Come si soccorre una giraffa (spoiler: facendola inciampare)

Come si soccorre una giraffa (spoiler: facendola inciampare)

Al Mikembo Sanctuary, una riserva naturale dei pressi di Lubumbashi (Repubblica Democratica del Congo), il personale tiene sotto controllo gli animali per assicurarsi che siano in salute e che non si mettano in pericolo. L’anno scorso, alcuni guardiani avevano notato una giraffa che si era messa nei guai: le si era attorcigliato intorno al lungo collo un filo metallico, che avrebbe potuto strangolarla. Insieme a un veterinario, un gruppo di guardiani ha prima anestetizzato la giraffa, poi ha provveduto a rimuovere il filo metallico. L’operazione, ben illustrata in questo video, mostra quanto sia complicato avvicinarsi e fermare un animale così grande, evitando che vada nel panico e possa farsi del male da solo durante le operazioni di soccorso.

La discussa scena dello “scalpo” alla fine di Milan-Lazio

La discussa scena dello "scalpo" alla fine di Milan-Lazio

Al termine della partita di sabato sera tra Milan e Lazio c’è stato un episodio che ha creato qualche discussione e polemica. Nel festeggiare la vittoria, infatti, i giocatori del Milan – soprattutto Kessie e Bakayoko – hanno mostrato al proprio pubblico, brandendola come fosse un trofeo o uno scalpo, la maglia di uno dei loro avversari, il difensore Francesco Acerbi. Prima della partita, durante un’intervista, Acerbi aveva detto «siamo più forti noi», e Bakayoko aveva risposto «Ci vediamo a San Siro».

Acerbi ha detto che dopo la partita aveva scambiato la sua maglia con quella di Bakayoko come “gesto distensivo”, e che non si aspettava che Bakayoko la agitasse come uno scalpo davanti ai suoi tifosi. Acerbi ha scritto poco dopo un tweet molto amareggiato, mentre Bakayoko e Kessie hanno detto che volevano solo scherzare. Anche l’allenatore del Milan, Gennaro Gattuso, ha detto che «queste cose non si fanno, si smanetta troppo e un professionista deve usare meno possibile i social network».

La faccia di una scienziata quando ha ottenuto l’immagine del buco nero

La faccia di una scienziata quando ha ottenuto l'immagine del buco nero

La 29enne scienziata informatica Katie Bouman, assistente professoressa al California Institute of Technology, ha pubblicato su Facebook la foto della faccia che ha fatto quando ha ottenuto per la prima volta sul suo computer l’immagine del buco nero di cui si parla da ieri. Bouman è stata una delle protagoniste del lungo e complesso lavoro che ha portato a ottenere l’immagine, processando grandissime quantità di dati ottenuti dalle osservazioni di vari radiotelescopi sparsi per il pianeta (il sistema utilizzato è descritto più nel dettaglio qui). In particolare tre anni fa, mentre era ricercatrice al Massachusetts Institute of Technology, Bouman creò uno degli algoritmi che sono stati fondamentali nel processo di elaborazione dei dati che hanno prodotto l’immagine.

Dopo la scoperta, diffusa mercoledì sui giornali di tutto il mondo, in molti si sono complimentati sui social network con Bouman, che ha dettoCNN: «Nessuno di noi avrebbe potuto farlo da solo. Ci siamo riusciti grazie a un sacco di persone diverse con percorsi diversi». Bouman è una dei diversi scienziati che hanno lavorato all’aspetto dell’elaborazione visiva dei dati raccolti, che – ha spiegato il ricercatore del MIT Vincent Fish – erano soprattutto giovani ricercatori.

Nel 2016, Bouman aveva tenuto un Ted Talk parlando proprio del suo lavoro all’interno del progetto per ottenere un’immagine di un buco nero.

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