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  • Lunedì 20 aprile 2026

Si sa ancora pochissimo sui possibili negoziati in Pakistan

Gli Stati Uniti invieranno una delegazione, ma l'Iran non ha nemmeno confermato se parteciperà: intanto lo stretto di Hormuz resta chiuso

Cartelloni a Islamabad, in Pakistan, per i possibili nuovi negoziati tra Iran e Stati Uniti, 20 aprile (AP Photo/Anjum Naveed)

Siamo nel cinquantaduesimo giorno di guerra in Medio Oriente. Sono ancora in vigore due cessate il fuoco, tra Israele, Stati Uniti e Iran da un lato, e tra Israele e Libano dall’altro. Domenica Donald Trump ha detto che la Marina statunitense ha colpito e sequestrato una nave cargo iraniana che aveva cercato di forzare il blocco degli Stati Uniti fuori dallo stretto di Hormuz, che è ancora chiuso. Sempre Trump ha detto che una delegazione statunitense sta andando a Islamabad (Pakistan) per un altro giro di colloqui di pace, ma l’Iran non ha confermato la sua partecipazione. Il Post segue tutte le notizie con questo liveblog.

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Il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha condannato la profanazione del crocefisso da parte di un soldato israeliano

Ha detto di aver provato «profonda indignazione» nel vedere la foto del soldato che, in Libano, prende a martellate una statua di Cristo in croce. Lo ha definito un «grave affronto alla fede cristiana».

La foto era circolata domenica sui social e lunedì l’esercito ha confermato che è autentica, condannando formalmente il gesto e dicendo di aver aperto un’indagine. Ha anche promesso che collaborerà al ripristino della statua. 

Un appello esplicito del presidente cinese Xi Jinping sullo stretto di Hormuz

In una chiamata con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha detto che deve «rimanere aperto alla navigazione, necessaria agli interessi comuni dei paesi della regione, e alla comunità internazionale in senso più ampio». Xi ha anche fatto un appello per raggiungere un accordo per fermare la guerra.

Il presidente cinese Xi Jinping a Pechino il 12 marzo 2026 (AP Photo/Ng Han Guan)

La Cina è alleata dell’Iran, ma finora ha mantenuto un ruolo defilato e dichiarazioni così dirette da parte dei suoi leader (e in particolare dal presidente Xi Jinping) sono rare. La Cina importa molto petrolio dall’Iran, ma ha risentito in modo abbastanza ridotto degli effetti economici della guerra e della chiusura dello stretto di Hormuz, principalmente perché ha ampie scorte di carburante.

Nonostante la sua posizione defilata, molto probabilmente la Cina ha aiutato l’Iran mettendo a disposizione informazioni di intelligence, componenti per missili e droni e oggetti “dual use”, cioè che sono normalmente usati per scopi civili ma possono anche essere utilizzati per scopi militari. Lo raccontavamo qui:

Una frase del segretario all’Energia non è piaciuta a Trump

In un’intervista con CNN Chris Wright, il segretario statunitense all’Energia, ha detto che la benzina potrebbe rimanere sopra i 3 dollari al gallone (circa 0,80 euro al litro) fino al 2027.

Negli Stati Uniti la benzina costa generalmente meno che in Europa: eventuali aumenti sono un tema sensibile per l’elettorato, anche Repubblicano. A fine marzo i prezzi avevano superato i 4 dollari al gallone (circa un euro al litro), una sorta di soglia psicologica considerata troppo alta per l’opinione pubblica e quindi problematica per Trump, i cui livelli di approvazione sono già molto bassi.  

Anche per questo Trump continua a dire che i prezzi scenderanno presto. Oggi ha criticato le tempistiche più negative date da Wright, dicendo che il suo segretario «si sbaglia, si sbaglia completamente».

Intanto mancano due giorni alla fine del cessate il fuoco in Iran

Quello concordato tra Stati Uniti e Iran è iniziato lo scorso 8 aprile e dura due settimane. Terminerà quindi il 22 aprile, mercoledì. Oggi dovrebbero tenersi nuovi negoziati tra le delegazioni dei due paesi a Islamabad, in Pakistan, ma l’Iran non ha ancora detto se parteciperà.

È possibile che il cessate il fuoco venga esteso per permettere alle trattative di continuare, ma al momento ci sono molte incertezze. Qui avevamo fatto un ripasso sui due cessate il fuoco in vigore, quello tra Iran, Israele e Stati Uniti e quello tra Israele e Libano:

C’è chi sta guadagnando in modo sospetto dalle grandi oscillazioni del petrolio

Venerdì gli investitori di tutto il mondo hanno scommesso 760 milioni di dollari sul fatto che il prezzo del petrolio sarebbe sceso a breve. Gran parte di queste transazioni è avvenuta con un tempismo quantomeno sospetto, cioè nei 20 minuti precedenti all’annuncio del ministro degli Esteri iraniano sulla riapertura dello stretto di Hormuz, che ha fatto davvero scendere le principali quotazioni del petrolio di più del 10 per cento. Col risultato che gli investitori dietro a quei 760 milioni di dollari ci hanno guadagnato parecchio.

Le loro operazioni sono avvenute con un tempismo talmente giusto da far sospettare che in qualche modo sapessero che l’annuncio stava per arrivare: se dovesse essere confermato potrebbe essere un caso di insider trading, reato che punisce chi guadagna o trae vantaggio in borsa grazie all’uso di informazioni riservate.

Ne parliamo più estesamente in questo articolo:

Il presidente del Libano ha parlato dei prossimi negoziati con Israele

Joseph Aoun ha detto che i prossimi negoziati bilaterali con Israele saranno gestiti dal Libano tramite una delegazione guidata da Simon Karam, ambasciatore negli Stati Uniti negli anni Novanta.

L’obiettivo sarà «fermare gli atti ostili» e mettere fine all’occupazione israeliana del sud del paese. Ha aggiunto che questi negoziati sono «separati da tutti gli altri», quindi presumibilmente da quelli tra Stati Uniti e Iran. 

«Ho scelto i negoziati, e spero che potremo salvare il Libano», ha concluso. 

In Qatar potranno riprendere le operazioni per i voli internazionali

L’ha fatto sapere l’autorità per l’aviazione civile riferendosi alle attività nell’aeroporto internazionale Hamad, nella capitale Doha.

I voli erano stati in larga parte interrotti all’inizio della guerra, quando l’Iran aveva iniziato ad attaccare i paesi del golfo Persico. Da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco, l’8 aprile, gli attacchi si sono fermati. 

Cosa è successo stamattina

– Nella notte tra domenica e lunedì gli Stati Uniti hanno attaccato e poi sequestrato la portacontainer iraniana Touska, accusandola di non aver rispettato il blocco navale che applicano su tutte le navi in viaggio da e verso i porti iraniani. È la prima volta che succede: abbiamo raccolto quello che sappiamo in questo articolo.

– L’Iran ha minacciato ritorsioni per il sequestro, dicendo che risponderà «molto presto».

– Intanto lo stretto di Hormuz è rimasto sostanzialmente chiuso, e i prezzi del petrolio e del gas naturale sono aumentati. 

– L’altra grande questione sono i possibili nuovi negoziati tra Iran e Stati Uniti. Sono stati prospettati ieri da Trump, che ha annunciato l’invio di una delegazione a Islamabad, in Pakistan, dove si erano già tenuti i precedenti negoziati (finiti senza un accordo). L’Iran però ha fatto affermazioni contraddittorie, e non ha ancora detto se intende partecipare o meno.

Un altro test poco invidiabile per JD Vance

Il vicepresidente JD Vance guiderà di nuovo la delegazione statunitense nei colloqui che dovrebbero svolgersi oggi in Pakistan (“dovrebbero” perché l’Iran non ha ancora confermato la sua partecipazione). 

È un compito ben poco invidiabile: Vance aveva guidato anche i precedenti negoziati, circa una settimana fa, finiti senza un accordo, e ora dovrà cercare di trovare un compromesso tra posizioni che tutti raccontano come inconciliabili.

JD Vance sull’Air Force Two, l’aereo del vicepresidente, per lasciare Islamabad dopo aver finito in modo inconcludente i primi negoziati tra Iran e Stati Uniti, lo scorso 12 aprile (AP Photo/Jacquelyn Martin)

Inoltre da giorni Trump sta alimentando grosse aspettative sulla riuscita dei negoziati, dicendo per esempio che l’Iran «ha accettato tutto», ossia tutte le condizioni poste dagli Stati Uniti, cosa assai improbabile e finora smentita dai fatti. Sabato ha anche detto che gli Stati Uniti «non faranno più i buoni», e ha minacciato di nuovo di distruggere le centrali elettriche e i ponti dell’Iran se non sarà trovato un accordo (azioni che costituirebbero crimini di guerra).

Se anche questa volta Vance dovesse tornare negli Stati Uniti senza risultati sarebbe una nuova sconfitta. A inizio aprile anche un altro evento aveva impattato negativamente la sua popolarità: era stato in Ungheria per fare campagna a favore di Viktor Orbán, che poi ha perso le elezioni.

Anche il prezzo del gas naturale sta risalendo

Esattamente come sta succedendo col petrolio, anche il prezzo del gas naturale sta aumentando dopo che gli investitori hanno molto ridimensionato le loro aspettative intorno alla riapertura dello stretto di Hormuz.

Ora è in aumento di poco più del 3 per cento rispetto a venerdì, quando sulla scia di un grande entusiasmo per gli annunci iraniani aveva chiuso in calo a 38,7 euro al megawattora (il punto indicato con la linea verticale, nel grafico sotto). Nel weekend le cose sono molto cambiate, gli annunci sono stati smentiti, e lo stretto per ora sembra rimanere chiuso: nelle prime ore di lunedì mattina è arrivato anche a superare i 42 euro, e alle 12 è sceso verso i 40.

L’andamento della quotazione TTF di Amsterdam del gas (Investing.com)

Nelle scorse settimane era arrivato anche a 60 euro al megawattora, il doppio di prima dell’inizio della guerra.

Il traffico nello stretto di Hormuz è quasi fermo

Lo mostrano i dati del sito di monitoraggio MarineTraffic. Nelle mappe le frecce indicano navi in movimento, i pallini quelle ferme. Le freccette rosse sono navi adibite al trasporto di prodotti energetici, quelle verdi al trasporto merci e le blu scuro sono navi da crociera. 

(La situazione nello stretto di Hormuz, dal sito MarineTraffic)

Sembra che oggi siano passate tre navi, tra cui due petroliere indicate come vuote. L’unica petroliera carica è la Nova Crest, che batte bandiera del Camerun ed è partita da un porto iracheno. È sottoposta a sanzioni dal Regno Unito e dall’Unione Europea perché ritenuta coinvolta nel traffico di petrolio russo. 

(Il percorso della petroliera Nova Crest, da MarineTraffic)

La Grande Torino, l’unica nave battente bandiera italiana bloccata nel golfo Persico, non si è mossa ed è ferma davanti alla costa iraniana.

(La posizione della Grande Torino, sempre da MarineTraffic)

L’Iran aveva annunciato la riapertura dello stretto venerdì, poi lo aveva richiuso sabato, creando enorme confusione e costringendo molte navi a cambiare direzione. Intanto gli Stati Uniti hanno sempre mantenuto il loro blocco navale, con cui fermano le navi che si muovono da e verso i porti iraniani.

L’Iran dice di non avere ancora deciso, sui negoziati

Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, ha detto che «non ci sono programmi» per i prossimi negoziati, e «non sono state prese decisioni al riguardo».

Il secondo incontro tra le delegazioni di Iran e Stati Uniti dovrebbe tenersi oggi a Islamabad, in Pakistan, ma c’è molta incertezza proprio perché l’Iran non ha confermato la sua partecipazione.

Baghaei ha anche accusato gli Stati Uniti di non prendere sul serio i negoziati. 

Cartelloni per il secondo incontro tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, Pakistan, il 20 aprile 2026 (AP Photo/Anjum Naveed)

Intanto, Netanyahu continua a evitare i suoi processi

I giudici del tribunale di Gerusalemme hanno accettato di rinviare un’udienza prevista per oggi, per quelli che gli avvocati di Netanyahu hanno definito «motivi diplomatici e di sicurezza». L’ufficio del procuratore di stato (l’accusa) si era opposto al rinvio, chiedendo che Netanyahu aggiusti i suoi impegni in modo da poter partecipare. 

Dal 2020 Netanyahu è accusato di corruzione e frode, in un processo molto complesso composto da tre diversi filoni. Lui si è sempre detto innocente e lo scorso novembre aveva chiesto la grazia al presidente israeliano Isaac Herzog.

Netanyahu ha testimoniato per la prima volta a dicembre del 2024, ma in generale ha sempre cercato di ritardare il più possibile il processo e di sottrarsi alle udienze. Nelle ultime settimane il processo era stato bloccato a causa della guerra contro l’Iran: è ripreso dopo il cessate il fuoco, ma Netanyahu ha subito chiesto altri rinvii.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente israeliano Isaac Herzog a Gerusalemme, 14 aprile 2026 (AP Photo/Ohad Zwigenberg)

Il prossimo ottobre in Israele sono previste le elezioni parlamentari, e lo schieramento di estrema destra al governo non è certo di ottenere la maggioranza. Netanyahu sta sfruttando la sua posizione di primo ministro per ritardare il processo, e quindi per lui è fondamentale mantenerla.

La nave iraniana attaccata e sequestrata dagli Stati Uniti, dall’inizio

Abbiamo riassunto cosa sappiamo sul sequestro della portacontainer Touska in questo articolo:

I prezzi del petrolio sono di nuovi aumentati

I mercati erano chiusi da venerdì sera, quando i prezzi erano scesi per l’annuncio della riapertura dello stretto di Hormuz da parte dell’Iran.

Nel weekend però c’è stata grande confusione: gli Stati Uniti hanno mantenuto il loro blocco navale sulle navi in viaggio da e verso i porti iraniani, e come ritorsione sabato mattina l’Iran ha sostanzialmente richiuso lo stretto. Solo poche navi insomma sono riuscite a passare.

Lunedì mattina la quotazione del Brent, il principale riferimento internazionale, ha superato i 96 dollari al barile, con un aumento di circa l’11 per cento rispetto a venerdì pomeriggio. 

La quotazione del Brent (da Investing.com)

Anche il WTI, il riferimento per il mercato statunitense, è aumentato arrivando a circa 88,50 dollari al barile. 

Il comunicato dell’esercito israeliano contro il soldato che ha distrutto una statua di Cristo in Libano

L’esercito israeliano ha confermato che la foto, circolata ieri sui social, è vera e ha definito la condotta del soldato «del tutto in contraddizione» con i propri valori. Ha aggiunto che è in corso un’indagine, e che l’esercito collaborerà al ripristino della statua.

Anche il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha criticato il soldato e ha definito la distruzione della statua «un atto vergognoso».

La foto è un fermoimmagine di un video che mostra un soldato israeliano colpire con una specie di martello una statua di Cristo crocifisso. Secondo i media libanesi è stata scattata nella città cristiana di Debel, nel sud del Libano e vicino al confine con Israele. 

 

L’Iran ha minacciato ritorsioni per la nave sequestrata

In un comunicato un portavoce di Khatam al Anbiya, il comando che coordina le forze militari iraniane, ha definito il sequestro della nave Touska da parte degli Stati Uniti come una «violazione del cessate il fuoco», e ha scritto che l’Iran «risponderà presto».

La nave iraniana sequestrata dagli Stati Uniti era già sottoposta a sanzioni

La Touska, che batte bandiera iraniana, era già sottoposta a sanzioni statunitensi e nell’ultimo anno ha spesso trasportato petrolio iraniano in Cina.

Secondo i siti di tracciamento ha viaggiato di frequente in acque dove sono comuni le operazioni di trasbordo del carico da una nave all’altra, tipico delle imbarcazioni che fanno parte della cosiddetta flotta fantasma, usate da paesi come Iran, Russia e Venezuela per esportare petrolio aggirando le sanzioni internazionali:

I negoziati in Pakistan restano incerti

Dovrebbero tenersi oggi tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, in Pakistan, ma nemmeno questo è certo: l’Iran ha negato che parteciperà, e ieri ci sono state notizie contraddittorie

Ieri pomeriggio il presidente statunitense Donald Trump aveva annunciato l’invio della stessa delegazione della scorsa volta, quindi composta dall’inviato speciale Steve Witkoff, dal genero di Trump Jared Kushner (spesso coinvolto negli affari diplomatici) e dal vicepresidente JD Vance.

Intanto, come dicevamo, a Islamabad sono in corso i preparativi: gli edifici dell’hotel Serena, dove si sono svolti i precedenti negoziati, e del Marriott sono stati svuotati e alcune strade sono state chiuse per motivi di sicurezza.

Una strada bloccata per controlli di sicurezza a Islamabad, in Pakistan, dove dovrebbero tenersi i nuovi negoziati tra Iran e Stati Uniti, 19 aprile 2026 (AP Photo/M.A. Sheikh)

Gli ultimi negoziati tra Iran e Stati Uniti si erano tenuti tra l’11 e il 12 aprile sempre a Islamabad: erano finiti senza un accordo, a causa delle posizioni inconciliabili delle parti su questioni come il nucleare iraniano e la riapertura dello stretto di Hormuz. 

Cosa sappiamo della nave iraniana sequestrata dagli Stati Uniti

La nave cargo iraniana si chiama Touska e stava provando a superare il blocco navale statunitense dello stretto di Hormuz. Un cacciatorpediniere statunitense, lo USS Spruance, ha ripetutamente detto al comandante della Touska di fermare la nave mentre era nel golfo di Oman, diretta verso lo stretto di Hormuz.

Dopo sei ore di avvertimenti, e la richiesta di evacuare la sala macchine, il cacciatorpediniere USS Spruance ha sparato al motore della nave. Il CENTCOM, il comando militare statunitense in Medio Oriente, ha anche pubblicato un video su X che mostra il momento in cui i militari statunitensi abbordano la nave e la sequestrano.

«Siamo in pieno controllo della nave e stiamo vedendo cosa c’è a bordo!», ha scritto Trump sul suo social network Truth.

È stato il primo tentativo di forzare il blocco statunitense a Hormuz da quando è stato imposto, il 14 aprile. Il blocco impedisce alle navi in partenza dai porti iraniani, o che si dirigono lì, di attraversare lo stretto. Finora 25 navi erano state intercettate dagli Stati Uniti e mandate indietro, ma nessuna aveva cercato di superare il blocco.