Il video di un calciatore del Porto che esce dal campo dopo aver subito insulti razzisti

Il video di un calciatore del Porto che esce dal campo dopo aver subito insulti razzisti

Domenica sera, nel posticipo della ventunesima giornata della Primeira Liga portoghese tra Vitoria Guimarães e Porto, l’attaccante maliano Moussa Marega è uscito volontariamente dal campo dopo aver ricevuto insulti razzisti da parte dei tifosi della squadra locale. Marega, che aveva appena segnato il gol del definitivo 2-1, è uscito nonostante diversi suoi compagni di squadra lo avessero pregato con insistenza di rimanere in campo, come spesso viene consigliato ai calciatori che subiscono atti di razzismo. Marega però è uscito lo stesso, e l’allenatore del Porto non ha potuto fare altro che sostituirlo. Più tardi, su Instagram, ha scritto: «Voglio dire solo una cosa agli idioti che vengono allo stadio a gridare cose razziste… andate a farvi fottere! E voglio anche ringraziare l’arbitro per non avermi difeso e avermi ammonito perché difendevo il colore della mia pelle. Spero di non incontrarti mai più su un campo da calcio, sei una vergogna!».

Il video di Elton John che deve interrompere il concerto perché è rimasto senza voce

Il video di Elton John che deve interrompere il concerto perché è rimasto senza voce

Il cantante britannico Elton John è stato costretto, per motivi di salute, a interrompere prima del previsto un concerto che stava tenendo a Auckland, in Nuova Zelanda.

John, che ha 72 anni, ha perso la voce a circa metà concerto e si è fermato. «Ho perso la voce completamente, non riesco a cantare» ha detto al pubblico «devo fermarmi, scusatemi». Si è poi commosso, appoggiandosi al piano e scuotendo la testa, in lacrime.
Il pubblico gli ha dedicato una standing ovation, e John si è poi allontanato dal palco, sorretto da alcuni assistenti.

Qualche ora dopo ha pubblicato su Twitter e Instagram un messaggio che ringraziava il pubblico del concerto. Nel messaggio ha spiegato che il giorno stesso del concerto i suoi medici gli avevano diagnosticato una polmonite atipica, ma che lui aveva voluto suonare ugualmente e offrire ai suoi fan «il miglior concerto umanamente possibile».

La polmonite atipica è un tipo di infezione polmonare meno grave di altri tipi di polmonite. I sintomi sono paragonabili a quelli di una brutta influenza: tosse, dolore al petto, mal di gola e mal di testa.

Quel tweet su Brexit e la coda in aeroporto è del tutto infondato

Quel tweet su Brexit e la coda in aeroporto è del tutto infondato

Da giovedì sta girando molto online un tweet in cui una persona che si descrive come un cittadino britannico sostenitore di Brexit si lamentava della lunga coda che aveva dovuto fare al controllo passaporti dell’aeroporto di Schiphol, ad Amsterdam, dando la colpa di questo a Brexit.

Il messaggio pubblicato, corredato da una foto di persone in coda in aeroporto, diceva «Servizio assolutamente disgustoso all’aeroporto di Schiphol. Ci hanno fatto fare 55 minuti di coda nella fila per l’immigrazione. Questa non è la Brexit per cui ho votato».

La contraddizione tra l’aver votato a favore dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e la lamentela perché questo stava provocando ritardi ai controlli di frontiera ha fatto sì che il tweet sia stato molto ripreso, e preso in giro. Ad oggi è stato retwittato più di 8.000 volte e ha ricevuto quasi 30.000 mi piace.

I ritardi di cui si lamentava l’utente, tuttavia, non sono dovuti a Brexit.

In primo luogo, siccome il Regno Unito non ha mai aderito alla convenzione di Schengen per la libera circolazione delle persone nell’Unione Europea, i cittadini britannici in arrivo nell’Unione Europea hanno sempre dovuto fare la coda per il controllo passaporti, anche se usando un corridoio preferenziale (così come i cittadini dell’Unione in arrivo nel Regno Unito).

In secondo luogo, nonostante l’approvazione dell’accordo per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, in questo momento siamo nel cosiddetto “periodo di transizione” e non sono ancora stati introdotti nuovi controlli di frontiera. Il periodo di transizione durerà fino al 31 dicembre 2020, e fino ad allora il Regno Unito sarà ancora dentro l’Unione Europea (senza però partecipare ai suoi organi decisionali).

Per il momento, quindi, per i cittadini britannici che arrivano nell’Unione Europea – e viceversa – non sono previsti controlli diversi da quelli in vigore negli ultimi anni. Al termine del periodo di transizione, chi arriverà nell’Unione Europea dal Regno Unito non potrà più usare il corridoio di priorità per i cittadini dell’Unione, ma dovrà fare la coda con tutti gli altri cittadini extracomunitari. Questo produrrà probabilmente un allungamento dei tempi ai controlli per i passaporti.

Come ha ricostruito Open, infine, i ritardi di cui si lamentava Colin Browning erano dovuti al fatto che quel giorno all’aeroporto di Amsterdam era in corso l’addestramento di nuovo personale, con conseguente minore efficenza nello smaltimento delle code. Lo ha confermato anche l’aeroporto stesso su Twitter.

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