La conversazione per cui la dama di compagnia più vicina alla regina Elisabetta II si è dimessa dal suo incarico onorario

La conversazione per cui la dama di compagnia più vicina alla regina Elisabetta II si è dimessa dal suo incarico onorario

Lady Susan Hussey, ex dama di compagnia della regina Elisabetta II del Regno Unito, si è dimessa dal suo ruolo di “dama della famiglia reale” dopo la diffusione di una conversazione in cui aveva insistentemente chiesto a una cittadina britannica nera da dove provenisse, nonostante lei le avesse detto di essere nata nel Regno Unito e di nazionalità britannica: un comportamento generalmente considerato sintomo di pregiudizi razzisti, dato che sembra sottintendere che una persona nera non possa essere davvero britannica (o di altre nazionalità europee, in altri contesti). La conversazione è avvenuta il 29 novembre a Buckingham Palace, durante un evento contro la violenza sulle donne organizzato dalla regina consorte Camilla. A diffondere lo scambio è stata Ngozi Fulani, l’altra donna coinvolta: è la fondatrice di Sistah Space, un’organizzazione che sostiene donne vittime di violenza domestica e sessuale. Su Twitter Fulani ha scritto di provare «sentimenti contrastanti» sulla serata a Buckingham Palace per via della conversazione e si è riferita a Hussey scrivendo «Lady SH».

Lady SH: Da dove viene?

Fulani: Sistah Space.

SH: No, da dove proviene?

Fulani: Abbiamo la sede ad Hackney [una zona di Londra].

SH: No, da che parte dell’Africa proviene?

Fulani: Non lo so, non c’erano registri.

SH: Be’, dovrà pur sapere da dove proviene, io ho passato del tempo in Francia. Da dove viene?

Fulani: Da qui, dal Regno Unito.

SH: No, ma qual è la sua nazionalità?

Fulani: Sono nata qui e sono britannica.

SH: No, ma da dove viene veramente, da dove proviene la sua gente?

Fulani: ‘La mia gente’, signora, che cosa significa?

SH: Capisco che sarà difficile per me riuscire a farle dire da dove proviene. Quando è arrivata qui?

Fulani: Signora! Sono una cittadina britannica, i miei genitori arrivarono qui negli anni Cinquanta quando…

SH: Oh, sapevo che alla fine ci saremmo arrivate, lei è caraibica!

Fulani: No, signora, sono di discendenza africano-caraibica e di nazionalità britannica.

SH: Dunque viene da…

La famiglia reale ha diffuso un comunicato in cui si dice che l’episodio è stato preso con «estrema serietà» e che nella conversazione sono stati fatti «commenti inaccettabili e profondamente spiacevoli». Il comunicato dice anche che «la persona interessata» – non nomina Susan Hussey, ma la BBC ha verificato con una persona presente a Buckingham Palace durante lo scambio con Fulani che si tratta di lei – si scusa e si è dimessa dal suo ruolo onorario di dama della famiglia reale, quello attualmente ricoperto dalle dame di compagnia della regina Elisabetta.

Susan Hussey ha 83 anni ed era considerata la dama di compagnia più fedele e vicina a Elisabetta. Aveva fatto anche da madrina al battesimo del principe William, primogenito del re Carlo III. Compare anche nell’ultima stagione di The Crown, in quanto dama di compagnia e moglie di Marmaduke Hussey, presidente del consiglio di amministrazione della BBC negli anni Novanta.

– Leggi anche: Le dame di compagnia della monarchia britannica si evolvono

Il primo passaggio di consegne sulla Tiangong, la stazione spaziale cinese

Il primo passaggio di consegne sulla Tiangong, la stazione spaziale cinese

Per la prima volta nella storia della Tiangong, la stazione spaziale cinese, è stato effettuato un passaggio di consegne tra l’equipaggio di tre astronauti che da giugno vivevano sulla stazione e tre loro colleghi, da poco partiti dalla Terra. La cerimonia è stata ripresa dalle telecamere dell’Agenzia spaziale cinese e trasmessa dai media della Cina, controllati dal governo, con grande enfasi per celebrare i progressi tecnologici raggiunti dal paese.

Dopo avere aperto il portellone della capsula spaziale che li ha trasportati in orbita, i tre nuovi inquilini della Tiangong hanno incontrato i loro colleghi, si sono abbracciati e hanno tenuto una breve cerimonia simbolica. Il passaggio di consegne durerà una settimana per consentire al nuovo equipaggio di organizzare il lavoro a bordo. Il periodo relativamente lungo di avvicendamento consentirà inoltre di sperimentare la capacità della stazione spaziale di ospitare contemporaneamente sei persone.

Sono state necessarie undici missioni per portare in orbita e assemblare i moduli che costituiscono la Tiangong. Il nuovo equipaggio avrà il compito di installare nuove strumentazioni che nei prossimi dieci anni saranno impiegate per condurre esperimenti di vario tipo.

La stazione spaziale cinese Tiangong in un’elaborazione grafica al computer (CNSA)

La Cina non fa parte del trattato internazionale che regola la gestione e la manutenzione della più grande Stazione spaziale internazionale (ISS), di conseguenza non collabora con Stati Uniti, Europa, Russia e le altre agenzie spaziali per le attività a bordo della stazione. Con l’arrivo del nuovo equipaggio sulla Tiangong ci sono ora 13 persone in orbita: 7 sulla ISS e 6 sulla stazione spaziale cinese.

Il lungo silenzio del portavoce del ministero degli Esteri cinese dopo una domanda sulle proteste contro le restrizioni

Il lungo silenzio del portavoce del ministero degli Esteri cinese dopo una domanda sulle proteste contro le restrizioni

A inizio novembre le autorità cinesi avevano detto che avrebbero allentato le restrizioni imposte contro il coronavirus, sia per limitare i disagi per le persone sia per ridurre il grave impatto sull’economia causato dalla pandemia. Nelle ultime settimane, però, i contagi hanno ripreso a salire e il governo ha cambiato idea: ha cominciato a mettere in lockdown interi quartieri o città, ha imposto nuove restrizioni e obbligato milioni di persone a rimanere chiuse in casa per giorni. Le misure, assai rigide, hanno provocato violente e inusuali proteste, molto rare in un paese che reprime sistematicamente il dissenso sul nascere.

Oggi, durante una conferenza stampa, un giornalista di Reuters ha chiesto al portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian se, di fronte «alla rabbia e alla frustrazione» delle persone, il governo stesse pensando di riconsiderare la propria strategia “zero COVID”.

Zhao Lijian si è preso una lunga pausa. E dopo circa mezzo minuto ha chiesto che la domanda gli fosse ripetuta. Il giornalista l’ha fatto e il portavoce, dopo una seconda lunga pausa, ha risposto in modo vago e con molta calma che quanto gli era stato chiesto non rifletteva «ciò che è realmente accaduto».

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