A Venezia è avanti a sorpresa il centrodestra

A Salerno invece è dato molto in vantaggio Vincenzo De Luca: i risultati delle elezioni comunali in diretta

Un seggio elettorale a Venezia, 24 maggio 2026 (ANSA/ANDREA MEROLA)

Sono chiusi alle 15 i seggi per le elezioni amministrative in più di 700 comuni italiani, dove si votava per rinnovare sindaci e consiglieri comunali. Il Post segue con questo liveblog tutte le notizie e i risultati man mano che arrivano.

Liveblog

A Venezia c’è molta più distanza del previsto tra i due candidati principali

Secondo le proiezioni di Opinio per la Rai – basate su un campione del 5 per cento – c’è un divario di 13 punti percentuali tra Simone Venturini, candidato sindaco del centrodestra dato al 50,7 per cento, e Andrea Martella, candidato del centrosinistra fermo invece al 37 per cento. È un dato notevole, che di fatto per ora sembra indicare una conferma da parte degli elettori del lavoro dell’amministrazione uscente di Luigi Brugnaro, di cui Venturini è stato assessore alla Coesione sociale.

È peraltro un dato in contrasto rispetto a tre sondaggi realizzati tra fine aprile e inizio maggio, che davano invece Martella in vantaggio. Soltanto un sondaggio, che però aveva un campione molto limitato (500 persone sentite), dava Venturini avanti con probabile ballottaggio: lo aveva realizzato Demetra opinioni.net per Giovanni Maria Martini, ex consigliere comunale candidato con la lista civica “Tutta la Città insieme”.

Cosa ci fa Rocco Casalino nel consiglio comunale di Ceglie Messapica

Rocco Casalino, ex portavoce del Movimento 5 Stelle e di Giuseppe Conte durante il suo periodo da presidente del Consiglio, si è candidato a sorpresa come consigliere comunale nel piccolo comune pugliese di Ceglie Messapica, 18mila abitanti in provincia di Brindisi.

È la cittadina di cui è originaria la sua famiglia (anche se lui è nato in Germania), ma è molto probabile che le ragioni di questa candidatura non abbiano tanto a che fare con l’attaccamento alla sua terra, quanto con un ragionamento politico: il nuovo codice etico del Movimento 5 Stelle approvato a giugno del 2025 infatti prevede che ci si possa candidare al parlamento italiano, a quello europeo o alle elezioni regionali solo se si è già stati candidati alle elezioni amministrative.

È probabile insomma che Casalino stia preparando una candidatura con il M5S alle politiche del 2027, anche se ufficialmente non lo ha detto, e si è limitato a sottolineare l’importanza di cominciare a livello locale per chi come lui non ha mai avuto un ruolo da eletto. Casalino ha lasciato la comunicazione del M5S alla fine del 2025: ora ha fondato un sito di news, La Sintesi, ed è opinionista su La7.

Casalino insieme a Giuseppe Conte (ANSA/FABIO FRUSTACI)

Come è andata nel comune più piccolo al voto

A Valentino Maxenti sono bastati 18 voti per diventare sindaco di Pedesina, in provincia di Sondrio, che con i suoi 40 abitanti era uno dei due comuni più piccoli al voto insieme a Briga Alta, in provincia di Cuneo. Al secondo posto con 8 voti c’è Mirko Gusmeroli e al terzo con 7 voti Giorgio Tarabini.

Avevamo raccontato di come funziona la campagna elettorale a Pedesina in questo articolo.

Le spaccature nel centrodestra, viste da Vigevano

Vigevano è anche il comune con più abitanti (circa 63mila) al voto in Lombardia. Il sindaco uscente è il leghista Andrea Ceffa, attualmente sotto processo con l’accusa di corruzione. Qui la destra si è divisa sulla candidatura del nuovo sindaco: la Lega, Fratelli d’Italia e Noi Moderati sostengono Riccardo Ghia, mentre Forza Italia sostiene Paolo Previde Massara. 

Oltre alle accuse nei confronti del sindaco uscente, la Lega a Vigevano è in parte indebolita anche dalla candidatura dell’avvocato Furio Suvilla, ex leghista che ora si è presentato con la lista “Vigevano Futura”, sostenuta da Futuro Nazionale, il partito di estrema destra nazionalista fondato da Roberto Vannacci, europarlamentare ed ex vicesegretario della Lega. Negli scorsi mesi il segretario della Lega Matteo Salvini ha dimostrato una certa preoccupazione per il potenziale successo del partito di Vannacci, al quale hanno già aderito diversi parlamentari leghisti. 

Le elezioni hanno provocato anche scontri all’interno della Lega per la decisione, presa dalla sezione locale del partito, di candidare nelle proprie liste due persone musulmane. 

Gli exit poll delle grandi città, in ordine

Sono sei le città dove sono stati fatti exit poll per capire come sono andate le elezioni. A Venezia è dato avanti il centrodestra, ma è possibile che si vada al ballottaggio. Il centrodestra è in vantaggio anche a Reggio Calabria dove potrebbe vincere già al primo turno e ad Arezzo, dove però si va verso il ballottaggio, mentre a Messina è avanti il candidato indipendente Federico Basile. Centrosinistra in vantaggio a Prato e a Salerno. 

L’affluenza definitiva è del 60 per cento

L’affluenza definitiva di queste elezioni comunali è stata del 60 per cento. Nel 2020 era stata quasi del 65 per cento, ma è un confronto poco significativo perché a quelle elezioni si era votato a settembre, in piena pandemia, e contestualmente si era votato anche per alcune elezioni regionali e per il referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari.

La regione in cui si è votato di più è stata l’Umbria, con oltre il 70 per cento di affluenza, seguita dalla Campania (68 per cento) e dal Lazio (quasi 65 per cento). L’affluenza più bassa c’è stata in Molise, intorno al 47 per cento. A Venezia, l’unico capoluogo di regione al voto, è stata del 55,9 per cento, in calo rispetto alle precedenti elezioni (62,2 per cento).

Ad Arezzo si va verso il ballottaggio

È avanti il candidato del centrodestra Vincenzo Comanducci, imprenditore ed ex assessore al Turismo durante il primo mandato del sindaco uscente Alessandro Ghinelli. Gli exit poll lo danno tra il 41,5 e il 45,5 per cento. Vincenzo Ceccarelli del centrosinistra, ex assessore regionale del PD, è dato tra il 32 e il 36 per cento: è un divario grande, ma con questi numeri si andrebbe al ballottaggio.

A Reggio Calabria non sembra esserci storia

A Reggio Calabria gli exit poll diffusi dalla Rai danno molto in vantaggio il candidato del centrodestra Francesco Cannizzaro, dato addirittura tra il 64 e il 68%. Il candidato del centrosinistra Domenico Battaglia è molto indietro, tra il 21 e il 25%. 

Come previsto, a Prato è avanti il centrosinistra

Senza nessuna sorpresa il candidato sindaco del centrosinistra Matteo Biffoni è dato molto avanti rispetto al suo principale sfidante Gianluca Banchelli, del centrodestra.

A Messina gli exit poll danno avanti il sindaco uscente

A Messina gli exit poll realizzati dal consorzio Opinio per la Rai dicono che è avanti il sindaco uscente Federico Basile, del partito di Cateno De Luca Sud chiama Nord, dato tra il 51 e il 55%. Al secondo posto il candidato del centrodestra Marcello Scurria tra il 27 e il 31%, mentre la candidata del centrosinistra Antonella Russo sarebbe tra il 13 e il 17%. 

A Messina, come negli altri comuni siciliani, basta superare il 40% per essere eletti al primo turno.  

A Venezia è avanti il centrodestra

I primi exit poll di Opinio per la Rai danno il candidato sindaco del centrodestra, l’assessore uscente alla Coesione sociale Simone Venturini, tra il 47 e il 51 per cento, e il candidato sindaco del centrosinistra, il senatore del PD Andrea Martella, tra il 40 e il 44 per cento. È un dato preliminare in contrasto rispetto agli ultimi sondaggi disponibili, risalenti a due settimane fa, che invece davano Martella avanti di sei punti rispetto a Venturini.

Vincenzo De Luca è in netto vantaggio a Salerno

I primi exit poll di Opinio per la Rai danno avanti il candidato di centrosinistra Vincenzo De Luca, ex presidente della Campania, con un netto vantaggio rispetto agli altri candidati, tra il 56 e il 60 per cento. L’affluenza definitiva è del 63,4 per cento, in linea con quella della scorsa tornata elettorale, che era stata del 63,2 per cento. Se vincesse sarebbe il suo quinto mandato come sindaco di Salerno dopo altri quattro tra il 1993 e il 2015. 

I seggi sono chiusi

Cominciano quindi gli scrutini, cioè i conteggi dei voti, e tra poco inizieranno ad arrivare i primi dati sull’affluenza definitiva e i primi exit poll.

Per prima cosa, gli exit poll

Alle 15 in tutti i comuni al voto si chiuderanno i seggi e inizieranno gli scrutini, cioè la conta dei voti per stabilire chi sarà il nuovo sindaco o la nuova sindaca. In alcune città – Venezia, Reggio Calabria, Messina, Arezzo, Prato e Salerno – saranno disponibili gli exit poll, i risultati di sondaggi che si basano su cosa la gente dice di voler votare o di aver votato all’uscita dei seggi elettorali.

Exit poll è un termine ormai familiare per chi segue le elezioni, ma ci sono altri due sondaggi – gli instant poll e gli intention poll – che media e giornali utilizzano spesso per capire qual è l’orientamento degli elettori. 

Qui le differenze tra i diversi sondaggi:

• Gli exit poll si basano su ciò che dicono di aver votato le persone fuori dai seggi

• Gli instant poll sono sondaggi telefonici realizzati il giorno stesso del voto

• Gli intention poll sono sondaggi telefonici e dal vivo fatti alcuni giorni prima del voto e in alcuni casi il giorno stesso del voto

A Prato Biffoni ci riprova per la terza volta

A Prato il candidato del centrosinistra è Matteo Biffoni, consigliere regionale del PD e già sindaco di Prato tra il 2014 e il 2024, che a queste elezioni si è quindi ricandidato per la terza volta. È considerato il favorito, visto il suo recente e lungo passato da sindaco di Prato e viste le oltre 22mila preferenze che aveva ottenuto alle ultime elezioni regionali in Toscana, che ne avevano confermato la popolarità.

Matteo Biffoni (dal suo profilo Facebook)

Sono elezioni importanti per il comune di Prato, che da quasi un anno è commissariato dopo che la sindaca Ilaria Bugetti, del PD, si era dimessa perché coinvolta in un’indagine per corruzione (nei giorni scorsi la direzione distrettuale antimafia di Firenze ha chiesto il rinvio a giudizio). Biffoni aveva annunciato la sua candidatura, su cui si vociferava in realtà da settimane, soltanto verso la metà di aprile. Ha però detto subito che non voleva che si parlasse di «Biffoni ter» perché «io non sono quello di dodici anni fa, la città non è quella di dodici anni fa».

Durante la campagna elettorale ha evitato i confronti diretti con gli altri candidati, ha tenuto toni compassati rispetto alle elezioni regionali e si è focalizzato su alcuni temi che hanno a che fare con i molti problemi della città, tra cui il dato elevato dell’abbandono scolastico, l’economia in difficoltà del distretto tessile pratese e la sicurezza.

Cosa succede alle 15

Alle 15 chiudono i seggi e inizieremo a capire qualcosa di come è andato il voto: dopo gli exit poll, il primo dato vero atteso è l’affluenza, poi subito dopo arriveranno i primi risultati parziali degli scrutini. Nei comuni piccoli la conta sarà molto veloce, con i risultati definitivi previsti nel giro di un’oretta.

Intanto ecco un ripasso su come vengono eletti i sindaci e i consigli comunali. Le regole cambiano a seconda del numero di abitanti.

Nei comuni con meno di 15mila abitanti vince al primo turno chi prende più voti. In caso di parità tra due candidati, si procede con un ballottaggio al secondo turno. In caso di una ulteriore e questo punto clamorosa parità, viene eletto il candidato più anziano tra i due. Alla lista collegata al sindaco eletto sono attribuiti due terzi dei seggi assegnati al consiglio.

Nei comuni con più di 15mila abitanti è subito proclamato sindaco il candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei voti validi (più del 50 per cento dei voti). Se invece non è così, i due candidati che hanno preso più voti vanno al ballottaggio, che si terrà il 7 e l’8 giugno. Al ballottaggio si potrà votare solo per il candidato sindaco e non per le liste che lo sostengono (che saranno comunque riportate sulla scheda). Il candidato che riceve più voti è eletto sindaco e le liste che lo sostengono – salvo rare eccezioni – ricevono il 60 per cento dei seggi.

Chi si rivede

Vincenzo De Luca (Roberto Monaldo/ LaPresse)

A Salerno uno dei candidati sindaci è Vincenzo De Luca, ex presidente della Campania per il Partito Democratico. Ha già amministrato la città quattro volte, tra il 1993 e il 2015, e la regione due volte tra il 2015 e il 2025. La Corte costituzionale aveva stabilito che non poteva ricandidarsi per il terzo mandato consecutivo in Campania e quindi ha deciso di ricandidarsi a Salerno, anche grazie alle dimissioni anticipate (secondo qualcuno sospette) dell’ex sindaco Vincenzo Napoli. 

Per la campagna elettorale ha puntato soprattutto sull’esaltazione delle sue esperienze precedenti, usando i suoi soliti toni sopra le righe e le frasi volutamente provocatorie per le quali ormai è diventato famoso. Per esempio ha detto che per la sua decisione di candidarsi i salernitani avrebbero dovuto «andare a piedi a Pompei». In questo articolo abbiamo raccolto alcune delle sue citazioni più clamorose e non solo:

L’unico capoluogo di regione al voto

È Venezia, dove i candidati sindaci sono otto ma di fatto se la giocano in due: Andrea Martella, senatore del Partito Democratico e attuale segretario regionale del PD, e Simone Venturini, assessore alla Coesione sociale della giunta uscente di Luigi Brugnaro. Martella è sostenuto da tutto il cosiddetto “campo largo” (oltre al PD, il Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e +Europa). Venturini è sostenuto da un’ampia coalizione di centrodestra.

Gli ultimi sondaggi disponibili (quindi risalenti a due settimane fa, visto che dopo per legge non si possono più pubblicare) davano Martella in vantaggio di sei/sette punti percentuali su Venturini. Una sua vittoria sarebbe sorprendente, anche perché Venezia è stata governata per oltre dieci anni dall’amministrazione di centrodestra di Brugnaro ed è capoluogo di una regione, il Veneto, stabilmente governata dalla Lega.

Qui abbiamo raccontato come Martella e Venturini hanno promesso di affrontare un problema cronico della città, cioè lo spopolamento del centro storico, se saranno eletti:

Chi ha governato finora nei capoluoghi di provincia

Nei 19 capoluoghi di provincia 8 sindaci uscenti sono di centrosinistra, 6 di centrodestra e i restanti cinque indipendenti. La maggior parte dei mandati è finita con la scadenza naturale, quindi dopo cinque anni, ma ci sono state varie città in cui la fine del mandato è stata anticipata.

È il caso per esempio di Prato, dove l’ex sindaca Ilaria Bugetti (del PD) si era dimessa a luglio del 2025, un anno dopo essere stata eletta, perché indagata per corruzione; e di Avellino, dove Laura Nargi era stata sfiduciata sempre a luglio del 2025, anche lei appena un anno dopo essere stata eletta, per una vicenda legata all’approvazione del bilancio comunale. Anche a Salerno Vincenzo Napoli si era dimesso in modo anomalo prima della scadenza del suo mandato, apparentemente senza un motivo: molti hanno ipotizzato che volesse semplicemente fare spazio a Vincenzo De Luca.

Ci sono già i primi sindaci eletti

In alcuni comuni con meno di 15mila abitanti c’era solo una lista, e quindi era sufficiente superare il 40 per cento degli elettori per eleggere l’unico candidato sindaco: è già successo in diversi casi, e quindi ci sono già alcuni sindaci eletti ancor prima che chiudano i seggi.

È successo per esempio in tre comuni della provincia di Avellino (Calitri, Guardia dei Lombardi e San Mango sul Calore), in altrettanti della provincia di Salerno (Casal Velino, Sicignano degli Alburni e Sassano), in sette comuni abruzzesi (Barisciano, Navelli, Magliano de’ Marsi e Opi, in provincia dell’Aquila, Torre de’ Passeri e Civitaquana, in quella di Pescara, e Castel Castagna, in provincia di Teramo), in altri tre in provincia di Vibo Valentia (Acquaro, Monterosso e Spilinga – quella famosa per la ’nduja, sì) e ancora in altri tre in provincia di Bergamo (Mezzoldo, Valleve e Fuipiano Valle Imagna).