A Venezia è avanti il centrodestra

A Salerno invece è dato molto in vantaggio Vincenzo De Luca: i risultati delle elezioni comunali in diretta

Un seggio elettorale a Venezia, 24 maggio 2026 (ANSA/ANDREA MEROLA)

Sono chiusi alle 15 i seggi per le elezioni amministrative in più di 700 comuni italiani, dove si votava per rinnovare sindaci e consiglieri comunali. Il Post segue con questo liveblog tutte le notizie e i risultati man mano che arrivano.

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Gli exit poll, in ordine

Sono sei le città dove sono stati fatti exit poll per capire come sono andate le elezioni. A Venezia è dato avanti il centrodestra, ma è possibile che si vada al ballottaggio. Il centrodestra è in vantaggio anche a Reggio Calabria dove potrebbe vincere già al primo turno e ad Arezzo, dove però si va verso il ballottaggio, mentre a Messina è avanti il candidato indipendente Federico Basile. Centrosinistra in vantaggio a Prato e a Salerno. 

L’affluenza definitiva è del 60 per cento

L’affluenza definitiva di queste elezioni comunali è stata del 60 per cento. Nel 2020 era stata quasi del 65 per cento, ma è un confronto poco significativo perché a quelle elezioni si era votato a settembre, in piena pandemia, e contestualmente si era votato anche per alcune elezioni regionali e per il referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari.

La regione in cui si è votato di più è stata l’Umbria, con oltre il 70 per cento di affluenza, seguita dalla Campania (68 per cento) e dal Lazio (quasi 65 per cento). L’affluenza più bassa c’è stata in Molise, intorno al 47 per cento. A Venezia, l’unico capoluogo di regione al voto, è stata del 55,9 per cento, in calo rispetto alle precedenti elezioni (62,2 per cento).

Ad Arezzo si va verso il ballottaggio

È avanti il candidato del centrodestra Vincenzo Comanducci, imprenditore ed ex assessore al Turismo durante il primo mandato del sindaco uscente Alessandro Ghinelli. Gli exit poll lo danno tra il 41,5 e il 45,5 per cento. Vincenzo Ceccarelli del centrosinistra, ex assessore regionale del PD, è dato tra il 32 e il 36 per cento: è un divario grande, ma con questi numeri si andrebbe al ballottaggio.

Vincenzo De Luca è in netto vantaggio a Salerno

I primi exit poll di Opinio per la Rai danno avanti il candidato di centrosinistra Vincenzo De Luca, ex presidente della Campania, con un netto vantaggio rispetto agli altri candidati, tra il 56 e il 60 per cento. Se vincesse sarebbe il suo quinto mandato come sindaco di Salerno dopo altri quattro tra il 1993 e il 2015. 

A Reggio Calabria non sembra esserci storia

A Reggio Calabria gli exit poll diffusi dalla Rai danno molto in vantaggio il candidato del centrodestra Francesco Cannizzaro, dato addirittura tra il 64 e il 68%. Il candidato del centrosinistra Domenico Battaglia è molto indietro, tra il 21 e il 25%. 

Come previsto, a Prato è avanti il centrosinistra

Senza nessuna sorpresa il candidato sindaco del centrosinistra Matteo Biffoni è dato molto avanti rispetto al suo principale sfidante Gianluca Banchelli, del centrodestra.

A Messina gli exit poll danno avanti il sindaco uscente

A Messina gli exit poll realizzati dal consorzio Opinio per la Rai dicono che è avanti il sindaco uscente Federico Basile, del partito di Cateno De Luca Sud chiama Nord, dato tra il 51 e il 55%. Al secondo posto il candidato del centrodestra Marcello Scurria tra il 27 e il 31%, mentre la candidata del centrosinistra Antonella Russo sarebbe tra il 13 e il 17%. 

A Messina, come negli altri comuni siciliani, basta superare il 40% per essere eletti al primo turno.  

A Venezia è avanti il centrodestra

I primi exit poll di Opinio per la Rai danno il candidato sindaco del centrodestra, l’assessore uscente alla Coesione sociale Simone Venturini, tra il 47 e il 51 per cento, e il candidato sindaco del centrosinistra, il senatore del PD Andrea Martella, tra il 40 e il 44 per cento. È un dato preliminare in contrasto rispetto agli ultimi sondaggi disponibili, risalenti a due settimane fa, che invece davano Martella avanti di sei punti rispetto a Venturini.

I seggi sono chiusi

Cominciano quindi gli scrutini, cioè i conteggi dei voti, e tra poco inizieranno ad arrivare i primi dati sull’affluenza definitiva e i primi exit poll.

Per prima cosa, gli exit poll

Alle 15 in tutti i comuni al voto si chiuderanno i seggi e inizieranno gli scrutini, cioè la conta dei voti per stabilire chi sarà il nuovo sindaco o la nuova sindaca. In alcune città – Venezia, Reggio Calabria, Messina, Arezzo, Prato e Salerno – saranno disponibili gli exit poll, i risultati di sondaggi che si basano su cosa la gente dice di voler votare o di aver votato all’uscita dei seggi elettorali.

Exit poll è un termine ormai familiare per chi segue le elezioni, ma ci sono altri due sondaggi – gli instant poll e gli intention poll – che media e giornali utilizzano spesso per capire qual è l’orientamento degli elettori. 

Qui le differenze tra i diversi sondaggi:

• Gli exit poll si basano su ciò che dicono di aver votato le persone fuori dai seggi

• Gli instant poll sono sondaggi telefonici realizzati il giorno stesso del voto

• Gli intention poll sono sondaggi telefonici e dal vivo fatti alcuni giorni prima del voto e in alcuni casi il giorno stesso del voto

A Prato Biffoni ci riprova per la terza volta

A Prato il candidato del centrosinistra è Matteo Biffoni, consigliere regionale del PD e già sindaco di Prato tra il 2014 e il 2024, che a queste elezioni si è quindi ricandidato per la terza volta. È considerato il favorito, visto il suo recente e lungo passato da sindaco di Prato e viste le oltre 22mila preferenze che aveva ottenuto alle ultime elezioni regionali in Toscana, che ne avevano confermato la popolarità.

Matteo Biffoni (dal suo profilo Facebook)

Sono elezioni importanti per il comune di Prato, che da quasi un anno è commissariato dopo che la sindaca Ilaria Bugetti, del PD, si era dimessa perché coinvolta in un’indagine per corruzione (nei giorni scorsi la direzione distrettuale antimafia di Firenze ha chiesto il rinvio a giudizio). Biffoni aveva annunciato la sua candidatura, su cui si vociferava in realtà da settimane, soltanto verso la metà di aprile. Ha però detto subito che non voleva che si parlasse di «Biffoni ter» perché «io non sono quello di dodici anni fa, la città non è quella di dodici anni fa».

Durante la campagna elettorale ha evitato i confronti diretti con gli altri candidati, ha tenuto toni compassati rispetto alle elezioni regionali e si è focalizzato su alcuni temi che hanno a che fare con i molti problemi della città, tra cui il dato elevato dell’abbandono scolastico, l’economia in difficoltà del distretto tessile pratese e la sicurezza.

Cosa succede alle 15

Alle 15 chiudono i seggi e inizieremo a capire qualcosa di come è andato il voto: dopo gli exit poll, il primo dato vero atteso è l’affluenza, poi subito dopo arriveranno i primi risultati parziali degli scrutini. Nei comuni piccoli la conta sarà molto veloce, con i risultati definitivi previsti nel giro di un’oretta.

Intanto ecco un ripasso su come vengono eletti i sindaci e i consigli comunali. Le regole cambiano a seconda del numero di abitanti.

Nei comuni con meno di 15mila abitanti vince al primo turno chi prende più voti. In caso di parità tra due candidati, si procede con un ballottaggio al secondo turno. In caso di una ulteriore e questo punto clamorosa parità, viene eletto il candidato più anziano tra i due. Alla lista collegata al sindaco eletto sono attribuiti due terzi dei seggi assegnati al consiglio.

Nei comuni con più di 15mila abitanti è subito proclamato sindaco il candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei voti validi (più del 50 per cento dei voti). Se invece non è così, i due candidati che hanno preso più voti vanno al ballottaggio, che si terrà il 7 e l’8 giugno. Al ballottaggio si potrà votare solo per il candidato sindaco e non per le liste che lo sostengono (che saranno comunque riportate sulla scheda). Il candidato che riceve più voti è eletto sindaco e le liste che lo sostengono – salvo rare eccezioni – ricevono il 60 per cento dei seggi.

Chi si rivede

Vincenzo De Luca (Roberto Monaldo/ LaPresse)

A Salerno uno dei candidati sindaci è Vincenzo De Luca, ex presidente della Campania per il Partito Democratico. Ha già amministrato la città quattro volte, tra il 1993 e il 2015, e la regione due volte tra il 2015 e il 2025. La Corte costituzionale aveva stabilito che non poteva ricandidarsi per il terzo mandato consecutivo in Campania e quindi ha deciso di ricandidarsi a Salerno, anche grazie alle dimissioni anticipate (secondo qualcuno sospette) dell’ex sindaco Vincenzo Napoli. 

Per la campagna elettorale ha puntato soprattutto sull’esaltazione delle sue esperienze precedenti, usando i suoi soliti toni sopra le righe e le frasi volutamente provocatorie per le quali ormai è diventato famoso. Per esempio ha detto che per la sua decisione di candidarsi i salernitani avrebbero dovuto «andare a piedi a Pompei». In questo articolo abbiamo raccolto alcune delle sue citazioni più clamorose e non solo:

L’unico capoluogo di regione al voto

È Venezia, dove i candidati sindaci sono otto ma di fatto se la giocano in due: Andrea Martella, senatore del Partito Democratico e attuale segretario regionale del PD, e Simone Venturini, assessore alla Coesione sociale della giunta uscente di Luigi Brugnaro. Martella è sostenuto da tutto il cosiddetto “campo largo” (oltre al PD, il Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e +Europa). Venturini è sostenuto da un’ampia coalizione di centrodestra.

Gli ultimi sondaggi disponibili (quindi risalenti a due settimane fa, visto che dopo per legge non si possono più pubblicare) davano Martella in vantaggio di sei/sette punti percentuali su Venturini. Una sua vittoria sarebbe sorprendente, anche perché Venezia è stata governata per oltre dieci anni dall’amministrazione di centrodestra di Brugnaro ed è capoluogo di una regione, il Veneto, stabilmente governata dalla Lega.

Qui abbiamo raccontato come Martella e Venturini hanno promesso di affrontare un problema cronico della città, cioè lo spopolamento del centro storico, se saranno eletti:

Chi ha governato finora nei capoluoghi di provincia

Nei 19 capoluoghi di provincia 8 sindaci uscenti sono di centrosinistra, 6 di centrodestra e i restanti cinque indipendenti. La maggior parte dei mandati è finita con la scadenza naturale, quindi dopo cinque anni, ma ci sono state varie città in cui la fine del mandato è stata anticipata.

È il caso per esempio di Prato, dove l’ex sindaca Ilaria Bugetti (del PD) si era dimessa a luglio del 2025, un anno dopo essere stata eletta, perché indagata per corruzione; e di Avellino, dove Laura Nargi era stata sfiduciata sempre a luglio del 2025, anche lei appena un anno dopo essere stata eletta, per una vicenda legata all’approvazione del bilancio comunale. Anche a Salerno Vincenzo Napoli si era dimesso in modo anomalo prima della scadenza del suo mandato, apparentemente senza un motivo: molti hanno ipotizzato che volesse semplicemente fare spazio a Vincenzo De Luca.

Ci sono già i primi sindaci eletti

In alcuni comuni con meno di 15mila abitanti c’era solo una lista, e quindi era sufficiente superare il 40 per cento degli elettori per eleggere l’unico candidato sindaco: è già successo in diversi casi, e quindi ci sono già alcuni sindaci eletti ancor prima che chiudano i seggi.

È successo per esempio in tre comuni della provincia di Avellino (Calitri, Guardia dei Lombardi e San Mango sul Calore), in altrettanti della provincia di Salerno (Casal Velino, Sicignano degli Alburni e Sassano), in sette comuni abruzzesi (Barisciano, Navelli, Magliano de’ Marsi e Opi, in provincia dell’Aquila, Torre de’ Passeri e Civitaquana, in quella di Pescara, e Castel Castagna, in provincia di Teramo), in altri tre in provincia di Vibo Valentia (Acquaro, Monterosso e Spilinga – quella famosa per la ’nduja, sì) e ancora in altri tre in provincia di Bergamo (Mezzoldo, Valleve e Fuipiano Valle Imagna).

L’affluenza è un po’ in calo

Alle 23 di ieri sera l’affluenza media era del 46,31 per cento, quasi quattro punti percentuali in meno rispetto alle scorse elezioni comunali (50,20 per cento). Finora la regione in cui si è andati a votare di più è l’Umbria, dove l’affluenza alle 23 di domenica superava il 55 per cento. Seguono il Lazio, l’Abruzzo e la Campania, tutte sopra il 49 per cento.

Il dato definitivo sull’affluenza arriverà dopo le 15, con la chiusura dei seggi.

Come si vince

Dipende da quanti abitanti ha il comune. I casi possibili sono due:
1) Nei comuni con meno di 15mila abitanti si vota con un turno solo, quindi vince il candidato sindaco che prende più voti senza bisogno di una soglia minima. Si va al ballottaggio solo se due candidati arrivano pari (cioè prendono esattamente lo stesso numero di voti).
2) Nei comuni con più di 15mila abitanti per essere eletti al primo turno serve superare il 50 per cento dei voti. Se nessuno ci riesce, domenica 7 e lunedì 8 giugno ci saranno i ballottaggi, con gli stessi orari di questi giorni, in cui elettori ed elettrici dovranno scegliere tra i due candidati più votati.

Un ripasso: dove si sta votando e le altre cose da sapere

In 744 comuni italiani, molti dei quali sono piccoli. Ci sono anche 19 capoluoghi di provincia e un capoluogo di regione, Venezia. Tra due settimane si aggiungeranno 149 comuni della Sardegna, dove per via di regole regionali si voterà il 7 e l’8 giugno. Qui li trovate tutti:

E qui trovate anche una guida completa a queste elezioni comunali:

Eccoci qui

Buongiorno, siamo qui per seguire i risultati delle elezioni amministrative. I seggi chiudono alle 15 e lo spoglio inizierà subito dopo: seguiremo i risultati e vi racconteremo fino a stasera cosa succede nelle città più grandi al voto e anche nei piccoli comuni.

Nel frattempo ci sono già un po’ di cose interessanti da dire per arrivare preparati al conteggio dei voti.