Ignazio, che voleva farsi masticare

Buoni che ce n'è per tutti.

Buoni che ce n’è per tutti.

17 ottobre – Sant’Ignazio di Antiochia (35-107), martire divorato

In seguito, a dar letta alle leggende, i leoni non avrebbero sempre pasteggiato volentieri coi cristiani; più volte avrebbero rifiutato di morderli (a gran scorno dei persecutori), come i loro antenati di Babilonia, i leoni che nella fossa avevano tenuto compagnia al profeta Daniele. Ma con Ignazio fu diverso. Ignazio, terzo vescovo di Antiochia, era il primo cristiano condannato ad bestias, e benché il guinness dei primati fosse molto in là da venire, a essere dilaniato pubblicamente dalle bestie del circo ci teneva in modo particolare. Lo scrisse anche in una lettera: muoio dalla voglia di morire masticato. Beh, no, non scrisse esattamente così. Però scrisse Sono il frumento di Dio, devo essere macinato dai denti delle fiere per diventare pane puro di Cristo, e così via. Dopo una preghiera del genere, i leoni non potevano che sbranarlo di gusto – sai che figura sennò.

Il desiderio di diventare “pane puro”, e addirittura “ostia per il Signore” in altri secoli avrebbe destato più d’un sospetto d’eresia: va bene imitare il Cristo, ma di transustanziazione ce n’è una sola (la transustanziazione è la conversione dal pane al corpo e dal vino al sangue: per i cattolici ovviamente solo il corpo e il sangue di Cristo sono nella condizione di transustanziare). Ma a Ignazio si può concedere qualche incertezza nella messa a fuoco dei dogmi cattolici: è un pioniere. Forse allievo di San Giovanni evangelista, secondo successore di Pietro al soglio di Antiochia, Ignazio è il martire più famoso tra i “padri apostolici”, quelli della generazione successiva agli apostoli, di cui non conosciamo granché. I bigliettini che indirizzò a varie comunità cristiane mentre lo portavano in catene a Roma sono un documento prezioso: in essi per la prima volta compaiono le parole “cattolico” e “cristiano”. Un’ulteriore conferma della centralità di Antiochia, terza o quarta metropoli dell’Impero Romano, prima vera capitale del cristianesimo (oggi è una città turca ai confini della Siria). Sempre ammesso che i bigliettini siano autentici, e non siano stati scritti un po’ dopo da qualche falsario di talento che voleva tappare i buchi.

Non volete prima dire una preghierina?

Non volete prima dire una preghierina?

Il dibattito sull’autenticità di Ignazio e delle sue lettere è annoso e irrisolvibile. Certo la Chiesa che Ignazio descrive sembra già un’organizzazione strutturata, con rapporti gerarchici abbastanza chiari tra vescovi presbiteri e diaconi. Forse era un po’ troppo presto. Inoltre il martirio di Ignazio è un caso piuttosto isolato. Dopo la grande persecuzione di Nerone in occasione dell’incendio del 64, storicamente attestata da Tacito e Svetonio, non abbiamo martiri riconosciuti per quasi mezzo secolo. Sappiamo che il cristianesimo continua a essere mal visto da imperatori e prefetti; conosciamo lo scandalo del 95, quando l’imperatore Domiziano per liberarsi di alcuni famigliari che forse congiuravano contro di lui li accusa di ateismo, o secondo alcuni di cristianesimo (o secondo altri di ebraismo), ma è un episodio più simile a una purga dinastica che a una persecuzione di massa. Finalmente, nel 107, quarantatré anni dopo il martirio di Pietro e Paolo a Roma, a Gerusalemme viene crocifisso San Simeone e a Roma sant’Ignazio si fa masticare dai leoni, con soddisfazione che immaginiamo reciproca (continua…)

Siamo già al tempo dell’imperatore Traiano, quello che porterà l’impero alla sua massima espansione. Il suo atteggiamento nel confronto dei cristiani ci è ben noto, grazie a uno scambio epistolare con Plinio il Giovane che dalla Bitinia, in qualità di governatore, chiedeva istruzioni su come regolarsi con queste nuove sette di cui sapeva pochissimo. Anche Traiano non sembra molto interessato agli usi e costumi dei cristiani del secondo secolo: gli preme però che nessun colpevole resti impunito, e mostra di considerare i cristiani responsabili di sacrilegio (si rifiutano di onorare gli dei) e lesa maestà, oggi diremmo vilipendio al Capo dello Stato. Non ritiene però che sia il caso di snidarli con inchieste a tappeto: Plinio arresterà soltanto in base alle denunce, che non devono essere letterine anonime. E prima delle condanne, ai cristiani deve essere data la possibilità di pentirsi e ravvedersi. Nel medioevo cristiano Traiano diventerà, anche in virtù di questa lettera, un emblema di giustizia e tolleranza: Dante lo metterà nel suo paradiso, un vistoso strappo alla regola per cui entra solo chi è in regola coi sacramenti. Non sembra insomma quel tipo di imperatore che si mette a guardare spettacoli a base di anziani vescovi sbranati nell’arena; e del resto la condanna ad bestias veniva eseguita di solito nelle ore più calde del giorno, una specie di intermezzo a cui assisteva soltanto il pubblico di basso rango; ricchi e patrizi scendevano dalla tribuna vip e andavano a pranzare all’ombra. E in effetti non è ben chiaro perché Ignazio, arrestato ad Antiochia, avrebbe dovuto essere condotto in catene fino a Roma: avrebbe avuto un senso se fosse stato cittadino romano – ma un cittadino romano non sarebbe mai stato condannato ad bestias: era un supplizio da schiavi, come la crocefissione. Insomma, qualcosa non torna.

Qui sembra un po' meno convinto.

Qui sembra un po’ meno convinto.

Non siamo nemmeno sicuri che i cristiani siano mai stati sistematicamente condannati ad bestias. Certo, nelle leggende dei martiri da Ignazio in poi, i leoni diventeranno il supplizio preferito dei pagani assetati di sangue. Grazie a questi racconti, come sappiamo, millecinquecento anni più tardi i papi consacreranno ai martiri l’ex anfiteatro Flavio (più tardi detto anche Colosseo), salvandolo dalla definitiva demolizione. Ma fino alla fine del secondo secolo, più che perquisizioni di massa, gli eccidi di cristiani sembrano periodici scoppi di rabbia popolare contro una setta invisa ai più, magari in momenti difficili (pestilenze, carestie), quando il loro rifiuto di sacrificare agli dei poteva sembrare particolarmente menagramo e antisociale. Le cose cambiano nel tumultuoso terzo secolo, ma a quel punto anche Ignazio ormai è un lontano capostipite. Potrebbe essere esistito davvero; ma potrebbe anche essere stato escogitato a tavolino, per gettare un po’ di luce nel buio immenso tra i cristiani del terzo secolo e gli apostoli che avevano conosciuto Cristo ed erano morti sotto Nerone. (“Ignazio” vuole proprio dire illuminatore, portatore di luce). Anche da questo punto di vista, la sua voluttà di farsi masticare il prima possibile è un po’ sospetta.