti verso il coinvolgimento» nella guerra in Medio Oriente. La posizione di Meloni è in linea con quella dell’Unione Europea: rafforzare la missione navale Aspides, già esistente, che però è attiva solo nel mar Rosso. 

È notevole che Meloni dica espressamente che non sosterrà il piano di Trump, come abbiamo spiegato in questo articolo: 

E quindi come altri leader europei non aderirà al rischioso piano di Trump per cercare di riavviare i traffici di petrolio e gas, bloccati dall'Iran

Visualizza l'immagine per {title}

Per la borsa americana è stato il giorno migliore dall’inizio della guerra

Tutti e tre i suoi principali indici – il Dow Jones, lo S&P 500 e il Nasdaq – hanno chiuso in attivo, attorno all’uno per cento, dopo settimane largamente in perdita.

In serata ha continuato a scendere anche il prezzo del petrolio: quello della quotazione WTI, di riferimento per il mercato statunitense, s’è attestato sui 93 dollari al barile dopo che in mattinata aveva toccato i 100 dollari.

Israele e gli Stati Uniti hanno ripreso a bombardare Teheran

Alcuni abitanti hanno detto al New York Times che sono in corso intensi attacchi aerei. 

Una stazione di polizia a Teheran distrutta dai bombardamenti statunitensi e israeliani, il 15 marzo 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)

Lunedì altri attacchi avevano colpito un’importante centrale elettrica nella zone orientali della città, dove la corrente è mancata per alcune ore. 

Trump ha chiesto di posticipare il suo incontro con Xi Jinping

Trump sarebbe dovuto andare a Pechino tra il 31 marzo e il 2 aprile, per incontrare il presidente cinese Xi Jinping. A causa della guerra ha chiesto di spostare tutto di circa un mese, quindi più o meno a inizio maggio. «Voglio essere qui, devo essere qui», negli Stati Uniti, ha detto.

J.D. Vance dice che sta con Trump sulla guerra

Il vicepresidente lo ha detto durante una cerimonia nello Studio Ovale della Casa Bianca, insieme a Trump. È rilevante perché Vance è sempre stato critico riguardo agli interventi statunitensi all’estero, e varie ricostruzioni giornalistiche avevano scritto che fosse scettico anche su quello in Iran, soprattutto se prolungato nel tempo.

Lunedì Vance ha detto di tifare per il successo delle operazioni militari statunitensi e ha elogiato l’iniziativa di Trump. Se l’è anche presa coi giornalisti, accusando quello che gli aveva fatto la domanda di voler seminare zizzania tra lui e Trump. 

JD Vance alle spalle di Donald Trump nello Studio Ovale

JD Vance alle spalle di Donald Trump nello Studio Ovale (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

In due settimane di guerra, J.D. Vance è intervenuto pubblicamente in poche occasioni. Della guerra hanno parlato soprattutto Trump e il segretario di Stato Marco Rubio, che al contrario di Vance ha un approccio molto interventista.

Vance e Rubio sono considerati i più plausibili candidati dei Repubblicani alle prossime presidenziali, nel 2028.

🎧 Israele fa quello che vuole – la nuova puntata di Globo

Eugenio Cau e Daniele Raineri parlano di perché il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è uno dei vincitori di questa guerra, della vita a Teheran, delle montagne del Kurdistan iracheno (dove si trova Raineri) e di un sito di scommesse online molto particolare

Si ascolta sull’app del Post e su tutte le piattaforme podcast:

Quante persone sono state uccise dall’inizio della guerra

Sono stime provvisorie, basate su quello che riferiscono i governi oppure la Mezzaluna Rossa, il corrispettivo della Croce Rossa nei paesi islamici. Nel caso dell’Iran, il paese con più morti, non si sa se le cifre comprendano anche i militari, come i 104 della nave affondata al largo dello Sri Lanka. È possibile insomma che i numeri reali siano più alti. 

In questo aggiornamento c’è la stessa tabella con i dati di 3 giorni fa, per fare un confronto. 

È stato colpito un hotel nella Zona Verde di Baghdad

Come dicevamo, c’erano notizie di esplosioni vicino alla Zona Verde di Baghdad, un’area molto ben difesa nella capitale irachena che ospita gli edifici governativi e le ambasciate straniere.

Ora sappiamo che è stato colpito l’hotel al Rasheed, dentro alla Zona Verde e che tra le altre cose ospita varie ong e le delegazioni diplomatiche. Ci sono stati danni materiali, ma nessuna persona è stata uccisa. Nell’hotel c’era del personale italiano, che non è stato coinvolto nell’esplosione ed è in sicurezza.

L’attacco non è stato rivendicato. Nella notte tra il 13 e il 14 marzo Kataib Hezbollah, la principale milizia filoiraniana attiva in Iraq, aveva rivendicato un attacco all’ambasciata statunitense di Baghdad, non lontana dall’hotel. Anche in quell’occasione non c’erano state persone ferite, ma gli Stati Uniti avevano poi ordinato a tutti i propri cittadini di lasciare il paese.

Il prezzo del petrolio è sceso leggermente

Il Brent, la quotazione del petrolio che fa riferimento al mercato europeo, è a poco più di 100 dollari al barile: in calo di circa il 3 per cento rispetto a domenica, ma comunque il 40 per cento in più rispetto a prima della guerra.

La quotazione Brent lunedì sera (da Investing.com)

Il WTI (West Texas Intermediate), standard utilizzato maggiormente negli Stati Uniti, è di poco inferiore, intorno ai 93 dollari al barile.

L’Unione Europea intanto ha imposto nuove sanzioni all’Iran, per la repressione delle proteste di gennaio

Le ha annunciate il Consiglio dell’Unione Europea, cioè la riunione tra i ministri (in questo caso degli Esteri) dei 27 paesi membri, che si è tenuta oggi. 

Le sanzioni colpiscono 16 persone e tre aziende o entità statali, che sono ritenute coinvolte nella repressione brutale e senza precedenti delle proteste di inizio gennaio: le ong hanno verificato l’uccisione di almeno 7mila persone. 

Forze di sicurezza iraniane durante una manifestazione organizzata dal regime il 9 marzo a Teheran

Forze di sicurezza iraniane durante una manifestazione organizzata dal regime il 9 marzo a Teheran (Majid Saeedi/Getty Images)

Tra le persone sanzionate ci sono vari comandanti dei Guardiani della Rivoluzione, la più potente e capillare delle forze di sicurezza iraniane, e ufficiali giudiziari coinvolti nel lato giudiziario della repressione.

Le sanzioni includono il divieto d’ingresso nei paesi dell’Unione e di fare transazioni finanziarie con cittadini europei. 

Ci sono esplosioni vicino alla Zona Verde di Baghdad

ReutersAgence France Press stanno riferendo di esplosioni vicino alla Zona Verde di Baghdad, un’area molto ben difesa nella capitale irachena che ospita gli edifici governativi e le ambasciate straniere, tra cui quella statunitense.

Nella notte tra il 13 e il 14 marzo Kataib Hezbollah, la principale milizia filoiraniana attiva in Iraq, aveva attaccato l’ambasciata statunitense di Baghdad: era stato colpito l’eliporto ed erano stati danneggiati alcuni velivoli, ma senza causare feriti. Poche ore dopo gli Stati Uniti avevano esortato tutti i propri cittadini in Iraq a lasciare il paese. 

Cos’è successo lunedì, fin qui

• Il principale sviluppo del pomeriggio è stato un discorso di Donald Trump in cui ha sostenuto che ci siano paesi disposti a mandare mezzi militari per scortare le navi attraverso lo stretto di Hormuz, come vorrebbe lui, ma si è rifiutato di dire quali siano. Per ora non risultano adesioni al suo piano: lo ha escluso, da ultima, anche l’Unione Europea

• In generale Trump si è mostrato deluso per la reazione degli alleati, accusandoli di essere ingrati rispetto alla protezione garantita loro dagli Stati Uniti attraverso la NATO, con l’eccezione della Francia

• In Libano i bombardamenti israeliani hanno ucciso almeno 886 persone, e hanno causato oltre un milione di sfollati. Stamattina l’esercito israeliano ha cominciato nuove operazioni di terra nel sud del paese.

• I Guardiani della Rivoluzione, il corpo militare più potente dell’Iran, hanno detto che attaccheranno le sedi delle aziende statunitensi in Medio Oriente, chiedendo che siano evacuate. Negli ultimi giorni Citigroup e altre grandi banche internazionali avevano chiuso i loro uffici nei paesi del Golfo. 

• L’Agenzia internazionale dell’Energia dice che potrebbe mettere a disposizione ancora più petrolio, oltre ai 400 milioni di barili già impegnati lo scorso 11 marzo.

• Sono riprese le operazioni nel porto di Fujairah, importantissimo terminale petrolifero degli Emirati Arabi Uniti, che lunedì l’Iran ha attaccato per la terza volta

L’Unione Europea dice che non espanderà una sua missione navale allo stretto di Hormuz

Lunedì c’è stato un incontro dei ministri degli Esteri dei 27 paesi membri dell’Unione Europea. Al termine Kaja Kallas, l’alta rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri, ha detto che per ora è esclusa una missione navale europea nello stretto di Hormuz.

Kaja Kallas durante la conferenza stampa di oggi

Kaja Kallas durante la conferenza stampa di oggi (EPA/OLIVIER MATTHYS)

In particolare si discuteva della possibilità di estendere a Hormuz la missione Aspides, già attiva e che protegge le navi nel mar Rosso dagli attacchi degli Houthi dello Yemen. Kallas ha detto che la missione verrà rinforzata, ma che gli stati membri «non hanno interesse» a espanderla territorialmente (nello stretto di Hormuz). Ha aggiunto che «nessuno vuole partecipare attivamente a questa guerra». In precedenza Kallas aveva detto che tenere lo stretto di Hormuz aperto è negli interessi dell’Unione.

È stato colpito un giacimento petrolifero negli Emirati Arabi Uniti: c’è un incendio

Un attacco con droni ha causato un incendio nel giacimento di petrolio e gas naturale di Shah, circa 200 chilometri a sud di Abu Dhabi, la capitale degli Emirati Arabi Uniti.

Non ci sono persone uccise né ferite. L’impianto è gestito dalla compagnia petrolifera statale Abu Dhabi National Oil Company. 

La Francia ha un punteggio di «8 su 10», secondo Trump

Nel suo intervento di oggi Trump ha fatto capire che la Francia è il paese più collaborativo verso la sua proposta di creare una coalizione di paesi per riaprire lo stretto di Hormuz.

Ha detto di avere parlato con il presidente francese Emmanuel Macron della possibilità che la Francia mandi navi nello stretto, e che dà un punteggio di «8 su 10» al comportamento della Francia (una sua valutazione personale).

Trump ha aggiunto, scherzando, che questo è già molto perché «è la Francia», cioè di non potersi aspettare una totale disponibilità da parte del paese. È probabilmente un’allusione all’autonomia storicamente rivendicata dalla Francia rispetto agli Stati Uniti (a differenza, per esempio, del Regno Unito).

Come abbiamo spiegato in questo articolo, la Francia è il paese europeo che finora ha spostato maggiori forze verso il Medio Oriente. Nello stesso discorso Trump ha invece molto criticato altri governi europei per lo scarso entusiasmo mostrato.

L’agenzia tedesca Dpa ha pubblicato alcune foto dei danni causati dai bombardamenti su uno stadio al chiuso nel complesso sportivo Azadi di Teheran, il più grande dell’Iran. Aveva una capacità di 12mila persone. 

L’esterno dello stadio, il 16 marzo (Stringer/dpa)


L’interno dello stadio (Stringer/dpa)


L’interno dello stadio al chiuso (Stringer/dpa)


Una vista delle tribune distrutte (Stringer/dpa)