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  • Mercoledì 14 gennaio 2026

I leader di Giappone e Corea del Sud che suonano il k-pop alla batteria

Il presidente della Corea del Sud, Lee Jae-myung, e la prima ministra giapponese, Sanae Takaichi
Il presidente della Corea del Sud, Lee Jae-myung, e la prima ministra giapponese, Sanae Takaichi (da X)

Dopo una riunione con la prima ministra giapponese Sanae Takaichi a Nara, in Giappone, il presidente sudcoreano Lee Jae-myung si è messo a suonare la batteria con lei. È stato un momento inusuale e molto coreografico, ma anche con un valore simbolico: celebrare i buoni rapporti tra i leader e la riuscita dell’incontro.

Takaichi, che è nota per la sua passione per le band heavy metal e e da quando è giovane suona la batteria, ha detto di aver voluto fare una sorpresa al collega dopo che lui, in una riunione precedente, le aveva confidato che gli sarebbe piaciuto saperla suonare. Anche la scelta delle canzoni era un omaggio a Lee: due canzoni di k-pop, un genere rivolto in particolare agli adolescenti, che fa parte del soft power sudcoreano, e ha nei BTS i suoi massimi esponenti.

Per l’occasione, Takaichi e Lee hanno indossato due tute blu personalizzate con i loro nomi. Una delle due canzoni su cui i due hanno suonato – Lee piuttosto impacciato, Takaichi con scioltezza – era proprio dei BTS, “Dynamite”.

Concretamente, dopo la riunione sono stati annunciati accordi di collaborazione economica tra i due paesi, che sono rilevanti soprattutto nel contesto delle ritorsioni da parte della Cina per il sostegno del Giappone a Taiwan (l’isola che si governa in maniera autonoma e democratica ma che la Cina rivendica come propria e minaccia di conquistare con la forza). In generale, un’atmosfera così distesa non era scontata: in passato i rapporti tra Corea del Sud e Giappone avevano risentito del dominio coloniale giapponese sulla penisola.

Non è la prima volta che Lee si presta, o architetta direttamente, siparietti di questo tipo, nel tentativo di migliorare le relazioni diplomatiche con gli altri paesi asiatici. Recentemente, durante una visita in Cina, si era scattato un selfie con il presidente cinese Xi Jinping, in deroga al cerimoniale: anche in quel caso aveva un significato politico, cioè mostrare una distensione dei rapporti tra i due paesi, che si erano deteriorati durante il mandato del suo predecessore Yoon Suk-yeol, a processo per aver tentato d’imporre la legge marziale.

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