Mea Culpa.

Dopo aver letto questo post del direttore, sento la necessità di ammettere l’errore. Da fiorentino non apprezzo il lavoro che Renzi sta facendo nella mia città, né condivido molte delle sue posizioni, a mio gusto eccessivamente destrorse e retoriche – e questo rimane il mio parere.

Mea culpa.

Ma in effetti ho sbagliato: la sinistra da bar ha schiacciato la sinistra, che non sa più parlare da anni, e ho sottovalutato il peso dell’indescrivibile incapacità mediatica e non solo della dirigenza PD. E soprattutto, forse più per speranza che miopia,  sono stato cieco alla debolezza degli elettori al carisma di chiunque. Non c’è cosa che mi addolora e mi disgusta di più di questa fragilità, che accompagna l’Italia da anni, segno di un profondissimo deperimento culturale. Mi dispiace, dunque, per aver calcolato male quel che (per me) era il male minore: in tempi di guerra, c’è poco da far gli schizzinosi, senza contare che nessun partito mi rappresentava davvero, a me come credo a moltissimi. Resto dell’idea che finché lo strapotere della retorica non sarà schiacciato non ci sarà vittoria, e invito chiunque alla lotta – ma non posso ancora permettermi il lusso di vincere, solo (forse) quello di scegliere gli avversari migliori da combattere. Per risollevare lo sviluppo culturale di un paese potenzialmente fecondo, che, nei rari casi in cui viene esposto all’intelligenza, sa anche riconoscerla.