Carico rosa

Fukushima, Fukushima, Fukushima, il nome di questo posto ormai trabocca dalle teste di tutti. Ma qui a Tokyo si è fatta primavera. Ieri sono tornato nel mio locale preferito di Ueno, con un amico abbiamo mangiato chili di pesce alla griglia, bevuto parecchio sake, quello che trabocca nella scatoletta di legno ed eventualmente anche sul tavolo, perché il gestore mi conosce e sa che deve esagerare.

“Com’è andato il terremoto?”, mi chiede. “E le radiazioni?”, il tutto continuando a sorridere. Fa piacere riassaporare la normalità, sentire in lontananza la musica che ascolta il venditore di bento sotto casa mia, che quando comincia a chiudere, verso le due, si rilassa ascoltando il jazz.

Il parco di Ueno, ieri notte, faceva intravedere i rami colmi di boccioli pronti a fiorire, e sarà l’esplosione più piacevole di questo periodo, quella di petali rosa. Non vedo l’ora.