E tu, dov’eri?

Per molti questa settimana è stata un’occasione per rivedere amici e conoscenti, per passare del tempo insieme come prima. Tokyo è una città grande, e gli incontri, anche tra amici stretti, hanno cadenze piuttosto lasche: settimane o anche mesi. Il tema principale, quello con cui si apre la conversazione, parte dalla domanda: “Ma tu dov’eri in quel momento, cosa stavi facendo?”. Il momento sono le 14:46 dell’undici marzo. E si sentono storie tra il drammatico e il comico, a pensarci a posteriori.

Yumi era in un ristorante con un’amica, al quinto piano, avevano finito di pranzare, ma si stavano attardando con le chiacchiere. Durante la prima scossa si sono accucciate sotto il tavolo, mentre dalla cucina uscivano rumori di cadute fragorose di piatti, pentole e urla dello chef “SPEGNI IL FUOCO, SPEGNI!!!”. Finita la prima scossa, le due si alzano per andare a pagare ma il personale dice di aspettare, e fa bene perché arriva la seconda botta che non le trova per le scale.

Aki era sul treno fermo a una stazione che si trova su un ponte, sovrapensiero. Tutto traballa, lui sbatte la fronte su un apposito sostegno. Forte. E per parecchi secondi non si rende conto che il treno non è in marcia.

Minami era in un negozio di cellulari, e la commessa giovanissima che le stava illustrando le funzioni di un telefonino è entrata nel panico, ha abbandonato la forma rispettosa dovuta verso il cliente e si è tuffata sotto il bancone, terrorizzata. A scossa finita si è profusa in scuse che sono state, a quanto so, accettate.

Anche con la gente appena conosciuta è un argomento con cui scaldare l’atmosfera. “Hai avuto paura?” è un ottimo conversation starter, fa sentire che siamo tutti esseri fragili, fa percepire quel calore umano che qualche volta si dimentica, in una città che separa gli amici anche per settimane o mesi.