Nomi fantastici e dove trovarli

Ogni volta che a Roma scoppia uno scandalo o qualcuno muore ammazzato, mi disinteresso dei fatti e rimango ammaliato dall’implausibile bellezza dei nomi. Il miracolo si rinnova in questi giorni con il caso dei fratelli Occhionero. Ho cercato inutilmente un’origine culturale, una spiegazione possibile per questa ricchezza. Ma non l’ho trovata. Ho ripensato al dottor Ciccio Ingravallo, comandato alla Mobile del Pasticciaccio brutto di Gadda, e rielencato i nomi dei personaggi di Paolo Sorrentino[1], ma nessuno di loro ha retto il confronto con la stupefacente fantasia della realtà.

La fantasia di Roma nel battezzare i personaggi delle sue cronache non è un fatto nuovo. Tutto forse incominciò con Gino Girolimoni, il fotografo accusato dello stupro di sette bambine nella Roma degli anni Venti. (Alla fine fu assolto, anche grazie al suo avvocato Ottavio Libotte). Trent’anni dopo arrivò un’altra raffica di nomi eccellenti: intorno al caso Montesi (Wilma Montesi) nel 1953 si affollarono personaggi come il marchese Ugo MontagnaPiero Piccioni, Silvano MutoMaria Augusta Moneta Caglio Bessier d’Istria. Alla metà degli anni Settanta – mentre a Roma spadroneggiava la Banda della Magliana di Renatino De Pedis e Nicolino Selis – vinse uno scudetto la Lazio che aveva i nomi più belli (e i calciatori più fascisti) di sempre: Pino Wilson, Giorgio Chinaglia, Mario Frustalupi e poi, tra gli altri, Avelino Moriggi, Domenico Labrocca, Giustino ParisLuigi Polentes. Ma il nome di gran lunga più spettacoloso fu quello del biondissimo mediano che il 18 gennaio 1977 fu ucciso durante una finta rapina: Luciano Re Cecconi, Re staccato Cecconi: l’inizio del cognome dichiarava, cioè, un’inutile sovranità sulla seconda parte plebea. Dieci anni dopo – era il marzo 1987 – la fuga durata una notte intera di Giuseppe Mastini detto Johnny lo Zingaro e Zaira Pochetti, figlia ventenne di un pescatore di Passo Oscuro, che allora risiedeva in un collegio di suore.

I personaggi principali del delitto dell’Olgiata del 1991 furono la marchesa Alberica Filo della Torre e il cameriere filippino Winston Manuel. Ma anche quando i nomi sono stati ordinari a guardarli più da vicino nascondevano meraviglie: negli anni Novanta Simonetta era il nome tipico di una ragazza carina di vent’anni, e Cesaroni il cognome tipico di una tipica famiglia romana (come avrebbe testimoniato dieci anni dopo la ben nota famiglia televisiva). Nel delitto di via Poma, però, i nomi più belli sono quelli dei coprotagonisti: l’ex fidanzato Raniero Busco e soprattutto il portinaio Pietrino Vanacore, nome di battesimo inerme e cognome che suggerisce l’idea di un cuore che palpita invano. Appena appare un nome apparentemente dimesso, Roma si inventa un soprannome pazzesco: tipo Er Canaro, 1988, al secolo Pietro De Negri, un nome che sembra inventato da uno scrittore perché il suo personaggio sembri credibile. Oppure Er Batman Franco Fiorito, capogruppo del PDL del Lazio, figlio di un dirigente della Winchester di Anagni con l’ex fidanzata che si chiamava Samantha.

L’apoteosi onomastica accadde nell’estate 2006 quando apparve l’insuperabile Pio Pompa, l’analista del Sismi che stipendiava, tra gli altri, l’agente Betulla. Nel 2009 arrivò il caso Marrazzo – cognome in mezzo al quale chiunque in quei giorni infilò un apostrofo – cui seguirono le misteriose morti della trans Brenda – vero nome Wendell Mendes Paes, al processo la famiglia fu rappresentata dagli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile – e dello spacciatore eroinomane Gianguerino Cafasso. Nel 2010 la cronaca romana regalò Diego Anemone, costruttore il cui nome suggeriva mille tentacoli. E nel 2012 arrivò l’allitterante Luigi Lusi, tesoriere della Margherita. Nel 2015 scoppiò lo scandalo degli appartamenti vaticani: in pochi notarono che nello stesso palazzo del cardinal Tarcisio Bertone (per la precisione: Tarcisio Pietro Evasio Bertone) abitavano anche altri due cardinali: Velasio De Paolis e Franc Rodé. (Il Vaticano è sempre stato una gran riserva di nomi. Vedi Paul Marcinkus). Nell’agosto 2015 si parlò molto dei funerali del boss Vittorio Casamonica, il cui sfarzo fu replicato un anno dopo da quelli del nipote ventisettenne Nicandro. Ma il 2015 se ne andò quasi tutto per l’inchiesta detta Mafia capitale che coinvolse uno dei nomi più belli di questa storia, Gennaro Mokbel, e per un’altra noiosissima storia, quella degli scontrini del sindaco Marino, che è stato assolto nonostante l’accusa fosse rappresentata da un pm che si chiama Pantaleo Polifemo.

[1] Elenco parziale dei personaggi di Paolo Sorrentino: Lenny Belardo, cardinal Voiello, Beato Trepiedi, Tony Pisapia, Geremia de’ Geremei, Tony Pagoda, Titta Di Girolamo, Fred Ballinger e Jep Gambardella.