Digiuno: frequently asked questions

Domenica ho concluso la mia prima settimana di digiuno: “sciopero della fame” è un’espressione che proprio non mi piace. Non mi sento in sciopero, anzi, mi pare di essere qui a lavorare, e a un lavoro molto serio. Peraltro la “parola “sciopero” contiene una nota protestataria che in questo momento non sento mi appartenga in particolare modo. Più che protestare sto cercando di costruire qualcosa: una consapevolezza, l’inizio di un dibattito un po’ più approfondito di quello a cui abbiamo assistito in questi anni in tema di diritti civili. E se possibile un coinvolgimento più attivo dell’opinione pubblica, della politica, dei partiti.

Arrivati al giorno 8 del mio digiuno, però, oltre a voler ringraziare di cuore tutte le persone che stanno digiunando insieme a me nella staffetta i cui dettagli trovate qui, vorrei rispondere più precisamente ad alcune domande che mi sono state poste frequentemente sin qui, anche le più puntute, e farò lo stesso in seguito dovessero emergere altre questioni. E quindi, scusandomi sin d’ora per la lunghezza, eccomi qui.

D – Ma non ci sono problemi problemi più importanti per cui digiunare?
R – La risposta è che ci sarebbero molti altri problemi per cui digiunare, per esempio oggi mi viene in mente la creazione degli Stati Uniti d’Europa. E tuttavia non sono problemi “più importanti”. I diritti delle persone LGBTI sono un problema molto importante, perché sono un tema che non riguarda soltanto una minoranza dei cittadini, ma ci riguarda tutti. Ha a che fare con la stato di salute della nostra democrazia, con il tipo di società che vogliamo costruire e nella quale vogliamo vivere. E che sia così lo dimostra il fatto che questa questione è stata ed è centrale nell’agenda politica di tutti i più importanti paesi del mondo. Se non fosse un tema importante non si capirebbe del resto perché tutti gli stati occidentali o quasi abbiano trovato il tempo e il modo di legiferare sull’argomento (evidentemente era una priorità), e perché di questo tema abbiano fatto un punto centrale della loro campagna elettorale tutti i principali leader del mondo, da Cameron a Hollande, a Obama. Fino a Hillary Clinton che nella sua campagna per le presidenziali USA, appena incominciata, ha già prodotto e dedicato all’uguaglianza il bel video che trovate in fondo a questa pagina, al termine del quale l’ex Segretaria di Stato afferma appunto che “gay rights are human rights”.

D – Ma tu sei un sottosegretario, perché invece di digiunare non dai le dimissioni?
R – Fermo restando che il Presidente del Consiglio e il mio Ministro sanno perfettamente che il mio mandato è a loro disposizione (lo è stato sin dal momento della nomina, e lo sarà fino a che questo governo resterà in carica), il motivo per cui non mi sono dimesso è che io non sto protestando contro il governo, al contrario. Capisco bene che, per esempio, il capogruppo di SEL avrebbe preferìto che io dicessi che questo governo non è adatto a risolvere il problema e che per questo la mia presenza al suo interno non era più sostenibile. La verità è io penso esattamente l’opposto di quello che Arturo Scotto vorrebbe che io dicessi. Il Governo Renzi, per ciò che mi riguarda, è il primo governo presieduto da una persona che prende una posizione netta e pubblica in favore delle unioni civili e che ha chiaramente nel proprio programma (basta riascoltare il discorso programmatico del Presidente alla prima fiducia) il tema dei diritti civili. Il problema è che, nonostante questo impegno programmatico, chi si oppone a questa legge lo fa in modo evidentemente molto efficace, cosicché la legge – come era già successo per la legge contro l’omofobia – non procede in modo sufficientemente spedito da farci intravedere il momento in cui vedrà la luce. Per spiegare perché non ho alcuna intenzione di protestare contro il mio governo, basterà ricordare come il centro-sinistra prima di Renzi abbia gestito la questione. I precedenti premier del nostro schieramento si sono segnalati per posizioni non certo favorevoli: da Amato che dichiarò i matrimoni ugualitari contratti all’estero “contrari all’ordine pubblico”, a D’Alema che affermò che “il matrimonio è un sacramento“, fino a Enrico Letta che decise di presenziare, unico leader occidentale, all’inaugurazione delle Olimpiadi di Sochi mentre la Russia applicava la legge contro la “propaganda gay”. Non solo non sto protestando contro il governo, dunque, ma al contrario penso che oggi serva proprio un sostegno maggiore alla volontà del Presidente e del mio Partito di legiferare su questo argomento: manca nella politica e manca soprattutto nel Paese. Io, insomma, digiuno per sostenere Renzi, non per attaccarlo. Per questo, fermo restando che “I serve at the pleasure of the President”, non ho motivo alcuno per dissociare la mia responsabilità politica e personale da questo esecutivo con un atto come le dimissioni. Anzi, mi fa piacere sottolineare che del governo di cui faccio parte, e del suo presidente, continuo a essere un appassionato sostenitore.

D – Perché non digiuni specificamente per il matrimonio egualitario?
R – Io sono personalmente per il matrimonio, ma ho sempre sposato la tesi per la quale le “unioni civili alla tedesca” sono una soluzione assolutamente accettabile in questo Paese e in questo momento, e resto di questa idea. In questo caso, però, non digiuno per una legge o per l’altra. Digiuno perché l’Italia legiferi, come il Parlamento sovrano deciderà, e abbandoni il “patto di Varsavia” dei diritti: l’imbarazzante situazione che ci vede più vicini alla Bielorussia di Lukashenko che alla Francia della “libertà, uguaglianza, fraternità”. Il lavoro per il contenuto della legge è un lavoro politico-parlamentare che si fa con strumenti decisamente più tradizionali, io invece digiuno per un principio: che un grande paese come il nostro non può più tollerare al suo interno una simile violazione di diritti che sono diritti umani. Del resto la Corte Costituzionale ha per questo già ammonito due volte il Parlamento a legiferare sulla questione.

D – Quando terminerai il tuo digiuno?
R – Come ho scritto nel mio post, il digiuno durerà “fino a quando non avremo una certezza sulla data della cessazione di questa grave violazione dei diritti umani che si consuma nel nostro Paese”. Questo non significa necessariamente – o semplicemente – chiedere la calendarizzazione della legge. Il Calendario dei lavori delle Camerè è prerogativa dei gruppi parlamentari, la cui autonomia rispetto in modo assoluto. Quello che chiedo è invece che ci sia una presa di coscienza della serietà del problema e del fatto che si tratta di un’assoluta priorità e che, su questa base, mi sia assicurata una data certa entro la quale avremo una legge all’altezza di quella degli altri paesi che hanno già legiferato. Dopodiché, se a quella data la legge non sarà arrivata, naturalmente riprenderò il digiuno.

D – Come stai?
R – Devo dire che il cervello umano è una macchina veramente straordinaria: quello che sembrerebbe sulla carta uno sforzo del tutto impossibile, poi diventa non dico semplice (non lo è), ma almeno gestibile, una volta che “la testa prende il sopravvento”, come mi aveva spiegato all’inizio di questo cammino il mio amico e “maestro” Roberto Giachetti. A chi mi chiede come sto, rispondo che sto bene: il corpo mi chiede moltissima acqua, che gli viene prontamente fornita, ho sempre una lieve sonnolenza, ma questo aiuta a dormire bene di notte, e sono attrezzato fisicamente e psicologicamente per proseguire.