Ritorno alla vita lavorativa

Sono riuscito a svegliarmi mezz’ora prima dell’appuntamento che avevo al lavoro, alle 14:00. Non capisco bene se sono vittima del jet-lag o della stanchezza indiscriminata, comunque l’importante è che la promessa di essere presente a Tokyo questo sabato è stata mantenuta. Mi sento sollevato.

Tokyo è molto diversa dal solito. Non è completamente trasformata, non è nemmeno prostrata, ma sicuramente ha un ritmo diverso. Il risparmio energetico l’ha resa buia, meno rutilante del solito, ma la cosa che mi colpisce di più è il livello bassissimo di decibel che propaga, il silenzio. Oggi ho attraversato due volte il semaforo di Shibuya, un flusso di persone che si incrociano nella confusione del centro della metropoli. I monitor che lo sovrastano sono spenti, e con loro il rumore diffuso dagli altoparlanti. Il risultato è che l’avviso sonoro che dice “è verde, attraversiamo la strada”, che prima sembrava un’eco lontana, adesso risuona fortissimo e tutti lo possono sentire.

Ho anche visto, sempre all’incrocio, dei ragazzi che avevano appoggiato il ghetto blaster (altrimenti detto boom blaster, un registratore portabile degli anni ’80) proprio lì, all’incrocio, e ballavano liberamente la break dance, approfittando della bonifica sonora del momento. Insomma mi pare che tra gli effetti di questo risparmio energetico ci potrebbe essere una latinizzazione della gioventù nipponica. Aspetto fiducioso l’aumento delle cene a casa, al posto delle bevute nei locali, e l’usanza del bottellon, cioè le bevute in strada a base di alcool scadente.