Fly-jin

È un termine molto in voga nelle ultime settimane tra gli stranieri, principalmente tra gli anglofoni, residenti a Tokyo e in Giappone. Usa la parola giapponese che significa forestiero (gaijin) modificandola per indicare quelli che se ne sono scappati rapidamente volando lontano dal paese. Il più delle volte è usata in termini denigratori, lasciando intendere che quelli che sono fuggiti sono dei vigliacchi, mentre chi è rimasto è fedele al paese che lo ospita e gli dà da vivere.

Molti hanno cercato di tracciare questa linea, leggermente manichea, con cui separare i buoni dai cattivi. Non mi sogno nemmeno lontanamente di aderire a questa visione né per giudicare me stesso, né gli altri, e mi pare che i giapponesi, sempre poco inclini a sentenziare, non se ne curino molto. Probabilmente se fossi un impiegato sarei rimasto qui, confortato dalla presenza dei colleghi, ma sono un freelance totale, e tutti i miei impegni la settimana scorsa sono stati cancellati, non ho perso nemmeno un’ora di lavoro, anzi sono tornato dopo cinque giorni perché sabato avevo un impegno pregresso.
Ognuno ha la propria vita, le proprie ragioni, le proprie responsabilità e, per fortuna, una certa dose di libertà.

L’unica situazione che mi fa venire il dubbio è quando in alcune istituzioni molti dei dipendenti sono rimasti, mentre i responsabili se ne sono andati… com’era la storia del capitano e della nave?