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  • Giovedì 30 aprile 2026

Il prezzo del petrolio è al massimo dall’inizio della guerra

Dopo che Axios ha scritto che Trump avrebbe rifiutato il piano di cessate il fuoco iraniano, e starebbe valutando nuovi attacchi militari

Uno stabilimento petrolifero in Iraq (AP Photo/Leo Correa, File)
Uno stabilimento petrolifero in Iraq (AP Photo/Leo Correa, File)

È il sessantaduesimo giorno di guerra in Medio Oriente e i negoziati sono fermi. Il prezzo del petrolio Brent, la quotazione di riferimento per i mercati europeo e mediorientale, è arrivato al massimo dall’inizio della guerra dopo l’uscita di articoli secondo cui Trump starebbe valutando di interrompere i negoziati per una «breve e potente» nuova azione militare, ma non avrebbe ancora preso una decisione.

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Un attacco di Hezbollah ha ucciso un soldato israeliano

Il gruppo ha colpito con due droni un contingente israeliano a Qantara, nel sud del Libano, ferendo un altro soldato, oltre a quello ucciso.

In un attacco separato, sempre con un drone, Hezbollah ha ferito 12 soldati israeliani, colpendo una postazione d’artiglieria a Shomera, nel nord d’Israele: nessuno di loro è in pericolo di vita. 

Mezzi militari israelani nel Libano meridionale, il 29 aprile

Mezzi militari israelani nel Libano meridionale, il 29 aprile (Amir Levy/Getty Images)

In Libano è in vigore un cessate il fuoco tra Israele e governo libanese. L’esercito israeliano non ha sospeso del tutto le operazioni militari: solo oggi, attacchi israeliani hanno ucciso almeno 14 persone. Non ha interrotto gli attacchi neppure Hezbollah, che non riconosce i negoziati che hanno portato al cessate il fuoco. 

Il prezzo del petrolio sta diminuendo

Dopo che in giornata ha toccato i massimi dal 2022 per via della notizia che Trump sta valutando nuovi attacchi all’Iran per mettere pressione sul regime iraniano.

La quotazione internazionale Bret si è attestata sui 114 dollari al barile dopo avere toccato nelle scorse ore i 126 dollari al barile. Quella WTI, di riferimento per il mercato americano, è scesa attorno ai 105 dollari al barile.

Il grafico mette a confronto l'andamento di Brent e WTI (dal sito di Reuters)

Il grafico mette a confronto l’andamento di Brent e WTI (dal sito di Reuters)

È iniziata l’audizione di Hegseth al Congresso

Potrebbe essere interessante per almeno due motivi:

  • il segretario alla Difesa potrebbe dare aggiornamenti sulla tattica dell’amministrazione Trump in questa fase della guerra, di stallo nelle trattative e logoramento economico.
  • potrebbe essere un’occasione per misurare il dissenso, anche tra gli esponenti del Partito Repubblicano, alla vigilia della scadenza (domani) entro cui Trump dovrebbe farsi autorizzare dal Congresso la guerra.

Si può seguire in diretta qui:

Un altro post di Trump contro Merz

Dopo che stamattina aveva minacciato di ridurre la presenza militare statunitense in Germania, Trump ha fatto un altro post critico con il cancelliere tedesco. 

In questo scrive che Merz «dovrebbe dedicare più tempo alla risoluzione della guerra tra Russia e Ucraina (in cui è stato del tutto inutile)» invece di interferire in quella in Medio Oriente.

Merz e Trump avevano buoni rapporti, almeno fino all’inizio di quest’anno. Trump si è indispettito per le dichiarazioni di questi giorni in cui Merz aveva detto che l’Iran stava umiliando gli Stati Uniti facendo ostruzionismo ai negoziati. 

Un leader europeo che è d’accordo con Trump (ultimamente è raro)

Il presidente della Lituania, Gitanas Nausėda, ha detto che il paese dovrebbe aderire a una missione navale a guida statunitense nello stretto di Hormuz.

Stamattina era uscita la notizia che Donald Trump sta riprovando a organizzarne una. Le altre volte i paesi dell’Unione Europea non avevano assecondato Trump, per il timore di farsi coinvolgere nella guerra, attirandosi le sue ire, e per questo è notevole che un capo di stato come Nausėda si sia espresso pubblicamente a favore. 

Il presidente lituano durante una riunione a Helsinki, il 26 marzo

Il presidente lituano durante una riunione a Helsinki, il 26 marzo (Adrian Dennis, Pool Photo via AP)

In Lituania il potere esecutivo ce l’ha il governo, ma il presidente ha comunque grossa influenza sulla politica estera e di sicurezza. Nausėda, che è in carica dal 2019, ha detto che sottoporrà la nuova proposta di Trump alla prossima riunione del Consiglio di Difesa lituano.  

Il messaggio del presidente del parlamento iraniano, per la Giornata nazionale del golfo Persico

La festa ricorda la cacciata dell’esercito portoghese dal golfo Persico nel 1622, da parte di una spedizione militare inglese e persiana. L’Iran la celebra per affermare la propria influenza sul golfo.

Prima di quella sconfitta i portoghesi avevano mantenuto una fortezza nello stretto, sull’isola di Hormuz (la fortezza di Nostra signora della concezione), che di fatto aveva permesso loro di controllarlo per più di un secolo.

I portoghesi difendono il forte di Hormuz, in un manoscritto persiano del Diciassettesimo secolo (Wikimedia commons)

I portoghesi difendono il forte di Nostra signora della concezione, nel 1622, in un manoscritto persiano del Diciassettesimo secolo (Wikimedia commons)

Il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha pubblicato un messaggio su X in cui ha celebrato «l’espulsione dei colonizzatori europei dal golfo Persico». Ha aggiunto che l’Iran, esercitando il controllo sullo stretto di Hormuz, garantirà a sé stesso e ai suoi vicini un futuro senza l’ingerenza degli Stati Uniti.

Le merci dirette in Iran potranno passare dal Pakistan, anziché usare lo stretto di Hormuz

Lo ha deciso il ministero del Commercio con un decreto che è stato adottato il 25 aprile, ma di cui è stata data notizia solo oggi.

Il decreto prevede che le merci di altri paesi e che sono destinate in Iran possano essere trasportate via terra attraverso il Pakistan, usando le strade che collegano le due principali città portuali del Pakistan (Karachi e Gwadar) con due valichi di confine con l’Iran, Gabd e Taftan.

L’ordine non si applicherà alle merci provenienti dall’India, che il Pakistan considera un paese ostile.

Migliaia di container con prodotti destinati all’Iran sono bloccati al porto di Karachi, per effetto del blocco navale che gli Stati Uniti hanno imposto alle navi dirette verso l’Iran, o provenienti dall’Iran, e che per farlo devono attraversare lo stretto di Hormuz.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi era stato in Pakistan alla fine della scorsa settimana: il decreto del governo pakistano sembrerebbe essere un risultato diretto di quei colloqui.

È iniziata una nuova fase

Ha a che vedere meno con i bombardamenti, e più con strategie di logoramento economico.

In Libano e in Iran sono in vigore accordi di cessate il fuoco. In Iran i bombardamenti sono cessati. In Libano invece l’esercito israeliano sta continuando a fare operazioni militari e a demolire infrastrutture civili. Ci sono stati attacchi anche di Hezbollah, seppure più sporadici.

Le trattative per accordi di pace più duraturi, tra Libano e Israele da una parte e Iran e Stati Uniti dall’altra, non hanno ancora dato risultati. Iran e Stati Uniti mantengono i propri blocchi sullo stretto di Hormuz, ed entrambi puntano sul fatto che le perdite economiche spingeranno l’altro ad accettare un compromesso.

Lo raccontiamo più in dettaglio in questo articolo:

C’è un nuovo comunicato di Khamenei

In un messaggio pubblicato giovedì mattina, la Guida Suprema dell’Iran Mojtaba Khamenei ha detto che l’Iran difenderà le «sue capacità nucleari e missilistiche» come risorse nazionali, nonostante gli sforzi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di ottenere un accordo che includa la rinuncia dell’Iran al nucleare.

Ha poi minacciato nuovamente gli Stati Uniti, dicendo che l’unico posto a cui gli americani appartengono è «nel profondo delle acque» del Golfo Persico.

La dichiarazione di Khamenei arriva dopo che alcuni giorni fa fonti a conoscenza dei fatti avevano detto al New York Times che Khamenei sarebbe gravemente ferito e che starebbe affrontando una lunga fase di recupero fisico, e che comunicherebbe con l’esterno attraverso biglietti scritti a mano che passano per molti intermediari.

Per quanto tempo Trump può continuare la guerra?

Almeno in teoria fino al primo maggio, quando scadranno i 60 giorni concessi a un presidente statunitense di avviare un’azione militare senza passare da un voto del Congresso. E quindi poi che succede se non c’è un voto? Lo abbiamo spiegato qui:

Intanto Trump se l’è presa di nuovo con Merz

Il presidente degli Stati Uniti ha minacciato sul suo social Truth di ridurre la presenza di soldati statunitensi in Germania «entro poco tempo».

Mercoledì il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, aveva detto che l’Europa era «in sofferenza» a causa del blocco dello stretto di Hormuz. In precedenza, aveva detto che gli Stati Uniti si stavano facendo umiliare dall’Iran nelle trattative per negoziare la fine della guerra. Trump aveva risposto dicendo che Merz «non ha idea di che cosa parla» e che evidentemente per il cancelliere tedesco va bene se «l’Iran si dota di una bomba nucleare».

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz nello Studio Ovale della Casa Bianca col presidente statunitense Donald Trump, nel corso di una visita di stato il 3 marzo 2026 a Washington, DC, Stati Uniti (Samuel Corum/Sipa/Bloomberg via Getty Images)

In Germania ci sono più di 35mila soldati statunitensi (le stime più recenti parlano di quasi 50mila persone), negli ambiti degli accordi legati alla NATO e alla presenza delle basi statunitensi in vari paesi europei.

«Sarà un fallimento»

Lo ha detto il presidente iraniano Massoud Pezeshkian, commentando le notizie secondo cui gli Stati Uniti lavorano a un prolungamento del blocco dello stretto di Hormuz.

Secondo Pezeshkian «qualsiasi tentativo di imporre un blocco marittimo è contrario al diritto internazionale ed è destinato al fallimento». L’Iran ha però portato avanti un proprio blocco dello stretto di Hormuz dall’inizio della guerra due mesi fa, impedendo di attraversarlo alla maggior parte delle navi non legate agli interessi commerciali iraniani.

Trump e Putin hanno discusso di Medio Oriente

Si sono sentiti al telefono per circa un’ora e mezza, secondo Yuri Ushakov, uno degli assistenti di Vladimir Putin che ha definito la conversazione «serena e professionale».

Putin ha invitato Trump a non bombardare più l’Iran, mentre Trump avrebbe chiesto a Putin di interrompere l’invasione dell’Ucraina iniziata quattro anni fa.

Secondo Ushakov la conversazione avrebbe riguardato soprattutto l’Iran e in particolare il blocco dello stretto di Hormuz. Durante la telefonata Putin ha confermato la disponibilità della Russia a partecipare alle trattative diplomatiche per risolvere la situazione.

Il presidente russo Vladimir Putin e quello statunitense Donald Trump durante il loro incontro ad Anchorage, Alaska (Stati Uniti), il 15 agosto 2025 (Getty Images)

Gli Stati Uniti starebbero riprovando a creare una coalizione internazionale per Hormuz

Secondo un messaggio diplomatico a cui ha avuto accesso il Wall Street Journal, gli Stati Uniti starebbero riprovando a creare una coalizione internazionale di paesi per garantire la sicurezza della navigazione dello stretto di Hormuz.

La coalizione si chiamerebbe Marittime Freedom Construct ed è descritta in un messaggio diplomatico che il dipartimento di Stato americano ha inviato alle ambasciate statunitensi all’estero. Il compito degli ambasciatori, chiede il dipartimento, è di convincere i governi stranieri ad aderire a questo nuovo organismo, tramite il quale i paesi membri possono condividere informazioni, coordinarsi diplomaticamente e imporre sanzioni.

Il messaggio dice, tra le altre cose: «L’azione collettiva è essenziale per dimostrare un’intenzione risoluta e imporre costi significativi all’ostruzione iraniana del transito attraverso lo stretto».

Nessun membro dell’amministrazione Trump ha finora parlato apertamente di questa nuova coalizione. Tra marzo e aprile gli Stati Uniti avevano tentato con molta insistenza di creare una coalizione per proteggere la navigazione nello stretto, ma il progetto era fallito perché nessun paese aveva voluto partecipare a una missione che avrebbe potuto essere estremamente rischiosa.

Imbarcazioni nello stretto di Hormuz, 18 aprile 2026 (AP Photo/Asghar Besharati, File)

Imbarcazioni nello stretto di Hormuz, 18 aprile 2026 (AP Photo/Asghar Besharati, File)

In Iran la situazione dell’economia sta diventando sempre più complicata

In Iran l’inflazione sta aumentando a ritmi molto elevati, e l’economia sta cominciando a mostrare segni di cedimento. Da quando gli Stati Uniti hanno cominciato a bloccare le navi e le petroliere iraniane nello stretto di Hormuz, i prezzi hanno cominciato ad aumentare in maniera più rapida. Secondo il Financial Times un pezzo di formaggio a Teheran è passato da costare 5,2 milioni di rial la settimana scorsa a 6,7 milioni questa settimana.

Anche il prezzo di riso, uova, pollo e altri generi alimentari comuni si è molto alzato.

Donne sedute davanti a un bazaar a Teheran, 29 marzo 2026 (AP Photo/Vahid Salemi, File)

Donne sedute davanti a un bazar a Teheran, 29 marzo 2026 (AP Photo/Vahid Salemi, File)

Secondo i dati del governo, che però risalgono alla fine di aprile, l’inflazione è passata dal 40 per cento all’inizio della guerra al 50 per cento, cioè mediamente le cose costano una volta e mezzo quello che costavano un anno fa.

Il rial, la valuta iraniana, era rimasto stabile per buona parte della guerra, ma negli ultimi giorni ha cominciato a perdere valore nei confronti del dollaro.

Trump ha rifiutato il piano di cessate il fuoco dell’Iran e starebbe valutando nuovi attacchi, scrive Axios

Giovedì mattina il prezzo del petrolio Brent, la quotazione di riferimento per i mercati europeo e mediorientale, è arrivato a 124 dollari al barile: è il massimo dall’inizio della guerra e il livello più alto dal giugno del 2022.

Le quotazioni si sono molto alzate per il timore che il blocco navale sullo stretto di Hormuz continui a lungo, e che anzi gli Stati Uniti starebbero valutando una ripresa degli attacchi militari.

Secondo Axios, Trump avrebbe rifiutato il piano di cessate il fuoco proposto dall’Iran qualche giorno fa, che prevede una riapertura immediata di Hormuz e di rimandare altre questioni – come il programma nucleare iraniano – a negoziati successivi.

Trump ha detto ad Axios che gli Stati Uniti intendono mantenere il blocco di Hormuz finché l’Iran non cederà alle loro richieste sulla rimozione del suo programma nucleare.

Il presidente inoltre starebbe valutando anche la possibilità di un nuovo attacco militare «breve e potente», forse indirizzato alle infrastrutture civili iraniane, che avrebbe l’obiettivo di aumentare la pressione sul regime. L’attacco però è ancora in fase di valutazione e non è detto che avvenga.

Mercoledì Trump ha postato sul social Truth un’immagine di sé stesso generata con l’intelligenza artificiale, in cui si vede un paesaggio presumibilmente iraniano colpito da esplosioni. Sull’immagine c’è scritto: «Basta fare il bravo ragazzo!».

Il post su Truth

Il post su Truth

Cos’è successo nel sessantunesimo giorno di guerra

• Non ci sono stati grandi sviluppi sui negoziati. Il presidente russo Vladimir Putin, che non è coinvolto nelle trattative ma che è vicino sia all’Iran che agli Stati Uniti, ha parlato al telefono con Donald Trump: si è offerto di nuovo di conservare l’uranio iraniano per sbloccare la situazione, ma non è chiaro se la proposta sia stata presa in considerazione.

• Intanto, secondo ricostruzioni giornalistiche, Trump avrebbe deciso di prepararsi a un blocco prolungato dello stretto di Hormuz, da parte iraniana e statunitense: intende fare pressione sull’economia dell’Iran e spingere il regime a un accordo. Non è detto che funzioni, anche se l’economia del paese è in grave crisi e comincia ad avere problemi di stoccaggio di petrolio.

• Parallelamente l’amministrazione avrebbe chiesto all’intelligence di valutare le conseguenze di sfilarsi dalla guerra e ritirare l’esercito senza un accordo: sono per il momento ricostruzioni basate su fonti anonime.

• Infine, durante un’udienza alla Camera dai toni aggressivi e che ha offerto poche risposte concrete, il dipartimento della Difesa statunitense ha fornito la prima stima ufficiale sul costo della guerra finora per gli Stati Uniti: 25 miliardi di dollari.

Come è andata l’udienza di Hegseth alla Camera

È finita dopo circa sei ore di domande da parte dei deputati della commissione sulle forze armate (domani è previsto lo stesso incontro al Senato). Era la prima volta che Hegseth si confrontava con il Congresso dall’inizio della guerra in Medio Oriente. 

I toni sono stati aggressivi, soprattutto negli scambi con i Democratici. Il segretario alla Difesa ha criticato quelli che si sono opposti alla guerra definendo le loro posizioni «sconsiderate, irresponsabili e disfattiste». 

Ha invece difeso le scelte dell’amministrazione sulla guerra, sostenendo sia stato uno «sbalorditivo successo militare». Gli è stato chiesto conto soprattutto dei costi (domande che ha cercato di glissare), e delle ragioni, su cui non ha dato risposte nuove.

Per esempio, messo di fronte all’incoerenza delle posizioni dell’amministrazione sul nucleare iraniano, Hegseth ha detto semplicemente che la guerra era necessaria perché l’Iran «non aveva rinunciato alle sue ambizioni nucleari». 

Il generale Dan Caine durante l’udienza, 29 aprile 2026 (AP Photo/Rod Lamkey, Jr.)

Erano convocati anche il capo di stato maggiore dell’esercito, il generale Dan Caine, e Jay Hurst, il responsabile della contabilità del Pentagono. 

L’informazione più rilevante che è emersa dall’udienza è stata data proprio da Hurst, che ha rivelato la prima stima ufficiale del costo della guerra per gli Stati Uniti: 25 miliardi di dollari. 

Caine invece ha detto che i militari statunitensi uccisi sono 14, aggiungendone uno al conteggio ufficiale aggiornato a mercoledì mattina. Fonti del Pentagono hanno confermato al New York Times che si tratta di un soldato ucciso lo scorso 6 marzo in Kuwait. 

I marinai bloccati nel golfo Persico sono sempre lì

E le loro condizioni peggiorano con il passare del tempo. L’Organizzazione marittima internazionale stima che siano 20mila, a bordo di 2mila navi. 

Sono bloccati dall’inizio della guerra, senza certezze rispetto a quando potranno partire. Sono costretti a razionare cibo e acqua e, fino a prima del cessate il fuoco, erano a rischio di subire attacchi. Diversi hanno raccontato di diffuse condizioni di esaurimento mentale. 

Non riescono a mettersi in contatto con le famiglie perché la connessione internet è instabile, anche a causa dei sistemi usati dalle stesse navi per disturbare il segnale e nascondersi ai radar. Quando hanno potuto utilizzare la rete, ha raccontato un sindacalista indiano sentito da Associated Press, hanno dovuto sobbarcarsi altissimi costi di roaming.

Molti sono proprio marinai indiani, uno dei paesi da cui proviene la maggior parte dei marinai del mondo. Secondo il ministero dei Trasporti, dall’inizio della guerra ne sono stati evacuati più di 2.600.