Il francescano volante

La sua gabbia a Osimo. Neanche un trespolo.

La sua gabbia a Osimo. Neanche un trespolo.

San Giuseppe da Copertino (1603-1663), frate e mistico, patrono degli astronauti, amico degli studenti e protettore degli esaminandi

Comporre le classi, in particolare le prime medie, è più un’arte che una scienza. Non ci sono parametri oggettivi, non c’è modo di sapere se quello che stai facendo funzionerà o no. Se tutti si lamentano è un buon segno: se fossero in pochi a lamentarsi probabilmente avresti commesso un’ingiustizia, favorendo qualcuno a scapito di qualcun altro. Se si lamentano tutti almeno sei sicuro di non aver favorito nessuno, il che è già qualcosa.

Una delle difficoltà fondamentali, quando componi le classi, è far vuotare il sacco alle maestre elementari. Esse sanno molto degli elementi che tu devi mescolare in un pastone il più possibile uniforme. Sanno senz’altro distinguere i ragazzi talentuosi e i criminali in erba, e tuttavia neanche sotto tortura ti diranno “Omar Pascià è un ragazzo talentuoso!” o “Livio Barazzutti è un criminale in erba”. Li hanno avuti in custodia per cinque e più anni, e quindi non glieli tocchi, sono i loro bambini. Sono tutti bravissimi. Sono tutti meravigliosi. Al limite, a volte, aggiungeranno espressioni sibilline come “…è da capire”. Per intenderci: se la sua maestra dice che Livio “è da capire”, Livio non è semplicemente da capire. È da guardare a vista per evitare che mangi gli altri bambini, o i loro astucci, o li faccia mangiare agli altri bambini (i loro astucci).

“E Giuseppe?”
“Eh, Giuseppe, Giuseppe… è meraviglioso”.
“Naturale. Ma a parte questo? Morde?”
“No… no… tendenzialmente no”.
“Tendenzialmente”.
“È un ragazzo straordinario, con una sensibilità, una fantasia…”
“Quindi non lo mettiamo in prima G”.
“Ma no, perché?”
“Perché sarebbe il ventesimo straordinario, sensibile e dotato di fantasia. Anzi facciamo così: da qui in poi, mi dici soltanto quando non sono straordinari e sensibili. Se non dici niente do per scontato che sono straordinari e sensibili. C’è il completamento automatico, vedi?”
“Però Giusi non è come gli altri, lui è un po’ di più… come dire…”
“Più sensibile?”
“Insomma va capito“.
“O mio dio. Un altro?”
“Ma no, non in quel senso…”
“Non è un maniaco oppositivo violento, mi vuoi dire”.
“No, tendenzialmente…”
“Tendenzialmente”.
“Anche la neuropsichiatra ci ha confermato che è tutto a posto, non ha niente che…”
“Ehi ehi ehi, ferma, è uno da neuropsichiatria?”
“No, no, assolutamente”.
“Ma qualcuno ce l’ha portato”.
“Noi no, noi non c’entriamo, per noi era solo un ragazzo che…”
“Senti, ne ho altri settanta da piazzare entro sabato, e non è che io voglia sapere vita morte miracoli. Soltanto se graffia o no”.
“Non graffia”.
“Oh, grazie”.
“Però… vola un po’, ecco”.
“Ricevuto, lo mettiamo al piano terra”.

GIU'! PORTATELO GIU'!

GIU’! PORTATELO GIU’!

Giuseppe da Copertino volava. Per un santo è quasi una cosa banale. È un po’ meno banale il modo in cui confratelli e gerarchie reagivano al miracolo: con fastidio. Il francescano volante passò parecchio tempo in gabbia. Dopo aver tanto penato sui libri per riuscire a diventare sacerdote, alla fine gli toccò officiare nella sua cella, da solo. Questa cosa di levitare a ogni menzione della Madonna o di Gesù, o anche solo per aver fissato un’immaginetta santa, dopo un po’ riusciva snervante. Ok, lo abbiamo capito, sei santo, ma adesso vieni giù, comportati come una persona normale. No, niente da fare. Giuseppe non ce la faceva. Guarda che chiamiamo l’Inquisizione!

Per fortuna quella spagnola era impegnata. Si scomodò l’Inquisizione napoletana, forse meno intransigente. Ma chi è questo tizio? Perché non riesce a star fermo? Siamo nel Seicento, è un po’ prestino per diagnosticare un deficit dell’attenzione.
“Non riesce a farci niente. Anche mentre gli parli: un momento è qui che ti ascolta, l’attimo dopo è in orbita”.
“Ha sempre fatto così?”
“Difficile dirlo, ha già cambiato molte classi… volevo dire, molti conventi”.
“Ahi”.
“Copertino (Lecce), Martina Franca, Roma, Assisi, Pietrarubbia, Fossombrone, Osimo…”
“Non riesce a tenerlo nessuno. Nel faldone cosa c’è scritto?”
“Bambino meraviglioso”
“Naturale. E poi?” (continua…)

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