Cosa capite quando qualcuno vi dice “ci vediamo venerdì prossimo”?

Cosa capite quando qualcuno vi dice "ci vediamo venerdì prossimo"?

L’esperto di comunicazione politica Lorenzo Pregliasco ha fatto un sondaggio su Twitter su un dubbio linguistico che probabilmente hanno avuto in diversi, almeno una volta: se nella giornata di mercoledì una persona dice a un’altra «ci vediamo venerdì prossimo», intende darle appuntamento dopo due giorni oppure nove, cioè il venerdì della settimana seguente? Può sembrare ovvio per qualcuno, ma al momento le oltre seimila persone che hanno risposto al sondaggio si sono in realtà divise: il 55 per cento ha scelto la prima risposta, il 45 per cento la seconda.

La posizione dell’Accademia della Crusca, l’istituzione più autorevole sulla lingua italiana, è molto netta: «l’aggettivo prossimo unito ad unità temporali» come per esempio i giorni della settimana «indica la prima unità di tempo successiva al momento dell’enunciazione. Questo significa che il mese o il giorno cui si fa riferimento nella frase è il primo che arriva rispetto al momento in cui pronuncio la frase». Anche l’enciclopedia Treccani contiene una definizione simile. Se sto parlando di mercoledì e dico «venerdì prossimo», insomma, l’interpretazione più condivisa dagli studiosi è che si intenda «fra due giorni».

Poi però esiste il piano della lingua usata tutti i giorni, in cui molte persone per semplicità ed economia del discorso si limitano a usare soltanto il giorno della settimana in questione, se non è ancora arrivato: «ci vediamo venerdì», se detto mercoledì, non lascia dubbi. Il fatto che una persona aggiunga «prossimo» genera una certa ambiguità: se non si è limitata a dire «venerdì», potrebbe pensare l’interlocutore, è perché intende il venerdì della settimana successiva.

Treccani sostiene addirittura che per essere più chiari bisognerebbe dire «venerdì prossimo venturo», dato che “venturo” significa “immediatamente successivo” e quindi eliminerebbe ogni dubbio sul termine temporale. In realtà “venturo” è una parola desueta, ormai scomparsa dalla lingua di tutti i giorni, che probabilmente oggi genera per lo più spaesamento tra chi la sente. Usare “venturo” è insomma uno di quei casi in cui l’utilizzo di una forma teoricamente più corretta può generare più che altro confusione e fraintendimenti.

Le bizzarre immagini prodotte dall’intelligenza artificiale “generativa” DALL-E

Le bizzarre immagini prodotte dall'intelligenza artificiale “generativa” DALL-E

Di recente stanno circolando molto le immagini prodotte da un’intelligenza artificiale sviluppata dalla società non profit statunitense OpenAI e in grado di produrre immagini o testi sulla base di un input testuale qualsiasi (prompt). L’intelligenza artificiale è la terza versione di un modello di linguaggio chiamato Generative Pre-trained Transformer (GPT-3) e ha attirato molta attenzione per la capacità di tradurre in immagini estremamente fedeli input testuali anche abbastanza strambi, come “piazza Tienanmen sulla PlayStation 2”.

La versione di GPT-3 in grado di fare questo è stata chiamata DALL-E, dal nome del pittore surrealista Salvador Dalí e da quello di WALL•E, il robottino protagonista dell’omonimo film della Pixar. Su questo sito si possono fare alcune prove, e su Twitter l’account @weirddalle ne raccoglie alcune piuttosto bizzarre. Per esempio Elmo, il personaggio dei Muppet, che combatte durante lo sbarco in Normandia.

O ancora Martin Luther King in versione Clash Royale, un videogioco.

Vi siete mai immaginati Shrek che stringe la mano ad Adolf Hitler?

E il dirigibile Hindenburg, protagonista di un celebre disastro nel 1937, dentro il videogioco Fortnite?

L’ultimo: Osama bin Laden se fosse un pupazzetto collezionabile Funko Pop.

Il video di Justin Bieber che mostra una paresi facciale

Il video di Justin Bieber che mostra una paresi facciale

Il cantante canadese Justin Bieber ha pubblicato sul suo profilo Instagram un video in cui mostra la metà destra del suo volto affetta da una paresi facciale, con l’occhio destro e l’angolo destro della bocca fermi. Nel video, Bieber spiega che la paresi è dovuta alla sindrome di Ramsay Hunt, causata dal virus varicella zoster, e che proprio a causa della paresi ha dovuto annullare tre date del suo tour iniziato a febbraio. «È una cosa molto seria, come vedete» ha detto Bieber nel video. «Avrei preferito di no, ma come è ovvio il mio corpo mi sta dicendo che devo rallentare. Spero che capiate, mi prenderò un po’ di tempo per riposarmi e tornare in forma al cento per cento e tornare a fare quello per cui sono nato».

 

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La sindrome di Ramsay Hunt è più comune tra le persone con più di sessant’anni, meno tra le persone più giovani e tra i bambini. Se non trattata per tempo, i sintomi – che includono anche dolori auricolari e perdita di udito – possono diventare permanenti, ma nella maggior parte dei casi sono temporanei. Non è la prima volta che si parla della salute di Bieber: a gennaio 2020 aveva annunciato di soffrire della malattia di Lyme, una malattia causata da un batterio (Borrelia burgdorferi) che infetta le zecche, che poi la trasmettono agli esseri umani e agli animali, e che può avere esiti invalidanti.

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