Si sta votando per le elezioni amministrative in 744 comuni italiani

I seggi chiuderanno alle 15, poi inizierà lo spoglio: tutte le notizie man mano che arrivano

Un seggio elettorale a Venezia, 24 maggio 2026 (ANSA/ANDREA MEROLA)

In 744 comuni italiani sono in corso le elezioni amministrative per scegliere nuovi sindaci e nuovi consiglieri comunali. Domenica i seggi sono rimasti aperti dalle 7 alle 23, mentre oggi saranno aperti fino alle 15, quando comincerà il conteggio dei voti: il Post segue con questo liveblog tutte le notizie e i risultati, man mano che arrivano.

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Cosa succede alle 15

Alle 15 chiudono i seggi e inizieremo a capire qualcosa di come è andato il voto: il primo dato atteso è l’affluenza, poi subito dopo arriveranno i primi dati degli scrutini. Nei comuni piccoli la conta sarà molto veloce, con i risultati definitivi previsti nel giro di un’oretta.

Intanto ecco un ripasso su come vengono eletti i sindaci e i consigli comunali. Le regole cambiano a seconda del numero di abitanti di ogni comune.

Nei comuni con meno di 15mila abitanti vince al primo turno chi prende più voti. In caso di parità tra due candidati, si procede con un ballottaggio al secondo turno. In caso di una ulteriore e questo punto clamorosa parità, viene eletto il candidato più anziano tra i due. Alla lista collegata al sindaco eletto sono attribuiti due terzi dei seggi assegnati al consiglio.

Nei comuni con più di 15mila abitanti è subito proclamato sindaco il candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei voti validi (più del 50 per cento dei voti). Se invece non è così, i due candidati che hanno preso più voti vanno al ballottaggio, che si terrà il 7 e l’8 giugno. Al ballottaggio si potrà votare solo per il candidato sindaco e non per le liste che lo sostengono (che saranno comunque riportate sulla scheda). Il candidato che riceve più voti è eletto sindaco e le liste che lo sostengono – salvo rare eccezioni – ricevono il 60 per cento dei seggi.

Chi si rivede

Vincenzo De Luca (Roberto Monaldo/ LaPresse)

A Salerno uno dei candidati sindaci è Vincenzo De Luca, ex presidente della Campania per il Partito Democratico. Ha già amministrato la città quattro volte, tra il 1993 e il 2015, e la regione due volte tra il 2015 e il 2025. La Corte costituzionale aveva stabilito che non poteva ricandidarsi per il terzo mandato consecutivo in Campania e quindi ha deciso di ricandidarsi a Salerno, anche grazie alle dimissioni anticipate (secondo qualcuno sospette) dell’ex sindaco Vincenzo Napoli. 

Per la campagna elettorale ha puntato soprattutto sull’esaltazione delle sue esperienze precedenti, usando i suoi soliti toni sopra le righe e le frasi volutamente provocatorie per le quali ormai è diventato famoso. Per esempio ha detto che per la sua decisione di candidarsi i salernitani avrebbero dovuto «andare a piedi a Pompei». In questo articolo abbiamo raccolto alcune delle sue citazioni più clamorose e non solo:

L’unico capoluogo di regione al voto

È Venezia, dove i candidati sindaci sono otto ma di fatto se la giocano in due: Andrea Martella, senatore del Partito Democratico e attuale segretario regionale del PD, e Simone Venturini, assessore alla Coesione sociale della giunta uscente di Luigi Brugnaro. Martella è sostenuto da tutto il cosiddetto “campo largo” (oltre al PD, il Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e +Europa). Venturini è sostenuto da un’ampia coalizione di centrodestra.

Gli ultimi sondaggi disponibili (quindi risalenti a due settimane fa, visto che dopo per legge non si possono più pubblicare) davano Martella in vantaggio di sei/sette punti percentuali su Venturini. Una sua vittoria sarebbe sorprendente, anche perché Venezia è stata governata per oltre dieci anni dall’amministrazione di centrodestra di Brugnaro ed è capoluogo di una regione, il Veneto, stabilmente governata dalla Lega.

Qui abbiamo raccontato come Martella e Venturini hanno promesso di affrontare un problema cronico della città, cioè lo spopolamento del centro storico, se saranno eletti:

Chi ha governato finora nei capoluoghi di provincia

Nei 19 capoluoghi di provincia 8 sindaci uscenti sono di centrosinistra, 6 di centrodestra e i restanti cinque indipendenti. La maggior parte dei mandati è finita con la scadenza naturale, quindi dopo cinque anni, ma ci sono state varie città in cui la fine del mandato è stata anticipata.

È il caso per esempio di Prato, dove l’ex sindaca Ilaria Bugetti (del PD) si era dimessa a luglio del 2025, un anno dopo essere stata eletta, perché indagata per corruzione; e di Avellino, dove Laura Nargi era stata sfiduciata sempre a luglio del 2025, anche lei appena un anno dopo essere stata eletta, per una vicenda legata all’approvazione del bilancio comunale. Anche a Salerno Vincenzo Napoli si era dimesso in modo anomalo prima della scadenza del suo mandato, apparentemente senza un motivo: molti hanno ipotizzato che volesse semplicemente fare spazio a Vincenzo De Luca.

Ci sono già i primi sindaci eletti

In alcuni comuni con meno di 15mila abitanti c’era solo una lista, e quindi era sufficiente superare il 40 per cento degli elettori per eleggere l’unico candidato sindaco: è già successo in diversi casi, e quindi ci sono già alcuni sindaci eletti ancor prima che chiudano i seggi.

È successo per esempio in tre comuni della provincia di Avellino (Calitri, Guardia dei Lombardi e San Mango sul Calore), in altrettanti della provincia di Salerno (Casal Velino, Sicignano degli Alburni e Sassano), in sette comuni abruzzesi (Barisciano, Navelli, Magliano de’ Marsi e Opi, in provincia dell’Aquila, Torre de’ Passeri e Civitaquana, in quella di Pescara, e Castel Castagna, in provincia di Teramo), in altri tre in provincia di Vibo Valentia (Acquaro, Monterosso e Spilinga – quella famosa per la ’nduja, sì) e ancora in altri tre in provincia di Bergamo (Mezzoldo, Valleve e Fuipiano Valle Imagna).

L’affluenza è un po’ in calo

Alle 23 di ieri sera l’affluenza media era del 46,31 per cento, quasi quattro punti percentuali in meno rispetto alle scorse elezioni comunali (50,20 per cento). Finora la regione in cui si è andati a votare di più è l’Umbria, dove l’affluenza alle 23 di domenica superava il 55 per cento. Seguono il Lazio, l’Abruzzo e la Campania, tutte sopra il 49 per cento.

Il dato definitivo sull’affluenza arriverà dopo le 15, con la chiusura dei seggi.

Come si vince

Dipende da quanti abitanti ha il comune. I casi possibili sono due:
1) Nei comuni con meno di 15mila abitanti si vota con un turno solo, quindi vince il candidato sindaco che prende più voti senza bisogno di una soglia minima. Si va al ballottaggio solo se due candidati arrivano pari (cioè prendono esattamente lo stesso numero di voti).
2) Nei comuni con più di 15mila abitanti per essere eletti al primo turno serve superare il 50 per cento dei voti. Se nessuno ci riesce, domenica 7 e lunedì 8 giugno ci saranno i ballottaggi, con gli stessi orari di questi giorni, in cui elettori ed elettrici dovranno scegliere tra i due candidati più votati.

Un ripasso: dove si sta votando e le altre cose da sapere

In 744 comuni italiani, molti dei quali sono piccoli. Ci sono anche 19 capoluoghi di provincia e un capoluogo di regione, Venezia. Tra due settimane si aggiungeranno 149 comuni della Sardegna, dove per via di regole regionali si voterà il 7 e l’8 giugno. Qui li trovate tutti:

E qui trovate anche una guida completa a queste elezioni comunali:

Eccoci qui

Buongiorno, siamo qui per seguire i risultati delle elezioni amministrative. I seggi chiudono alle 15 e lo spoglio inizierà subito dopo: seguiremo i risultati e vi racconteremo fino a stasera cosa succede nelle città più grandi al voto e anche nei piccoli comuni.

Nel frattempo ci sono già un po’ di cose interessanti da dire per arrivare preparati al conteggio dei voti.