Ignazio, che voleva farsi masticare

Siamo già al tempo dell’imperatore Traiano, quello che porterà l’impero alla sua massima espansione. Il suo atteggiamento nel confronto dei cristiani ci è ben noto, grazie a uno scambio epistolare con Plinio il Giovane che dalla Bitinia, in qualità di governatore, chiedeva istruzioni su come regolarsi con queste nuove sette di cui sapeva pochissimo. Anche Traiano non sembra molto interessato agli usi e costumi dei cristiani del secondo secolo: gli preme però che nessun colpevole resti impunito, e mostra di considerare i cristiani responsabili di sacrilegio (si rifiutano di onorare gli dei) e lesa maestà, oggi diremmo vilipendio al Capo dello Stato. Non ritiene però che sia il caso di snidarli con inchieste a tappeto: Plinio arresterà soltanto in base alle denunce, che non devono essere letterine anonime. E prima delle condanne, ai cristiani deve essere data la possibilità di pentirsi e ravvedersi. Nel medioevo cristiano Traiano diventerà, anche in virtù di questa lettera, un emblema di giustizia e tolleranza: Dante lo metterà nel suo paradiso, un vistoso strappo alla regola per cui entra solo chi è in regola coi sacramenti. Non sembra insomma quel tipo di imperatore che si mette a guardare spettacoli a base di anziani vescovi sbranati nell’arena; e del resto la condanna ad bestias veniva eseguita di solito nelle ore più calde del giorno, una specie di intermezzo a cui assisteva soltanto il pubblico di basso rango; ricchi e patrizi scendevano dalla tribuna vip e andavano a pranzare all’ombra. E in effetti non è ben chiaro perché Ignazio, arrestato ad Antiochia, avrebbe dovuto essere condotto in catene fino a Roma: avrebbe avuto un senso se fosse stato cittadino romano – ma un cittadino romano non sarebbe mai stato condannato ad bestias: era un supplizio da schiavi, come la crocefissione. Insomma, qualcosa non torna.

Qui sembra un po' meno convinto.

Qui sembra un po’ meno convinto.

Non siamo nemmeno sicuri che i cristiani siano mai stati sistematicamente condannati ad bestias. Certo, nelle leggende dei martiri da Ignazio in poi, i leoni diventeranno il supplizio preferito dei pagani assetati di sangue. Grazie a questi racconti, come sappiamo, millecinquecento anni più tardi i papi consacreranno ai martiri l’ex anfiteatro Flavio (più tardi detto anche Colosseo), salvandolo dalla definitiva demolizione. Ma fino alla fine del secondo secolo, più che perquisizioni di massa, gli eccidi di cristiani sembrano periodici scoppi di rabbia popolare contro una setta invisa ai più, magari in momenti difficili (pestilenze, carestie), quando il loro rifiuto di sacrificare agli dei poteva sembrare particolarmente menagramo e antisociale. Le cose cambiano nel tumultuoso terzo secolo, ma a quel punto anche Ignazio ormai è un lontano capostipite. Potrebbe essere esistito davvero; ma potrebbe anche essere stato escogitato a tavolino, per gettare un po’ di luce nel buio immenso tra i cristiani del terzo secolo e gli apostoli che avevano conosciuto Cristo ed erano morti sotto Nerone. (“Ignazio” vuole proprio dire illuminatore, portatore di luce). Anche da questo punto di vista, la sua voluttà di farsi masticare il prima possibile è un po’ sospetta.

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