Cari genitori, parenti, amici

Sono in partenza dal Giappone, me ne vado abbastanza malvolentieri e con l’intenzione di tornarci prestissimo. La situazione in generale è abbastanza tranquilla, e secondo me non ci sarebbe motivo di andarsene. Ci sono infinite letture di questo incidente, molte portano a conclusioni disastrose, al terrore, e di solito dall’estero si propende per credere allo scenario più tetro. Io ho sempre odiato la paura, perché è una condizione in cui l’uomo diventa schiavo e finisce per delegare agli altri le scelte vitali. Una cosa importante che ho imparato qui in Giappone è la fiducia nelle persone che prendono le decisioni. Nessuno è inumanamente perfetto, c’è malafede e cattiveria ovunque, ma io penso che il senso di responsabilità degli amministratori, in Giappone, sia più forte quanto più si salga la scala del potere. Questa è una cosa che raramente può vedere uno che abbia sempre vissuto in Italia, purtroppo.

Ma in tutto questo non sono diventato giapponese: infatti per me il mediterraneissimo rispetto per la famiglia e per gli amici ha un peso maggiore della mia visione del mondo. Quello che in giapponese si chiama Oya Koukou (venerazione e rispetto per i genitori) mi ha fatto scegliere di tornare a casa, perché i soldi del biglietto, le ore faticose di volo, il disagio di essere in Italia senza il cellulare che ho dimenticato a casa valgono meno della Vostra tranquillità. A presto e mi aspetto come minimo una crostata stasera a cena.